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mercoledì 13 gennaio 2010

ROSARNO - DILIBERTO: "MARONI SI DIMETTA"



“Ciò che è successo a Rosarno è indegno di un Paese civile, così come il comportamento del ministro degli interni. Maroni si deve dimettere!”. Lo ha detto il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto, intervenendo in piazza Navona al sit-in “Troppa (in)tolleranza e nessun diritto”.

Diliberto aveva in mano un'arancia “insanguinata”, che gli organizzatori hanno voluto come simbolo del lavoro che gli immigrati svolgevano fino a qualche giorno fa a Rosarno. “Il sangue delle arance rosse è il sangue degli immigrati sfruttati” ha concluso Diliberto.

martedì 12 gennaio 2010

MAFIA, LAVORO, IMMIGRAZIONE: LE TRE QUESTIONI NAZIONALI NELLA RIVOLTA DI ROSARNO

Negli ultimi fatti avvenuti a Rosarno sono determinabili tre questioni di portata nazionale: la questione mafiosa, che travalica i confini del Meridione fino ad arrivare in Europa passando per il Nord Italia dominato dalla Lega Nord (Gomorra, scritto da Roberto Saviano, lo dimostra); la questione lavoro, che vede attualmente un aumento drastico della cassa integrazione per centinaia di aziende, che portarà ad un aumento vertiginoso della disoccupazione (8,3%, con una disoccupazione giovanile del 26%); la questione immigrazione, attualmente regolata da una legge di 8 anni fa (la Bossi-Fini, emanata nel 2002 proprio dal centrodestra), che si è rivelata totalmente incapace di gestire il fenomeno. Con la loro esplosione è saltata la cappa mediatica che le nascondeva.

Già tre anni fa una comunità immigrata era saltata sulla prima pagina dei quotidiani per sommosse violente: era quella cinese a Milano. Segno che la tensione si sta avvicinando sempre di più al livello delle balenieu francesi, perché l'Italia sta subendo le conseguenze (in ritardo) di un fenomeno tipicamente europeo ed occidentale: l'arrivo di grandi masse di popolazioni da aree più povere del pianeta. Questo flusso, spiegato dai media come somma di volontà individuali che assume dimensioni di massa, è in realtà conseguenza strutturale del sistema, che porta, inevitabilmente, al sottosviluppo.

In altri stati il capitale ha cercato di rispondere a questa sua enorme contraddizione in modo quasi razionale, cercando di evitare il più possibile il conflitto sociale e culturale, non riuscendo comunque ad evitare momenti di crisi come durante le rivolte nelle balenieu francesi , oppure il recente referendum antiminareti in Svizzera. Si è cercato di introdurre comunque manodopera straniera, che ha permesso l'abbassamento dei salari, ma di ricondurla in un'ottica di sfruttamento legale concedendo diritti civili e politici come il voto ed evitando contrasti culturali, vietando ad esempio simboli religiosi nelle scuole.
In Italia invece (complice la natura malata del capitalismo italiano) non è stata adottata nessuna politica al riguardo, credendo di poter gestire il fenomeno semplicemente vietandolo. E così alla Bossi-Fini del 2002 si è aggiunto il reato di clandestinità, le "leggi antikebab" e le ordinanze antidegrado in numerosi Comuni, che hanno aumentato la tensione già di per se destinata ad aumentare. Ieri a Milano, oggi a Rosarno, domani chi sa dove?

I flussi migratori però rimangono, ed al posto del ruolo regolatore dello Stato, subentra la mafia, che li sfrutta a fine di profitto. Una situazione evidente, ma nascosta dalla coltre mediatica che privilegia all' immagine reale dell' immigrato che si spacca la schiena per pochi spiccioli, quella dell'uomo violentatore, magari anche islamico quindi terrorista. Un silenzio complice delle organizzazioni criminali che controllano questo traffico e che non si fanno problemi a tappare la bocca a qualche "negro di merda" che richiede solo la dignità del lavoratore.
Chi oggi invoca la parola d'ordine della repressione è lo stesso che ha contribuito a creare quella rivolta. E' lo stesso che ha nascosto il fenomeno ed ha cavalcato l'industria della paura per essere eletto. Gli immigrati lavoratori di Rosarno si sono fatti sentire dopo anni di sfruttamento mafioso e padronale. E le loro richieste sono state le stesse degli operai della Innse, dell'Eutelia, dell'Alcoa, e di tutte quelle lavoratrici e quei lavoratori che oggi lottano per il loro posto di lavoro: essere considerate persone e non merce.

