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giovedì 6 dicembre 2012
giovedì 15 marzo 2012
INTERROGAZIONE A RISPOSTA SCRITTA SAIA-ACERBO
Orso bruno marsicano: 2011 anno nero per le nascite
I sottoscritti Antonio Saia Consigliere regionale del Partito dei Comunisti Italiani e Maurizio Acerbo Consigliere regionale di Rifondazione Comunista.
Premesso che
nell’ambito del progetto europeo LIFE ARCTOS per la conservazione dell’orso bruno marsicano sono stati pubblicati i risultati della conta delle femmine coi cuccioli che si svolge tutti gli anni dal 2006;
la conta è stata coordinata dal Dipartimento di Biologia e Biotecnologie della Università di Roma “La Sapienza”. Alla conta hanno partecipato anche il personale del PNALM e del CFS (CTA del PNALM e UTB di Castel di Sangro), volontari provenienti da altri enti e volontari anche alla loro prima esperienza di avvistamenti. In tutto sono state coinvolte ben 135 persone;
il risultato è il più basso finora registrato e consiste di solo 3 piccoli di quest’anno e 4 piccoli dell’anno precedente;
una delle femmine con piccoli dell’anno precedente è morta investita il 3 maggio del 2011 sulla Strada Statale 83 cosiddetta “Marsicana” che collega Gioia dei Marsi a Pescasseroli (in assenza di adeguati limiti di velocità);
questo dato drammatico è conseguenza dell’alta mortalità delle femmine per la maggior parte dovuta a cause legate alla presenza dell’uomo;
l’ultima stima della popolazione è di 40 individui: la specie è sull’orlo dell’estinzione e questi dati rendono ancora più evidente la drammaticità della situazione;
sono nati solo tre cuccioli di orso marsicano nel 2011 da una sola femmina;
la scarsa natalità è dovuta secondo il dottor Paolo Ciucci dell’Università “La Sapienza” di Roma all’alta mortalità di femmine in età riproduttiva avvenuta a partire dal 2007.
le cause della mortalità sono in gran parte legate all’attività umana e mettono a grave rischio la conservazione della specie.
l’estinzione dell’orso marsicano sarebbe una grave perdita per l’economia del turismo in Abruzzo
e per la stessa identità della Regione Verde d’Europa che ha proprio nell’orso il suo simbolo;
l’estinzione dell’orso rappresenterebbe una tragedia per l’ambiente delle montagne abruzzesi, fra le più ricche di biodiversità in Europa anche perché l’orso è una specie ombrello, tutelando la quale, ci si assicura la conservazione di tutto l’ecosistema in cui vive. Per questo è protetto a livello comunitario e necessita di una rigorosa tutela;
Considerato che
in altri paesi come la Spagna una corretta attività di gestione di una popolazione di orsi ridottissima sull’orlo dell’estinzione ha consentito in pochi anni non solo la conservazione ma la decuplicazione nel giro di alcuni anni;
le associazioni ALTURA, LIPU, Pro Natura e GNR hanno reso noti questi dati preoccupanti ricordando recenti episodi che evidenziano le conseguenzed ella negligenza delle istituzioni deputate alla salvaguardia dell’orso marsicano:
- da tempo è evidente la necessità di porre adeguati limiti di velocità sui rettilinei che attraversano la zone dell’orso, come quello, vicino a Pescasseroli, dove è stata uccisa la femmina madre dei tre cuccioli il 3 maggio del 2011 eppure la situazione permane la stessa;
- dopo il rinvenimento nel 2009 di un’orsa adulta e di una giovane morte in un pozzo sulle montagne di Collelongo erano stati presi impegni da parte delle autorità competenti per mettere in sicurezza quello ed altri pozzi simili, per evitare il ripetersi di sciagure del genere, eppure anche in questo caso non sono seguite iniziative concrete;
la Regione Abruzzo ha approvato, con delibera di Giunta Regionale n° 469 del 14 giugno 2010, il PATOM (Piano di azione per la tutela dell’orso marsicano) che contiene tutte le misure da adottare per la salvaguardia di questa specie;
INTERROGANO
l’assessore preposto per sapere
1. quali iniziative abbia attuato e quali intenda intraprendere, anche presso tutti gli altri Enti responsabili della conservazione di questa preziosa specie (PNALM, CFS, Provincia), affinchè siano attuati immediatamente tutti gli interventi finalizzati all’eliminazione della mortalità per cause antropiche;
2. lo stato di attuazione delle azioni previste dal progetto LIFE ARCTOS e soprattutto dal PATOM.
Il consigliere di Rifondazione Comunista
Maurizio Acerbo
Il consigliere dei Comunisti Italiani
Antonio Saia
L’Aquila, 14 marzo 2012
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lunedì 12 dicembre 2011
Documento del Consiglio politico della Federazione della Sinistra
Il Consiglio politico della Federazione della Sinistra, riunito a Roma il 10 dicembre 2011 ribadisce la propria collocazione all’opposizione del governo Monti.
Tale giudizio si conferma viste le caratteristiche della manovra predisposta dall’esecutivo, una stangata in che non presenta segni di discontinuità rispetto alle politiche economiche e sociali del governo Berlusconi, nè mantiene i promessi segnali di equità sociale. Grava pesantemente sulle lavoratrici e i lavoratori, i pensionati, i giovani mentre salvaguarda i grandi patrimoni, i grandi speculatori, i grandi evasori.
E’ vergognoso l’intervento sulle pensioni. Si porta da subito il periodo contributivo a 42 anni e un mese, prevedendo che cresca di un altro mese ogni anno futuro, e si aboliscono le quote cioè la somma tra età ed anni di lavoro. Ci si accanisce ancora una volta con le donne che hanno sopportato per tutta la vita anche la fatica del lavoro domestico e di cura.
Si portano tutti al contributivo diminuendo pensioni già basse e si blocca la rivalutazione delle pensioni al costo della vita per pensioni da anni non più agganciate all’aumento delle retribuzioni.
Per giustificare questi interventi, si è preparato il terreno raccontando molte falsità.
