Non bastava l’addizionale IRPEF più alta d’Italia e l’addizionale di 2,5 centesimi per ogni litro di carburante imposto da Chiodi agli abruzzesi.
Non bastava l’inasprimento dei ticket sui farmaci e sulle prestazioni riabilitative imposte dalla Giunta regionale in aggiunta ai ticket introdotti dal governo Berlusconi.
Non bastavano neanche i tagli agli Ospedali ed ai Poliambulatori distrettuali pubblici che costringono gli Abruzzesi a sborsare ingenti somme per ottenere esami diagnostici necessari ed urgenti per evitare liste di attesa incredibili (di mesi e talvolta anche di oltre un anno!).
Non bastava aver tagliato i “viveri” ai Nefropatici ed i contributi ai tanti Pazienti ed ai Malati di tumore.
Oggi dobbiamo apprendere la notizia di una nuova doppia mannaia sulla salute dei Malati abruzzesi.
Il governo nazionale con la manovra economica, ormai in dirittura di arrivo, reintroduce nuovi ticket sulle prestazioni, in aggiunta a quelli già esistenti (+ 10 euro di quota fissa per ogni prestazione diagnostica, che quindi passa da un tetto massimo di 36 euro ad un tetto di 46 euro per ogni impegnativa e introduce un ticket di 25 euro anche sulle prestazioni di Pronto Soccorso con il cosiddetto “codice bianco” che sono ad oggi esenti).
Mentre quindi Berlusconi ed i suoi impongono da Roma la nuova “tagliola” ai Malati, Chiodi come al solito rincara la dose nel suo bunker di Commissario plenipotenziario della sanità abruzzese ed annunzia nuovi tagli del personale già scarso (- 400 unità) e l’introduzione di un quota di partecipazione alla spesa del 40% nel 2011 e 50% nel 2012.
Questo nuovo annuncio allarga ancora di più in Abruzzo la forbice tra i pochi che possono permettersi cure adeguate ed i tanti Malati ai quali non potendosi permettere gli iniqui balzelli o il ricorso alternativo a cure private, non resta che la rassegnazione.
A Berlusconi ed a Chiodi mi sento di ricordare che i ticket sanitari altro non sono che una taglia sulla malattia!
I Malati abruzzesi che non sono solo numeri o statistiche ma uomini e donne in carene ed ossa, ringraziano dell’attenzione!.
TOTO SAIA
CONSIGLIERE REGIONALE COMUNISTI ITALIANI
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venerdì 15 luglio 2011
giovedì 23 settembre 2010
Vicenda Venturoni
COMUNICATO STAMPA
La Giunta Regionale falcidiata da vicende giudiziarie. Prima Daniela Stati, oggi Lanfranco Venturoni, arrestato a seguito di un'inchiesta sui rifiuti.
Coinvolti, fra gli altri anche i senatori del PDL Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, ed il sindaco Di Teramo Brucchi. Insomma l'intera classe dirigente di centro destra che ruota attorno al Presidente della Giunta Regionale Gianni Chiodi.
L'aurea di legalità e di tensione alla trasparenza e alla limpidezza morale che accompagnò il centro destra dopo la drammatica vicenda di sanitopoli si è miseramente infranta.
Chiodi ha fallito non solo sul piano del governo della regione, non solo nella oscura gestione della ricostruzione del dopo terremoto, non solo nelle vergognose scelte sulla sanità, con la chiusura di ospedali pubblici, ma anche e soprattutto sul piano della tenuta etica e legale.
Al di là delle responsabilità personali di chi è coinvolto nelle inchieste giudiziarie, queste vicende inchiodano Chiodi a pesanti ed inevitabili responsabilità politiche.
Questa Giunta Regionale, questa maggioranza non hanno più alcuna credibilità politica ed istituzionale. Ogni giorno che passa costituisce un insopportabile schiaffo agli abruzzesi. Chiodi deve prendere atto del suo fallimento e rassegnare immediatamente le dimissioni e consentire ai cittadini di questa Regione di tornare al voto e ricostruire un livello istituzionale regionale pulito e degno della storia dell'Abruzzo.