Matteo Tanzini - Responsabile nazionale immigrazione FGCI

domenica 10 gennaio 2010

ROSARNO: DRAMMA DELLA POVERTA' E DELLO SFRUTTAMENTO

Quello che qualche giorno fa è avvenuto a Rosarno non è che il punto d'arrivo e contemporaneamente di rottura di una gigantesca catena di sfruttamento. Checchè ne abbia detto il Ministro razzista Maroni seguito dal coro unanime dei suoi accoliti più fedeli, a Rosarno si è consumato un dramma della miseria, dello sfruttamento, del caporalato criminalmente organizzato che in modo continuo e vergognoso per lunghi anni ha vessato, coperto dal menefreghismo nazionale e dalle varie clientele territoriali, tutti i braccianti immigrati della piana.

Fino a quando non è scoppiata la rivolta, rivolta che ha avuto sì i suoi risvolti violenti, ma nella quale gli immigrati avevano tutte le ragioni di questo mondo, perchè da sfruttati, da malpagati, da esclusi, da denigrati volevano riappropiarsi dei loro più elementari diritti:avere una casa, uno stipendio dignitoso, magari una vera assunzione che una volta per tutte eliminasse la piaga dei caporali ndranghetisti ai quali i braccianti erano e , in molte regioni meridionali, sono costretti a consegnare una percentuale variabile della loro paga. Non sono questi forse alcuni tra i diritti fondamentali dell'uomo che non a caso riporta a grandi lettere la nostra Costituzione democratica e repubblicana? Non sono queste le principali richieste che tutto il proletariato mondiale,ogni partito comunista del mondo richiedono per i lavoratori? Richieste e impegni a cui noi comunisti mai siamo venuti meno, rinnovandoli giorno per giorno,anno per anno, elezione per elezione, come avevamo fatto pochissimo tempo fa a livello regionale chiedendo a sua "eccellenza" il ministro dell'interno (forse sarebbe meglio definirlo degli affari padani) di occuparsi e prendere provvedimenti per la situazione gravissima di Rosarno. Richieste che ovviamente sono cadute nel nulla, schiacciate dai commenti di Maroni all'indomani degli scontri: "dramma dell'immigrazione clandestina e incontrollata"...poichè è risaputo per la lega non esiste alcuna problematica meridionale, non esiste sfruttamento, non esistono lavoratori immigrati. Ma essi esistono ed esistono purtroppo anche i loro sfruttatori, gli stessi che ieri li prendevano a fucilate. Ed oggi, oggi che succede? Succede che rosarno ha perso tutti i suoi braccianti, molti sono fuggiti, molti sono stati trasportati di forza chi a bari chi a crotone, e il loro sfruttamento finirà per non pagarlo nessuno, nessun caporale sarà processato, nessun razzista condannato...molti ricorderanno semplicemente una rivolta, noi ricorderemo coloro i quali si batterono per la giustizia e la libertà personale, continuando nella nostra lotta politica per l'emancipazione dei lavoratori, l'avanzamento delle masse, la dignità umana, la sconfitta e l'annientamento dei caporali e di tutte le mafie.