E’ falso che l’Italia spenda per le pensioni più del resto d’Europa ed il bilancio dell’Inps è in attivo ormai da anni. E’ vero invece che il sistema previdenziale è iniquo, perché i fondi dei lavoratori dipendenti, dei parasubordinati e quelli per la cassa integrazione, con i loro attivi coprono i passivi degli altri fondi a partire da quelli dei dirigenti, su cui non c’è nessun intervento. Così accade che ci siano pensioni da, 90.246 euro al mese, che prendono dall’INPS ogni 48 ore quanto un pensionato al minimo prende in un anno!
Intervenire ancora per fare cassa sulle pensioni dei lavoratori è intollerabile. Cosìcome è inaccettabile l’attacco continuo sui lavoratori pubblici. Tagliare ancora, invece di preoccuparsi di assicurare oggi un reddito sociale e domani una pensione decente per i lavoratori precari e i giovani, altrimenti condannati alla miseria, è scandaloso.
E’ inaccettabile tagliare ancora su Regioni ed Enti Locali. Si tagliano altri 5 miliardi da subito, 6,5 dal 2012. Sono tagli ai servizi sociali, agli asili nido, alla non autosufficienza, alle politiche abitative e del lavoro. E’ messa in discussione sempre di più la sanità pubblica, già colpita da tagli per 13 miliardi al 2014. Inoltre nulla si prevede per scuola e università, anzi si proclama la continuità con la controriforma Gelmini.
E’ iniquo l’intervento sulla casa. La rivalutazione degli estimi catastali, unito alla reintroduzione dell’ICI sulla prima casa colpirà pesantemente le famiglie italiane. Si colpisce nel mucchio senza tutelare i lavoratori e le fasce più deboli. Senza contare che non è prevista alcuna estensione del pagamento dell’ICI sugli immobili ecclesiastici utilizzati a fini di lucro.
E’ inaccettabile che si varino nuove privatizzazioni e liberalizzazioni. Contro 27 milioni di italiani che hanno votato al referendum contro le privatizzazioni dell’acqua e dei servizi pubblici locali, si va avanti su quella strada. Il governo vuole privatizzare i beni comuni e rimuovere ogni residuo intervento pubblico in economia e nei settori strategici. Il taglio sui trasporti e la drammatica vicenda Fincantieri sono li a dimostrarlo.
Così come è inaccettabile l’ulteriore aumento dei carburanti.
Per uscire dalla crisi era possibile e necessario fare altre scelte, in primo luogo la patrimoniale e una tassa adeguata sui capitali scudati. Con una patrimoniale progressiva a partire dall’1% sopra il milione di euro si potevano e possono reperire 20 miliardi di risorse colpendo solo il 5% della popolazione più ricca. Con una tassa sui capitali scudati del 15% e non dell’1,5% si potevano e possono reperire 15 miliardi, colpendo i grandi evasori e le loro attività illecite.
E’ inaccettabile che non siano previsti tagli alle spese militari e che non venga bloccato l’assurdo acquisto di cacciabombardieri e che non si ponga fine alle deleterie missioni di guerra all’estero. Così come è inaccettabile che non sia prevista la messa all’asta le frequenze televisive che da sole potrebbero determinare alcuni miliardi di introiti.
Monti in Europa si schiera con la Merkel contro la sola vera possibilità di combattere la speculazione, che passa dall’ obbligo per la BCE di acquistare direttamente i titoli di stato dei paesi membri come fa la FED negli USA. In Italia si schiera con i ricchi contro il lavoro. La manovra è iniqua e recessiva: peggiorerà la crisi, e ci avvicina alla situazione della Grecia. L’esatto contrario di quanto viene la maggioranza di governo ci vuole far credere.
La Federazione della Sinistra esprime inoltre vivo allarme e netta contrarietà rispetto ai contenuti del nuovo patto europeo deciso a Bruxelles nei giorni scorsi. Esso prevede un ulteriore restrizione delle politiche di bilancio – che si sono rivelate socialmente inique ed economicamente recessive – ed un ulteriore riduzione della democrazia, togliendo ai parlamenti ed attribuendo alle tecnocrazie europee decisioni che riguardano l’avvenire dei popoli del continente. Analogamente si esprime contrarietà riguardo l’introduzione in Costituzione del vincolo di pareggio di bilancio. Si chiede che queste decisione siano sottoposte al voto degli italiani con un referendum secondo le procedure previste dalla Costituzione. Questo è tanto più necessario in quanto agli italiani è stato sottratto il diritto di decidere in libere elezioni quale governo e quali indirizzi politici dare al paese dopo il fallimento delle destre e la crisi del governo Berlusconi.
Per contrastare questa manovra la Federazione della Sinistra sostiene lo sciopero generale di lunedì 12 e impegna tutte e tutti i suoi iscritti a parteciparvi attivamente, contro il governo Monti e il modello di relazioni sociali voluto da Marchionne.
Allo stesso tempo la Federazione della Sinistra rilancia la proposta di costruire un patto di consultazione tra tutte le forze politiche che si pongano all’opposizione del governo Monti da sinistra, in parlamento e fuori da esso. Così come la FdS si impegna a partecipare con le proprie proposte alle diverse istanze di movimento che si oppongono alle politiche neoliberiste del governo Monti e della UE, sia in sede italiana che europea.
In questa prospettiva la FdS organizza per domenica 18 dicembre a Roma una assemblea aperta a tutte le forze politiche e sociali che vogliono operare per costruire unitariamente l’opposizione da sinistra alla politica del governo Monti.
Il Consiglio politico della FdS da quindi mandato al Coordinamento nazionale e al suo portavoce di mettere in atto tutte le iniziative politiche che possano oggi rafforzare l’opposizione da sinistra al governo.
