Oliviero Diliberto segretario Comunisti Italiani
“Pomigliano l’Azienda consuma un delitto”
Indipendentemente dal risultato del referendum, che è una pistola puntata contro la tempia dei lavoratori, a Pomigliano si sta consumando un vero e proprio delitto contro la Costituzione, i diritti di cittadinanza, senza alcun rispetto per gli uomini e le donne che lavorano
La Fiat ha molti pesi sulla coscienza. Dai reparti-confino inventati da Valletta per punire i lavoratori più battaglieri, alla farsa della marcia dei 40mila quadri, gestita e finanziata dalla Fiat stessa, al godimento e sperpero dei finanziamenti pubblici di cui si è avvalsa come nessun altro imprenditore in Italia. Ma la vicenda di Pomigliano supera ogni limite e non sarà dimenticata. I padroni della Fiat rivendicano i loro profitti in nome di un progresso che è fatto solo dei quattrini che si mettono in tasca, facendo a pezzi il movimento operaio, mentre un governo corrotto e corruttore sta a guardare questo sfacelo con inerzia e compiacimento”.
Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro Comunisti Italiani
E’ opportuno che Marchionne si dia una calmata.
Ulteriori atti di imperio o ricatti, della serie 'lavoro solo con chi ha firmato', hanno il chiaro sapore di ritorsione verso chi si è espresso per il 'no'.
Azienda e governo facciano invece tesoro dell'esperienza e considerino la consistenza dei 'no' come un ammonimento ad abbandonare posizioni ottocentesche e progetti di contro-riforme sui diritti dei lavoratori.
Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del Comunisti Italiani
L'Imu (Imposta municipale unica) è l'ennesima carognata di Tremonti. La finanza creativa del ministro non ha più limiti.
La nuova tassa sulla casa sbugiarda il governo, a riprova del fato che questo Esecutivo prende in giro gli italiani senza alcuna vergogna
(A volte ritornano. Grazie al federalismo fiscale viene ridato ai Comuni il potere di “imposizione fiscale su immobili e territorio”, come ha annunciato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti..
Ovvero? E’ probabile che verrà istituita una nuova imposta, l’Imu (Imposta municipale unica) e al suo interno ogni Comune potrebbe decidere se reintrodurre o meno la cara vecchia Ici, l’imposta sulla casa che, per le prime case, venne tolta nel 2008 al momento dell’insediamento del quarto governo Berlusconi.
Il governo smentisce, ma sicuramente c’è il dubbio che l’arrivo dell’imposta municipale unica possa essere un trucco per fare tornare l'Ici. E infatti Tremonti ha parlato di “ritorno dell’imposizione fiscale ai Comuni su immobili e territorio”.
Anche se non c’è solo l’Ici. L’idea è quella di accorpare le imposte che oggi sono spezzettate, come quella su rifiuti o di registro.)
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giovedì 24 giugno 2010
mercoledì 16 giugno 2010
POMIGLIANO, STRAGE DI DIRITTI!
Oliviero Diliberto segretario Comunisti Italiani
FIAT, POMIGLIANO: “E' GOLPE. GOVERNO FACCIA RISPETTARE DIRITTI COSTITUZIONALI”
Il documento della Fiat è un golpe ai diritti dei lavoratori. Il governo, Costituzione alla mano, non solo può ma deve intervenire a difesa dei lavoratori e dei sindacati.
L'azienda non può pensare di cancellare il diritto alla malattia o allo sciopero, annullare il ruolo dei sindacati e stravolgere le regole costituzionalmente garantite. Porre ricatti, infine, con la minaccia di delocalizzare la produzione è roba da Medioevo. La Fiat, con tutti i soldi pubblici che ha preso, farebbe bene a portare più rispetto per i lavoratori italiani".
Cesare Salvi portavoce Federazione della sinistra
Fiat “A Pomigliano metodi da ventennio”
Scandaloso è il ricatto della Fiat sui lavoratori di Pomigliano: licenziati se scioperano, vincolati a saltare la mensa se l'azienda lo chiede. Scandaloso è il sostegno a questo ricatto espresso dal sistema istituzionale e da tutte le forze politiche parlamentari, opposizione compresa".
Lo afferma Cesare Salvi, portavoce della Federazione della Sinistra. "Si chiede ai sindacati e ai lavoratori - continua Salvi - di rinunciare all'esercizio di diritti costituzionali, come il diritto di sciopero, individuale e collettivo, che è garantito dalla Costituzione e può essere limitato soltanto dalla legge. Prevedere, come fa il testo Fiat, la possibilità di licenziare il lavoratore che sciopera era possibile solo sotto il fascismo e nessuna firma sindacale o referendum fra i lavoratori può limitare questo diritto.
*********
Pomigliano, no della Fiom all'accordo "ricatto" della Fiat
La Fiom ribadisce il suo "no" ad uno stravolgimento delle leggi e del contratto nazionale, ma lancia una proposta alla Fiat per salvare lo stabilimento di Pomigliano e gli investimenti promossi dal Lingotto sul sito campano.