Michele Cosentino Coordinatore provinciale FGCI Cosenza

sabato 9 gennaio 2010

Immigrazione - PDCI: "Guerriglia Rosarno frutto politica razzista"


"Che la situazione nella piana di Gioia Tauro fosse intollerabile, esplosiva, lo avevamo ribadito proprio due giorni fa alla vigilia del vertice in Prefettura a Reggio Calabria presieduto dal ministro dell'interno Maroni, invitando lo stesso rappresentante del governo Berlusconi a dedicare un'ora del suo tempo per toccare con mano la problematica e, proprio ieri, in concomitanza con il vertice in prefettura, a Rosarno è scoppiato letteralmente il caos. Sparatorie, feriti, scontri tra immigrati africani e forze dell'ordine. Scene di guerriglia urbana intollerabili per una società civile e conseguenza diretta della sconcertante e disumana politica fondata sui respingimenti degli immigrati e sull'introduzione del reato di clandestinità portata avanti dal governo Bossi-Berlusconi e personalmente dal ministro Maroni". Ad affermarlo, in una nota, Michelangelo Tripodi, assessore regionale, nonchè responsabile del Dipartimento per il Mezzogiorno del PdCI.


ROSARNO: IL SEGRETO DI PULCINELLA


Erano davvero necessarie decine di feriti per capire che tra Rosarno e Gioia Tauro esisteva un’emergenza? Eppure ci si accorge solo ora di una situazione grave ed insostenibile che è presente da anni nelle campagne e nei paesi della piana di Gioia Tauro, in provincia di Reggio Calabria. La rivolta dei migranti di questi giorni è solo l’ultimo atto di una tragedia annunciata. Centinaia di persone costrette a vivere in condizioni disumane e lavorare nei campi 10-12 ore al giorno per 15 o 20 ridicoli euro, non appaiono dal nulla e soprattutto il loro disagio non può essere considerato un approdo dell’ultimo momento.

La situazione emergenziale di questi giorni altro non è che la conseguenza di un sistematico sfruttamento, al confine con la schiavitù, perpetrato ai danni degli immigrati che altro non hanno fatto che ribellarsi ad un sistema di potere che gli voleva “scippare” il loro sacrosanto diritto ad una vita migliore. Proprio questa speranza, nel momento in cui è stata messa in discussione, ha provocato la reazione dei migranti. Da varie parti si cerca di condannare goffamente ciò che è avvenuto a Rosarno, ma quel che oggi è diventato emergenza, ieri non era nemmeno lontanamente nell’agenda politica. Davvero in pochi si sono preoccupati di cercare una soluzione a quella situazione già da mesi critica, che aveva già dato segni di instabilità. Un vero e proprio ghetto quello di cui si parla, dove persone come noi vivono senza un tetto sulla testa, senza luce ne acqua ne alcun genere di servizio, che in quanto tale non poteva che generare rischi e violenze. Il PdCI calabrese solo pochissimi giorni prima aveva rilanciato l’allarme. Il segretario regionale, Michelangelo Tripodi, aveva invitato il ministro Maroni, in visita a Reggio dopo l’attentato alla procura, ad occuparsi di quella situazione di estremo disagio che solo poche ore dopo è esplosa . Adesso l’esigenza primaria ed immediata è garantire la sicurezza e l’incolumità dei migranti vittime della reazione xenefoba di una parte dei cittadini di Rosarno (molti altri già nei mesi scorsi si erano distinti in azioni di solidarietà attiva con gli immigrati), ma se da una parte si alzano barricate, dall’altra Mimmo Lucano, sindaco di Riace, piccolo centro esempio di accoglienza ed integrazione sempre in provincia di Reggio Calabria, ha dato disponibilità del proprio comune come nuova “casa” per alcuni dei migranti protagonisti della rivolta. C’è una Calabria che ha paura del diverso quindi, ma c’è ne anche un’altra che ha capito che i problemi si risolvono con l’ascolto e la comprensione. Proprio quest’ultima dovrebbe dimostrare al governo, al ministro Maroni ed a tutti i cittadini il totale fallimento della bossi-fini e di ogni altro strumento repressivo e repulsivo del fenomeno immigrazione. In conclusione la nostra totale solidarietà e vicinanza va ai fratelli africani che tra Rosarno e Gioia Tauro hanno lottato per una vita migliore, anche per noi, con le parole del poeta MAHMUD DARWISH: “Non odio la gente né ho mai abusato di alcuno ma se divento affamato la carne dell'usurpatore diverrà il mio cibo. Prestate attenzione! Prestate attenzione! Alla mia collera ed alla mia fame!

Luca Lombardi Coordinatore Regionale FGCI Calabria