Il Consiglio Politico da altresì mandato al Coordinamento di istruire una prossima riunione per definire il rilancio della Federazione.
sabato 16 aprile 2011
A ROSETO LA SINISTRA UNITA, FEDERAZIONE DELLA SINISTRA E VERDI PER ROSETO
SINISTRA UNITA
(sindaco Marco Borgatti)
Tritella Marco
Tiberio Giuseppe Mario
Braca Emidio
Barnabei Andrea
Braca Elisa
Cappucci Serena
Contento Stefania
Corradi Patricia
D’Eustacchio Francesco
Diodati Consuelo
Di Ridolfi Andrea
Dozzi Gianni
Ettorre Teresa
Iervese Manuela
Sarra Danilo
Vallonchini Alberto
(sindaco Marco Borgatti)
Tritella Marco
Tiberio Giuseppe Mario
Braca Emidio
Barnabei Andrea
Braca Elisa
Cappucci Serena
Contento Stefania
Corradi Patricia
D’Eustacchio Francesco
Diodati Consuelo
Di Ridolfi Andrea
Dozzi Gianni
Ettorre Teresa
Iervese Manuela
Sarra Danilo
Vallonchini Alberto
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martedì 29 marzo 2011
APPELLO COORDINAMENTO 2 APRILE
Le persone, le organizzazioni e le associazioni che in questi giorni hanno sentito la necessità, attraverso appelli, prese di posizioni e promozione di iniziative, di levare la propria voce
- CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DELLA GUERRA
- PER SOSTENERE LE RIVOLUZIONI E LE LOTTE PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA DEI POPOLI MEDITERRANEI E DEI PAESI ARABI
- PER L'ACCOGLIENZA E LA PROTEZIONE DEI PROFUGHI E DEI MIGRANTI
- CONTRO LE DITTATURE, I REGIMI, LE OCCUPAZIONI MILITARI, LE REPRESSIONI IN CORSO,
- PER IL DISARMO, UN'ECONOMIA ED UNA SOCIETÀ GIUSTA E SOSTENIBILE
CHIEDONO
LO STOP AI BOMBARDAMENTI E IL CESSATE IL FUOCO IN LIBIA
per fermare la guerra, la repressione ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica.
IL 2 APRILE 2011 SARÀ UNA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE E PARTECIPAZIONE ATTIVA A ROMA E IN TANTE PIAZZE D'ITALIA.
A partire da quella data ci impegniamo a dar vita ad un percorso diffuso sul territorio di mobilitazioni, iniziative, informazione, assemblee, incontri e solidarietà con i movimenti dei paesi arabi.
per adesioni: coordinamento2aprile@gmail.com
Prime adesioni:
Arci, Action, Associazione Ya Basta Italia, Associazione per il rinnovamento della sinistra, Associazione per la pace, A Sud, Attac Italia, AteneinRivolta, Comitato Fiorentino Fermiamo la guerra, Cobas, Democrazia Chilometro Zero, Emergency, ESC, FIOM–CGIL, Gruppo Abele, Horus Project, Lega diritti dei Popoli, Legambiente, Libera, Lunaria, Mediterranea, Rete@Sinistra, Rete della Conoscenza, Rete Romana Solidarietà al Popolo Palestinese, Rete Studenti Medi, Sinistra Euromediterranea, Stryke-Yomigro, UDU, Un ponte per
FedS, FGCI, GC, PCdL, PdCI, Prc, Sinistra Critica, SeL
- CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DELLA GUERRA
- PER SOSTENERE LE RIVOLUZIONI E LE LOTTE PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA DEI POPOLI MEDITERRANEI E DEI PAESI ARABI
- PER L'ACCOGLIENZA E LA PROTEZIONE DEI PROFUGHI E DEI MIGRANTI
- CONTRO LE DITTATURE, I REGIMI, LE OCCUPAZIONI MILITARI, LE REPRESSIONI IN CORSO,
- PER IL DISARMO, UN'ECONOMIA ED UNA SOCIETÀ GIUSTA E SOSTENIBILE
CHIEDONO
LO STOP AI BOMBARDAMENTI E IL CESSATE IL FUOCO IN LIBIA
per fermare la guerra, la repressione ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica.
IL 2 APRILE 2011 SARÀ UNA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE E PARTECIPAZIONE ATTIVA A ROMA E IN TANTE PIAZZE D'ITALIA.
A partire da quella data ci impegniamo a dar vita ad un percorso diffuso sul territorio di mobilitazioni, iniziative, informazione, assemblee, incontri e solidarietà con i movimenti dei paesi arabi.
per adesioni: coordinamento2aprile@gmail.com
Prime adesioni:
Arci, Action, Associazione Ya Basta Italia, Associazione per il rinnovamento della sinistra, Associazione per la pace, A Sud, Attac Italia, AteneinRivolta, Comitato Fiorentino Fermiamo la guerra, Cobas, Democrazia Chilometro Zero, Emergency, ESC, FIOM–CGIL, Gruppo Abele, Horus Project, Lega diritti dei Popoli, Legambiente, Libera, Lunaria, Mediterranea, Rete@Sinistra, Rete della Conoscenza, Rete Romana Solidarietà al Popolo Palestinese, Rete Studenti Medi, Sinistra Euromediterranea, Stryke-Yomigro, UDU, Un ponte per
FedS, FGCI, GC, PCdL, PdCI, Prc, Sinistra Critica, SeL
sabato 12 marzo 2011
martedì 21 settembre 2010
TAGLI SCUOLA: LA GIUNTA CHIODI NON PUO’ FAR FINTA DI NIENTE
Le balle del ministro Gelmini si stanno sciogliendo come neve al sole.
La Regione Abruzzo non può rimanere indifferente di fronte al grido di dolore che si leva dal mondo della scuola.
Le manifestazioni di oggi a Pescara e quella di domani a l’Aquila, come le proteste dei giorni scorsi, evidenziano che la riforma della Gelmini produce conseguenze devastanti sulla scuola pubblica in particolare in una regione come l’Abruzzo che finora non ha stanziato risorse aggiuntive per colmare i tagli governativi.
Ricordiamo che, solo per fare degli esempi, l’Emilia Romagna ha stanziato 51 milioni, la Puglia 21 e la Basilicata 7.
Se come sostiene l’assessore Masci la Regione Abruzzo non ha disponibilità di bilancio, cosa su cui ci sarebbe da approfondire, la Giunta Regionale ha il dovere di chiedere con forza al suo Governo la deroga per l’Abruzzo dagli interventi di riduzione della dotazione organica del personale docente e ata previsti per la scuola dalla pseudo-riforma Gelmini e l’assegnazione di risorse aggiuntive.