Con l'utilizzo dei 18 turni e delle flessibilità necessarie è possibile, rilancia il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, «garantire una produzione annua superiore alle 280 mila Panda» indicate come obiettivo dall'azienda, con un 18mo turno strutturale, e senza lo straordinario. È questa la proposta che arriva dalla Fiom al termine del Comitato centrale, convocato dalle tute blu per dare una risposta alla Fiat in vista della nuova convocazione dei sindacati per domani. Un tavolo a cui la Fiom non è stata chiamata ma che vedrà comunque un suo osservatore al tavolo.
«Se la Fiat sceglie di applicare in tal modo il Ccnl e le leggi, la Fiom ne prende atto senza alcuna opposizione, disponibili ovviamente a una applicazione anche delle parti più rigorose e severe» chiarisce il 'parlamentinò della Fiom nel documento finale approvato all'unanimità. «Non accedere a questa soluzione renderebbe evidente che per la Fiat l'obiettivo non è nè quello della produzione nè quello della flessibilità o compatibilità produttiva, ma come evidenziato dalle dichiarazioni dei ministri Sacconi e Tremonti l'obiettivo diventerebbe quello di voler affermare il superamento del contratto e dello Statuto dei lavoratori». Una strada che per la Fiom resta impercorribile, nonostante le pressioni, arrivate da più parti, non ultima da quella della confederazione. Oggi la neo segreteria della Cgil ha infatti affrontato il nodo Pomigliano, ribadendo la posizione già espressa dal segretario generale, Guglielmo Epifani: per la Cgil «il lavoro e l'occupazione» restano la priorità da seguire anche se non si può nascondere il rischio che «la proposta di accordo possa violare leggi e Costituzione». Per la Cgil, comunque, «tocca alla categoria dei metalmeccanici promuovere la discussione, innanzitutto coinvolgendo gli iscritti»: una questione, questa del referendum, respinta dalla Fiom: «è impossibile sottoporre al voto» accordi che violano i contratti e la Costituzione, ripete infatti Landini.
«Dire di no a un investimento di 700 milioni è cecità enorme. Anche se la Fiom poco fa ha detto di non accettare la proposta della Fiat, mi auguro sia una ennesima provocazione e una normale tattica di negoziazione. Ma credo non ci sia più spazio di negoziazione» commenta la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia mentre un nuovo appello alla Cgil arriva dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «Faccio appello ai vertici della Cgil affinchè una valutazione più generale induca la stessa categoria ad accettare, pur con le riserve manifestate, un'intesa utile a salvaguardare il futuro di Pomigliano e della Fiat in Italia» dice il Ministro che si rivolge però anche all'azienda affinché «voglia considerare il clima di larga condivisione che si è già prodotto in azienda e nell'intero Paese sull'ipotesi di accordo». Un giudizio positivo sulla posizione espressa dalla Cgil arriva infine dalla Cisl: «Sono molto soddisfatto del fatto che ritroviamo l'unità sindacale su uno dei punti salienti per la vita del Paese» afferma il segretario generale, Raffaele Bonanni. Per la Uil, dice il segretario Luigi Angeletti, «Pomigliano è lo spartiacque nel sistema delle relazioni sindacali, destinato, qualunque sia l'epilogo, ad un cambiamento definitivo. L'era dell'antagonismo - sostiene - è finita».
I punti discussi dell'accordo
1. Sciopero
Sanzioni disciplinari fino al licenziamento per il lavoratore che sciopera mettendo in discussione l’accordo con l’azienda.
2. Iniziativa sindacale
Sanzioni per sindacati e Rsu che proclamano iniziative di lotta contro l’accordo: sospensione dei contributi e dei permessi sindacali.
3. Malattia
In caso di picchi di assenteismo, l’azienda comunque non verserà i contributi per malattia, a prescindere dai controlli.
4. Permessi elettorali
Durante le elezioni, l’azienda non permetterà il recupero dei giorni trascorsi ai seggi dai rappresentanti di lista.
5. Pausa mensa
Per l’azienda si può lavorare anche otto ore di fila senza la mezz’ora di pausa per il pranzo, considerata come straordinario.
FIAT, POMIGLIANO: “E' GOLPE. GOVERNO FACCIA RISPETTARE DIRITTI COSTITUZIONALI”
Il documento della Fiat è un golpe ai diritti dei lavoratori. Il governo, Costituzione alla mano, non solo può ma deve intervenire a difesa dei lavoratori e dei sindacati.
L'azienda non può pensare di cancellare il diritto alla malattia o allo sciopero, annullare il ruolo dei sindacati e stravolgere le regole costituzionalmente garantite. Porre ricatti, infine, con la minaccia di delocalizzare la produzione è roba da Medioevo. La Fiat, con tutti i soldi pubblici che ha preso, farebbe bene a portare più rispetto per i lavoratori italiani".
Cesare Salvi portavoce Federazione della sinistra
Fiat “A Pomigliano metodi da ventennio”
Scandaloso è il ricatto della Fiat sui lavoratori di Pomigliano: licenziati se scioperano, vincolati a saltare la mensa se l'azienda lo chiede. Scandaloso è il sostegno a questo ricatto espresso dal sistema istituzionale e da tutte le forze politiche parlamentari, opposizione compresa".