Se l’istruzione è un diritto sancito dalla Costituzione non è accettabile che le politiche del Governo determino una situazione di oggettivo svantaggio per le regioni più deboli.
Alla sciagurata riforma Gelmini si aggiungono in Abruzzo le conseguenze del debito sanitario e del terremoto.
Pertanto va rivendicato con forza un intervento del Governo che consenta di tutelare i diritti degli insegnanti e del personale precario e di scongiurare la riduzione delle ore di insegnamento e l’aumento degli alunni per classe.
Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione Comunista
Antonio Saia, consigliere regionale dei Comunisti Italiani
L’Aquila, 20 settembre 2010
La Regione Abruzzo non può rimanere indifferente di fronte al grido di dolore che si leva dal mondo della scuola.
Le manifestazioni di oggi a Pescara e quella di domani a l’Aquila, come le proteste dei giorni scorsi, evidenziano che la riforma della Gelmini produce conseguenze devastanti sulla scuola pubblica in particolare in una regione come l’Abruzzo che finora non ha stanziato risorse aggiuntive per colmare i tagli governativi.
Ricordiamo che, solo per fare degli esempi, l’Emilia Romagna ha stanziato 51 milioni, la Puglia 21 e la Basilicata 7.
Se come sostiene l’assessore Masci la Regione Abruzzo non ha disponibilità di bilancio, cosa su cui ci sarebbe da approfondire, la Giunta Regionale ha il dovere di chiedere con forza al suo Governo la deroga per l’Abruzzo dagli interventi di riduzione della dotazione organica del personale docente e ata previsti per la scuola dalla pseudo-riforma Gelmini e l’assegnazione di risorse aggiuntive.
Se l’istruzione è un diritto sancito dalla Costituzione non è accettabile che le politiche del Governo determino una situazione di oggettivo svantaggio per le regioni più deboli.
Alla sciagurata riforma Gelmini si aggiungono in Abruzzo le conseguenze del debito sanitario e del terremoto.
Pertanto va rivendicato con forza un intervento del Governo che consenta di tutelare i diritti degli insegnanti e del personale precario e di scongiurare la riduzione delle ore di insegnamento e l’aumento degli alunni per classe.
Maurizio Acerbo, consigliere regionale di Rifondazione Comunista
Antonio Saia, consigliere regionale dei Comunisti Italiani
L’Aquila, 20 settembre 2010
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martedì 7 settembre 2010
DA ALTERNATIVA REBELDE PARTE IL PROCESSO COSTITUTIVO DEL SOGGETTO POLITICO GENERAZIONALE
Dispositivo approvato dall'attivo unitario del campeggio "Alternativa Rebelde 2010"
Le compagne e i compagni che hanno partecipato al campeggio "Alternativa Rebelde 2010" valutano positivamente il dibattito che si è sviluppato in questa settimana, che ha registrato notevoli e significative convergenze tra i soggetti promotori, pressoché in tutti i dibattiti e i workshop tematici.
In particolare consideriamo positivi i due documenti politici votati dalle organizzazioni giovanili che definiscono percorsi analoghi e convergenti. Riteniamo infatti inderogabile avviare un percorso che porti entro la fine dell'anno alla costruzione di un momento costitutivo nazionale. L'urgenza di un'aggregazione politica comunista e della sinistra che, con una prospettiva di autonomia dalle forze moderate, fronteggi gli attacchi violentissimi contro la nostra generazione è sotto gli occhi di tutti e motiva il nostro impegno unitario.
Ci impegniamo affinché questo percorso sia realmente aperto e partecipato, viva a partire dai territori e non sia ridotto alla sommatoria dell'esistente. Un percorso che alluda alla necessità di unire i comunisti, le diverse esperienze della sinistra d'alternativa e le diverse soggettività critiche e anticapitaliste a partire dalle lotte degli studenti e dei lavoratori e dal conflitto sociale.
Lavoriamo affinché le due organizzazioni giovanili trovino da subito, sui territori e a livello nazionale, momenti di coordinamento tra loro e con i nuovi soggetti che si diranno disponibilli, anche allo scopo di elaborare nome, logo, progetto e priorità di intervento del nuovo soggetto politico generazionale.
Le compagne e i compagni che hanno partecipato al campeggio "Alternativa Rebelde 2010" valutano positivamente il dibattito che si è sviluppato in questa settimana, che ha registrato notevoli e significative convergenze tra i soggetti promotori, pressoché in tutti i dibattiti e i workshop tematici.
In particolare consideriamo positivi i due documenti politici votati dalle organizzazioni giovanili che definiscono percorsi analoghi e convergenti. Riteniamo infatti inderogabile avviare un percorso che porti entro la fine dell'anno alla costruzione di un momento costitutivo nazionale. L'urgenza di un'aggregazione politica comunista e della sinistra che, con una prospettiva di autonomia dalle forze moderate, fronteggi gli attacchi violentissimi contro la nostra generazione è sotto gli occhi di tutti e motiva il nostro impegno unitario.
Ci impegniamo affinché questo percorso sia realmente aperto e partecipato, viva a partire dai territori e non sia ridotto alla sommatoria dell'esistente. Un percorso che alluda alla necessità di unire i comunisti, le diverse esperienze della sinistra d'alternativa e le diverse soggettività critiche e anticapitaliste a partire dalle lotte degli studenti e dei lavoratori e dal conflitto sociale.
Lavoriamo affinché le due organizzazioni giovanili trovino da subito, sui territori e a livello nazionale, momenti di coordinamento tra loro e con i nuovi soggetti che si diranno disponibilli, anche allo scopo di elaborare nome, logo, progetto e priorità di intervento del nuovo soggetto politico generazionale.
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mercoledì 16 giugno 2010
POMIGLIANO, STRAGE DI DIRITTI!
Oliviero Diliberto segretario Comunisti Italiani
FIAT, POMIGLIANO: “E' GOLPE. GOVERNO FACCIA RISPETTARE DIRITTI COSTITUZIONALI”
Il documento della Fiat è un golpe ai diritti dei lavoratori. Il governo, Costituzione alla mano, non solo può ma deve intervenire a difesa dei lavoratori e dei sindacati.
L'azienda non può pensare di cancellare il diritto alla malattia o allo sciopero, annullare il ruolo dei sindacati e stravolgere le regole costituzionalmente garantite. Porre ricatti, infine, con la minaccia di delocalizzare la produzione è roba da Medioevo. La Fiat, con tutti i soldi pubblici che ha preso, farebbe bene a portare più rispetto per i lavoratori italiani".
Cesare Salvi portavoce Federazione della sinistra
Fiat “A Pomigliano metodi da ventennio”
Scandaloso è il ricatto della Fiat sui lavoratori di Pomigliano: licenziati se scioperano, vincolati a saltare la mensa se l'azienda lo chiede. Scandaloso è il sostegno a questo ricatto espresso dal sistema istituzionale e da tutte le forze politiche parlamentari, opposizione compresa".
Lo afferma Cesare Salvi, portavoce della Federazione della Sinistra. "Si chiede ai sindacati e ai lavoratori - continua Salvi - di rinunciare all'esercizio di diritti costituzionali, come il diritto di sciopero, individuale e collettivo, che è garantito dalla Costituzione e può essere limitato soltanto dalla legge. Prevedere, come fa il testo Fiat, la possibilità di licenziare il lavoratore che sciopera era possibile solo sotto il fascismo e nessuna firma sindacale o referendum fra i lavoratori può limitare questo diritto.
*********
Pomigliano, no della Fiom all'accordo "ricatto" della Fiat
La Fiom ribadisce il suo "no" ad uno stravolgimento delle leggi e del contratto nazionale, ma lancia una proposta alla Fiat per salvare lo stabilimento di Pomigliano e gli investimenti promossi dal Lingotto sul sito campano.
Con l'utilizzo dei 18 turni e delle flessibilità necessarie è possibile, rilancia il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, «garantire una produzione annua superiore alle 280 mila Panda» indicate come obiettivo dall'azienda, con un 18mo turno strutturale, e senza lo straordinario. È questa la proposta che arriva dalla Fiom al termine del Comitato centrale, convocato dalle tute blu per dare una risposta alla Fiat in vista della nuova convocazione dei sindacati per domani. Un tavolo a cui la Fiom non è stata chiamata ma che vedrà comunque un suo osservatore al tavolo.
«Se la Fiat sceglie di applicare in tal modo il Ccnl e le leggi, la Fiom ne prende atto senza alcuna opposizione, disponibili ovviamente a una applicazione anche delle parti più rigorose e severe» chiarisce il 'parlamentinò della Fiom nel documento finale approvato all'unanimità. «Non accedere a questa soluzione renderebbe evidente che per la Fiat l'obiettivo non è nè quello della produzione nè quello della flessibilità o compatibilità produttiva, ma come evidenziato dalle dichiarazioni dei ministri Sacconi e Tremonti l'obiettivo diventerebbe quello di voler affermare il superamento del contratto e dello Statuto dei lavoratori». Una strada che per la Fiom resta impercorribile, nonostante le pressioni, arrivate da più parti, non ultima da quella della confederazione. Oggi la neo segreteria della Cgil ha infatti affrontato il nodo Pomigliano, ribadendo la posizione già espressa dal segretario generale, Guglielmo Epifani: per la Cgil «il lavoro e l'occupazione» restano la priorità da seguire anche se non si può nascondere il rischio che «la proposta di accordo possa violare leggi e Costituzione». Per la Cgil, comunque, «tocca alla categoria dei metalmeccanici promuovere la discussione, innanzitutto coinvolgendo gli iscritti»: una questione, questa del referendum, respinta dalla Fiom: «è impossibile sottoporre al voto» accordi che violano i contratti e la Costituzione, ripete infatti Landini.
«Dire di no a un investimento di 700 milioni è cecità enorme. Anche se la Fiom poco fa ha detto di non accettare la proposta della Fiat, mi auguro sia una ennesima provocazione e una normale tattica di negoziazione. Ma credo non ci sia più spazio di negoziazione» commenta la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia mentre un nuovo appello alla Cgil arriva dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «Faccio appello ai vertici della Cgil affinchè una valutazione più generale induca la stessa categoria ad accettare, pur con le riserve manifestate, un'intesa utile a salvaguardare il futuro di Pomigliano e della Fiat in Italia» dice il Ministro che si rivolge però anche all'azienda affinché «voglia considerare il clima di larga condivisione che si è già prodotto in azienda e nell'intero Paese sull'ipotesi di accordo». Un giudizio positivo sulla posizione espressa dalla Cgil arriva infine dalla Cisl: «Sono molto soddisfatto del fatto che ritroviamo l'unità sindacale su uno dei punti salienti per la vita del Paese» afferma il segretario generale, Raffaele Bonanni. Per la Uil, dice il segretario Luigi Angeletti, «Pomigliano è lo spartiacque nel sistema delle relazioni sindacali, destinato, qualunque sia l'epilogo, ad un cambiamento definitivo. L'era dell'antagonismo - sostiene - è finita».
I punti discussi dell'accordo
1. Sciopero
Sanzioni disciplinari fino al licenziamento per il lavoratore che sciopera mettendo in discussione l’accordo con l’azienda.
2. Iniziativa sindacale
Sanzioni per sindacati e Rsu che proclamano iniziative di lotta contro l’accordo: sospensione dei contributi e dei permessi sindacali.
3. Malattia
In caso di picchi di assenteismo, l’azienda comunque non verserà i contributi per malattia, a prescindere dai controlli.
4. Permessi elettorali
Durante le elezioni, l’azienda non permetterà il recupero dei giorni trascorsi ai seggi dai rappresentanti di lista.
5. Pausa mensa
Per l’azienda si può lavorare anche otto ore di fila senza la mezz’ora di pausa per il pranzo, considerata come straordinario.
FIAT, POMIGLIANO: “E' GOLPE. GOVERNO FACCIA RISPETTARE DIRITTI COSTITUZIONALI”
Il documento della Fiat è un golpe ai diritti dei lavoratori. Il governo, Costituzione alla mano, non solo può ma deve intervenire a difesa dei lavoratori e dei sindacati.