Lo afferma Cesare Salvi, portavoce della Federazione della Sinistra. "Si chiede ai sindacati e ai lavoratori - continua Salvi - di rinunciare all'esercizio di diritti costituzionali, come il diritto di sciopero, individuale e collettivo, che è garantito dalla Costituzione e può essere limitato soltanto dalla legge. Prevedere, come fa il testo Fiat, la possibilità di licenziare il lavoratore che sciopera era possibile solo sotto il fascismo e nessuna firma sindacale o referendum fra i lavoratori può limitare questo diritto.
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Pomigliano, no della Fiom all'accordo "ricatto" della Fiat
La Fiom ribadisce il suo "no" ad uno stravolgimento delle leggi e del contratto nazionale, ma lancia una proposta alla Fiat per salvare lo stabilimento di Pomigliano e gli investimenti promossi dal Lingotto sul sito campano.
Con l'utilizzo dei 18 turni e delle flessibilità necessarie è possibile, rilancia il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, «garantire una produzione annua superiore alle 280 mila Panda» indicate come obiettivo dall'azienda, con un 18mo turno strutturale, e senza lo straordinario. È questa la proposta che arriva dalla Fiom al termine del Comitato centrale, convocato dalle tute blu per dare una risposta alla Fiat in vista della nuova convocazione dei sindacati per domani. Un tavolo a cui la Fiom non è stata chiamata ma che vedrà comunque un suo osservatore al tavolo.
«Se la Fiat sceglie di applicare in tal modo il Ccnl e le leggi, la Fiom ne prende atto senza alcuna opposizione, disponibili ovviamente a una applicazione anche delle parti più rigorose e severe» chiarisce il 'parlamentinò della Fiom nel documento finale approvato all'unanimità. «Non accedere a questa soluzione renderebbe evidente che per la Fiat l'obiettivo non è nè quello della produzione nè quello della flessibilità o compatibilità produttiva, ma come evidenziato dalle dichiarazioni dei ministri Sacconi e Tremonti l'obiettivo diventerebbe quello di voler affermare il superamento del contratto e dello Statuto dei lavoratori». Una strada che per la Fiom resta impercorribile, nonostante le pressioni, arrivate da più parti, non ultima da quella della confederazione. Oggi la neo segreteria della Cgil ha infatti affrontato il nodo Pomigliano, ribadendo la posizione già espressa dal segretario generale, Guglielmo Epifani: per la Cgil «il lavoro e l'occupazione» restano la priorità da seguire anche se non si può nascondere il rischio che «la proposta di accordo possa violare leggi e Costituzione». Per la Cgil, comunque, «tocca alla categoria dei metalmeccanici promuovere la discussione, innanzitutto coinvolgendo gli iscritti»: una questione, questa del referendum, respinta dalla Fiom: «è impossibile sottoporre al voto» accordi che violano i contratti e la Costituzione, ripete infatti Landini.
«Dire di no a un investimento di 700 milioni è cecità enorme. Anche se la Fiom poco fa ha detto di non accettare la proposta della Fiat, mi auguro sia una ennesima provocazione e una normale tattica di negoziazione. Ma credo non ci sia più spazio di negoziazione» commenta la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia mentre un nuovo appello alla Cgil arriva dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «Faccio appello ai vertici della Cgil affinchè una valutazione più generale induca la stessa categoria ad accettare, pur con le riserve manifestate, un'intesa utile a salvaguardare il futuro di Pomigliano e della Fiat in Italia» dice il Ministro che si rivolge però anche all'azienda affinché «voglia considerare il clima di larga condivisione che si è già prodotto in azienda e nell'intero Paese sull'ipotesi di accordo». Un giudizio positivo sulla posizione espressa dalla Cgil arriva infine dalla Cisl: «Sono molto soddisfatto del fatto che ritroviamo l'unità sindacale su uno dei punti salienti per la vita del Paese» afferma il segretario generale, Raffaele Bonanni. Per la Uil, dice il segretario Luigi Angeletti, «Pomigliano è lo spartiacque nel sistema delle relazioni sindacali, destinato, qualunque sia l'epilogo, ad un cambiamento definitivo. L'era dell'antagonismo - sostiene - è finita».
I punti discussi dell'accordo
1. Sciopero
Sanzioni disciplinari fino al licenziamento per il lavoratore che sciopera mettendo in discussione l’accordo con l’azienda.
2. Iniziativa sindacale
Sanzioni per sindacati e Rsu che proclamano iniziative di lotta contro l’accordo: sospensione dei contributi e dei permessi sindacali.
3. Malattia
In caso di picchi di assenteismo, l’azienda comunque non verserà i contributi per malattia, a prescindere dai controlli.
4. Permessi elettorali
Durante le elezioni, l’azienda non permetterà il recupero dei giorni trascorsi ai seggi dai rappresentanti di lista.
5. Pausa mensa
Per l’azienda si può lavorare anche otto ore di fila senza la mezz’ora di pausa per il pranzo, considerata come straordinario.
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