L'azienda non può pensare di cancellare il diritto alla malattia o allo sciopero, annullare il ruolo dei sindacati e stravolgere le regole costituzionalmente garantite. Porre ricatti, infine, con la minaccia di delocalizzare la produzione è roba da Medioevo. La Fiat, con tutti i soldi pubblici che ha preso, farebbe bene a portare più rispetto per i lavoratori italiani".
Cesare Salvi portavoce Federazione della sinistra
Fiat “A Pomigliano metodi da ventennio”
Scandaloso è il ricatto della Fiat sui lavoratori di Pomigliano: licenziati se scioperano, vincolati a saltare la mensa se l'azienda lo chiede. Scandaloso è il sostegno a questo ricatto espresso dal sistema istituzionale e da tutte le forze politiche parlamentari, opposizione compresa".
Lo afferma Cesare Salvi, portavoce della Federazione della Sinistra. "Si chiede ai sindacati e ai lavoratori - continua Salvi - di rinunciare all'esercizio di diritti costituzionali, come il diritto di sciopero, individuale e collettivo, che è garantito dalla Costituzione e può essere limitato soltanto dalla legge. Prevedere, come fa il testo Fiat, la possibilità di licenziare il lavoratore che sciopera era possibile solo sotto il fascismo e nessuna firma sindacale o referendum fra i lavoratori può limitare questo diritto.
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Pomigliano, no della Fiom all'accordo "ricatto" della Fiat
La Fiom ribadisce il suo "no" ad uno stravolgimento delle leggi e del contratto nazionale, ma lancia una proposta alla Fiat per salvare lo stabilimento di Pomigliano e gli investimenti promossi dal Lingotto sul sito campano.
Con l'utilizzo dei 18 turni e delle flessibilità necessarie è possibile, rilancia il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, «garantire una produzione annua superiore alle 280 mila Panda» indicate come obiettivo dall'azienda, con un 18mo turno strutturale, e senza lo straordinario. È questa la proposta che arriva dalla Fiom al termine del Comitato centrale, convocato dalle tute blu per dare una risposta alla Fiat in vista della nuova convocazione dei sindacati per domani. Un tavolo a cui la Fiom non è stata chiamata ma che vedrà comunque un suo osservatore al tavolo.
«Se la Fiat sceglie di applicare in tal modo il Ccnl e le leggi, la Fiom ne prende atto senza alcuna opposizione, disponibili ovviamente a una applicazione anche delle parti più rigorose e severe» chiarisce il 'parlamentinò della Fiom nel documento finale approvato all'unanimità. «Non accedere a questa soluzione renderebbe evidente che per la Fiat l'obiettivo non è nè quello della produzione nè quello della flessibilità o compatibilità produttiva, ma come evidenziato dalle dichiarazioni dei ministri Sacconi e Tremonti l'obiettivo diventerebbe quello di voler affermare il superamento del contratto e dello Statuto dei lavoratori». Una strada che per la Fiom resta impercorribile, nonostante le pressioni, arrivate da più parti, non ultima da quella della confederazione. Oggi la neo segreteria della Cgil ha infatti affrontato il nodo Pomigliano, ribadendo la posizione già espressa dal segretario generale, Guglielmo Epifani: per la Cgil «il lavoro e l'occupazione» restano la priorità da seguire anche se non si può nascondere il rischio che «la proposta di accordo possa violare leggi e Costituzione». Per la Cgil, comunque, «tocca alla categoria dei metalmeccanici promuovere la discussione, innanzitutto coinvolgendo gli iscritti»: una questione, questa del referendum, respinta dalla Fiom: «è impossibile sottoporre al voto» accordi che violano i contratti e la Costituzione, ripete infatti Landini.
«Dire di no a un investimento di 700 milioni è cecità enorme. Anche se la Fiom poco fa ha detto di non accettare la proposta della Fiat, mi auguro sia una ennesima provocazione e una normale tattica di negoziazione. Ma credo non ci sia più spazio di negoziazione» commenta la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia mentre un nuovo appello alla Cgil arriva dal ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. «Faccio appello ai vertici della Cgil affinchè una valutazione più generale induca la stessa categoria ad accettare, pur con le riserve manifestate, un'intesa utile a salvaguardare il futuro di Pomigliano e della Fiat in Italia» dice il Ministro che si rivolge però anche all'azienda affinché «voglia considerare il clima di larga condivisione che si è già prodotto in azienda e nell'intero Paese sull'ipotesi di accordo». Un giudizio positivo sulla posizione espressa dalla Cgil arriva infine dalla Cisl: «Sono molto soddisfatto del fatto che ritroviamo l'unità sindacale su uno dei punti salienti per la vita del Paese» afferma il segretario generale, Raffaele Bonanni. Per la Uil, dice il segretario Luigi Angeletti, «Pomigliano è lo spartiacque nel sistema delle relazioni sindacali, destinato, qualunque sia l'epilogo, ad un cambiamento definitivo. L'era dell'antagonismo - sostiene - è finita».
I punti discussi dell'accordo
1. Sciopero
Sanzioni disciplinari fino al licenziamento per il lavoratore che sciopera mettendo in discussione l’accordo con l’azienda.
2. Iniziativa sindacale
Sanzioni per sindacati e Rsu che proclamano iniziative di lotta contro l’accordo: sospensione dei contributi e dei permessi sindacali.
3. Malattia
In caso di picchi di assenteismo, l’azienda comunque non verserà i contributi per malattia, a prescindere dai controlli.
4. Permessi elettorali
Durante le elezioni, l’azienda non permetterà il recupero dei giorni trascorsi ai seggi dai rappresentanti di lista.
5. Pausa mensa
Per l’azienda si può lavorare anche otto ore di fila senza la mezz’ora di pausa per il pranzo, considerata come straordinario.
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domenica 30 maggio 2010
Sull’inefficienza del sistema politico dirigenziale che guida la sanità abruzzese
Comunicato Saia (Comunisti Italiani) Acerbo (Rif. Comunista)
Riprendendo in esame il contenuto della notizia apparsa di recente sulla stampa, appare chiaro che ancora una volta l’inefficienza del sistema politico dirigenziale che guida la sanità abruzzese porta alla necessità di rivolgersi alla sanità privata, affidando ad essa compiti a cui la sanità pubblica non riesce ad adempiere.
Ci riferiamo al fatto, ad esempio, che il Direttore generale della ASL di Pescara D’Amario, prendendo atto della carenza di spazi e personale presso i reparti di Medicina e Geriatria dell’Ospedale Civile di Pescara, decide di accordarsi con le cliniche private per ricoverare i Pazienti.
Tutto ciò mentre si smobilitano in modo continuato e progressivo gli Ospedali pubblici come quelli di Popoli (PE) e Penne (PE).
Una politica scellerata, fatta di annunci (che a volte sembrano avere caratteristiche di razionalità), cui conseguono atti contraddittori e/o, ancor peggio, la totale incapacità a trasformare progetti in realtà.
E’ così che si continua a chiudere e ridimensionare reparti, prima efficienti, senza avere prima contestualmente creato le alternative mediante la riconversione in attività ospedaliere più utili e il potenziamento della sanità territoriale, ove al contrario si assiste ad un progressivo depauperamento delle risorse, dei mezzi e del personale dei Distretti sanitari di base, di cui non sono neanche costituiti gli organi di indirizzo politico previsti dalla legge (Assemblea dei Sindaci).
Ne è esempio il progressivo smantellamento del Distretto di Scafa che per anni era stato il più efficiente dell’intera Regione.
E’ altresì evidente che si continua a perpetrare una situazione per cui è diventata intollerabile la condizione di coloro che devono eseguire indagini diagnostiche, spesso necessarie per prevenire o diagnosticare i tempi utili patologie gravi e spesso potenzialmente mortali.
Basta leggere gli articoli che quotidianamente appaiono sulla stampa e che segnalano come per fare un esame endoscopico occorrono dai 4 mesi agli 8 mesi, per fare una risonanza magnetica dai 6 ai 12 mesi, per fare una ecografia dai 3 ai 6 mesi, per una T.A.C. dai 2 ai 4 mesi, per un ecodoppler dai 4 agli 8 mesi ecc…
Tutto ciò porta i Pazienti a ricorrere impropriamente al Pronto Soccorso (che ne risulta poi intasato) e spesso al ricovero.
Di tutto ciò ha storicamente approfittato la sanità privata che, mentre chiudevano alcuni reparti o interi Ospedali pubblici, provvedeva ad attivare nuovi reparti, spesso gli stessi che venivano soppressi nel settore pubblico.
Questo sembra avvenire adesso presso la ASL di Pescara: un graduale trasferimento delle attività ospedaliere di Penne (PE) e Popoli (PE) alle cliniche private.
Di questa situazione ne pagano le conseguenze i Cittadini abruzzesi costretti, quando sono ammalati, a ricorrere al ricovero o, in alternativa, per fare gli esami in tempi utili, a rivolgersi a proprie spese a strutture private con costi particolarmente elevati.
Tutto ciò mentre un nostro progetto di legge per la "Riduzione delle liste di attesa" giace da oltre un anno in commissione sanità alla Regione senza che alcuno abbia la sensibilità di discuterla e di decidere nel merito.
Pensiamo che sia giunta l’ora di dire basta!.
Se il Presidente Chiodi e l’assessore Venturoni vogliono dimostrare coerenza rispetto alle frequenti esternazioni piene di buone intenzioni, che facciano atti concreti, presentino subito il Piano Sanitario Regionale e, nel frattempo, frenino le inopportune fughe in avanti come quelle del Direttore Generale di Pescara D’Amario.
Il consigliere dei Comunisti Italiani
Antonio Saia
Il consigliere di Rifondazione Comunista
Maurizio Acerbo
Riprendendo in esame il contenuto della notizia apparsa di recente sulla stampa, appare chiaro che ancora una volta l’inefficienza del sistema politico dirigenziale che guida la sanità abruzzese porta alla necessità di rivolgersi alla sanità privata, affidando ad essa compiti a cui la sanità pubblica non riesce ad adempiere.
Ci riferiamo al fatto, ad esempio, che il Direttore generale della ASL di Pescara D’Amario, prendendo atto della carenza di spazi e personale presso i reparti di Medicina e Geriatria dell’Ospedale Civile di Pescara, decide di accordarsi con le cliniche private per ricoverare i Pazienti.
Tutto ciò mentre si smobilitano in modo continuato e progressivo gli Ospedali pubblici come quelli di Popoli (PE) e Penne (PE).
Una politica scellerata, fatta di annunci (che a volte sembrano avere caratteristiche di razionalità), cui conseguono atti contraddittori e/o, ancor peggio, la totale incapacità a trasformare progetti in realtà.
E’ così che si continua a chiudere e ridimensionare reparti, prima efficienti, senza avere prima contestualmente creato le alternative mediante la riconversione in attività ospedaliere più utili e il potenziamento della sanità territoriale, ove al contrario si assiste ad un progressivo depauperamento delle risorse, dei mezzi e del personale dei Distretti sanitari di base, di cui non sono neanche costituiti gli organi di indirizzo politico previsti dalla legge (Assemblea dei Sindaci).
Ne è esempio il progressivo smantellamento del Distretto di Scafa che per anni era stato il più efficiente dell’intera Regione.
E’ altresì evidente che si continua a perpetrare una situazione per cui è diventata intollerabile la condizione di coloro che devono eseguire indagini diagnostiche, spesso necessarie per prevenire o diagnosticare i tempi utili patologie gravi e spesso potenzialmente mortali.
Basta leggere gli articoli che quotidianamente appaiono sulla stampa e che segnalano come per fare un esame endoscopico occorrono dai 4 mesi agli 8 mesi, per fare una risonanza magnetica dai 6 ai 12 mesi, per fare una ecografia dai 3 ai 6 mesi, per una T.A.C. dai 2 ai 4 mesi, per un ecodoppler dai 4 agli 8 mesi ecc…
Tutto ciò porta i Pazienti a ricorrere impropriamente al Pronto Soccorso (che ne risulta poi intasato) e spesso al ricovero.
Di tutto ciò ha storicamente approfittato la sanità privata che, mentre chiudevano alcuni reparti o interi Ospedali pubblici, provvedeva ad attivare nuovi reparti, spesso gli stessi che venivano soppressi nel settore pubblico.
Questo sembra avvenire adesso presso la ASL di Pescara: un graduale trasferimento delle attività ospedaliere di Penne (PE) e Popoli (PE) alle cliniche private.
Di questa situazione ne pagano le conseguenze i Cittadini abruzzesi costretti, quando sono ammalati, a ricorrere al ricovero o, in alternativa, per fare gli esami in tempi utili, a rivolgersi a proprie spese a strutture private con costi particolarmente elevati.
Tutto ciò mentre un nostro progetto di legge per la "Riduzione delle liste di attesa" giace da oltre un anno in commissione sanità alla Regione senza che alcuno abbia la sensibilità di discuterla e di decidere nel merito.
Pensiamo che sia giunta l’ora di dire basta!.
Se il Presidente Chiodi e l’assessore Venturoni vogliono dimostrare coerenza rispetto alle frequenti esternazioni piene di buone intenzioni, che facciano atti concreti, presentino subito il Piano Sanitario Regionale e, nel frattempo, frenino le inopportune fughe in avanti come quelle del Direttore Generale di Pescara D’Amario.
Il consigliere dei Comunisti Italiani
Antonio Saia
Il consigliere di Rifondazione Comunista
Maurizio Acerbo
mercoledì 14 aprile 2010
domenica 21 marzo 2010
domenica 14 marzo 2010
domenica 7 marzo 2010
giovedì 4 marzo 2010
ROSETO : PRESENTATO IL PIANO REGOLATORE BLINDATO E NON VISIONABILE
Finalmente dopo le molte promesse di partecipazione,confronto e di sviluppo comune l'amministrazione Comunale ha di fatto presentato il piano regolatore. A Matera!
In occasione di un convegno sull'urbanistica,tuttora in corso,il Prof. Nigro ha esposto i punti chiave del nuovo piano.
Grazie alle anticipazioni date giovedì dalla stampa possiamo conoscere gli intenti urbanistici voluti dai nostri amministratori.
Con un malcelato sorriso ricordo le parole dette all'ultimo tavolo politico da parte di coloro che si definivano i nostri futuri alleati: "Il piano regolatore verrà discusso e valutato insieme ai cittadini e a tutte le forze del centro sinistra" .
Ricordiamo che tale piano era stato individuato come uno dei punti per tornare a lavorare insieme e ricostruire un centro sinistra.
Oggi ci ritroviamo una anteprima del piano regolatore già redatto e concluso presentato a Matera senza più possibilità di intervenire sul futuro e sullo sviluppo urbano e sociale della nostra città negli anni a venire.
Il concetto di partecipazione a nostro avviso significa lavorare insieme confrontando idee e progetti, cercando una sintesi se possibile, e non accettare o meno quanto già fatto da altri senza più possibilità alcuna di partecipazione e confronto con i partiti e soprattutto con la cittadinanza.
Dalla stampa sono emerse alcune anticipazioni che hanno colpito molto il nostro interesse.
L'idea di costruire un "Totem" ,ovvero un mega albergo in riva al mare ricorda molto il progetto di Punta Perotti a Bari,il celebre eco mostro demolito nel 2006, il che dice tutto sulle idee dell'amministrazione sul futuro del turismo e dell'ambiente di Roseto.
Per non parlare della incredibile dichiarazione rilasciata dal Prof. Nigro : "vista dalla collina Roseto sembrerà Montecarlo".Che di certo non è famosa per un utilizzo oculato del proprio territorio,anche se la loro è una condizione forzata dalle estensioni del Principato ,ovvero 1 Chilometro quadrato mentre Roseto vanta una estensione territoriale superiore di 50 volte e con ampi spazi disponibili. Proviamo poi enorme stupore nel sentir parlare di così grandi opere come la pedecollinare che a partire dal Borsacchio andrà a scavare le colline fino alla Chiesa del Sacro Cuore (sempre sperando che nel progetto non siano previsti cavalcavia sul modello delle tangenziali romane).
Lo sviluppo di Roseto passa attraverso lo sbancamento delle colline di Roseto?
Segnaliamo che anche se protocollato il testo del piano regolatore non è al momento visionabile in quanto il dirigente di settore è fuori sede . A Matera , per far visionare ai massimi esperti italiani prima che ai rosetani il PRG, il che la dice lunga sul grado di apertura delle nostre istituzioni.
Marco Borgatti Portavoce della Federzione della Sinistra (PRC\PdCI)
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lunedì 1 marzo 2010
sabato 27 febbraio 2010
mercoledì 10 febbraio 2010
domenica 7 febbraio 2010
FERRERO (FEDERAZIONE DELLA SINISTRA): REGIONALI, RIVOLGO UN APPELLO A DI PIETRO E A VENDOLA PER DEFINIRE UNA CANDIDATURA COMUNE IN CAMPANIA
Dichiarazione di Paolo Ferrero, portavoce nazionale della Federazione della Sinistra.
Rivolgo un appello a Di Pietro e a Vendola per definire rapidamente una candidatura comune per la presidenza della regione Campania. Nei giorni scorsi abbiamo tutti valutato negativamente la candidatura di De Luca avanzata in modi rocamboleschi dal PD. Lo abbiamo detto sia per le vicende giudiziarie che per il profilo politico e amministrativo di De Luca. Adesso si tratta di passare dalle parole a i fatti e di definire una candidatura che sappia rappresentare in Campania quella speranza e quella discontinuità di cui la Campania ha bisogno.
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lunedì 18 gennaio 2010
Lombardia - PDCI-FDS: "Grave accordo Sel-Penati contro Fds"
"L'accordo di Sinistra e Libertà con Penati e contro la Federazione della sinistra per le regionali in Lombardia, tenuta fuori dalla coalizione di centro-sinistra senza nemmeno il prestesto UdC, è una cosa grave, inspiegabile ed inaccettabile e mette in discussione accordi tra noi e Sinistra e Libertà in tutte le altre regioni d'Italia". E' quanto affermano Orazio Licandro, del coordinamento nazionale della Federazione della sinistra, e Pino Sgobio, responsabile Enti Locali del PdCI.
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