Il Segretario Regionale
Antonio Macera
Il Capogruppo al Consiglio Regionale
Antonio Saia
domenica 30 maggio 2010
Sull’inefficienza del sistema politico dirigenziale che guida la sanità abruzzese
Comunicato Saia (Comunisti Italiani) Acerbo (Rif. Comunista)
Riprendendo in esame il contenuto della notizia apparsa di recente sulla stampa, appare chiaro che ancora una volta l’inefficienza del sistema politico dirigenziale che guida la sanità abruzzese porta alla necessità di rivolgersi alla sanità privata, affidando ad essa compiti a cui la sanità pubblica non riesce ad adempiere.
Ci riferiamo al fatto, ad esempio, che il Direttore generale della ASL di Pescara D’Amario, prendendo atto della carenza di spazi e personale presso i reparti di Medicina e Geriatria dell’Ospedale Civile di Pescara, decide di accordarsi con le cliniche private per ricoverare i Pazienti.
Tutto ciò mentre si smobilitano in modo continuato e progressivo gli Ospedali pubblici come quelli di Popoli (PE) e Penne (PE).
Una politica scellerata, fatta di annunci (che a volte sembrano avere caratteristiche di razionalità), cui conseguono atti contraddittori e/o, ancor peggio, la totale incapacità a trasformare progetti in realtà.
E’ così che si continua a chiudere e ridimensionare reparti, prima efficienti, senza avere prima contestualmente creato le alternative mediante la riconversione in attività ospedaliere più utili e il potenziamento della sanità territoriale, ove al contrario si assiste ad un progressivo depauperamento delle risorse, dei mezzi e del personale dei Distretti sanitari di base, di cui non sono neanche costituiti gli organi di indirizzo politico previsti dalla legge (Assemblea dei Sindaci).
Ne è esempio il progressivo smantellamento del Distretto di Scafa che per anni era stato il più efficiente dell’intera Regione.
E’ altresì evidente che si continua a perpetrare una situazione per cui è diventata intollerabile la condizione di coloro che devono eseguire indagini diagnostiche, spesso necessarie per prevenire o diagnosticare i tempi utili patologie gravi e spesso potenzialmente mortali.
Basta leggere gli articoli che quotidianamente appaiono sulla stampa e che segnalano come per fare un esame endoscopico occorrono dai 4 mesi agli 8 mesi, per fare una risonanza magnetica dai 6 ai 12 mesi, per fare una ecografia dai 3 ai 6 mesi, per una T.A.C. dai 2 ai 4 mesi, per un ecodoppler dai 4 agli 8 mesi ecc…
Tutto ciò porta i Pazienti a ricorrere impropriamente al Pronto Soccorso (che ne risulta poi intasato) e spesso al ricovero.
Di tutto ciò ha storicamente approfittato la sanità privata che, mentre chiudevano alcuni reparti o interi Ospedali pubblici, provvedeva ad attivare nuovi reparti, spesso gli stessi che venivano soppressi nel settore pubblico.
Questo sembra avvenire adesso presso la ASL di Pescara: un graduale trasferimento delle attività ospedaliere di Penne (PE) e Popoli (PE) alle cliniche private.
Di questa situazione ne pagano le conseguenze i Cittadini abruzzesi costretti, quando sono ammalati, a ricorrere al ricovero o, in alternativa, per fare gli esami in tempi utili, a rivolgersi a proprie spese a strutture private con costi particolarmente elevati.
Tutto ciò mentre un nostro progetto di legge per la "Riduzione delle liste di attesa" giace da oltre un anno in commissione sanità alla Regione senza che alcuno abbia la sensibilità di discuterla e di decidere nel merito.
Pensiamo che sia giunta l’ora di dire basta!.
Se il Presidente Chiodi e l’assessore Venturoni vogliono dimostrare coerenza rispetto alle frequenti esternazioni piene di buone intenzioni, che facciano atti concreti, presentino subito il Piano Sanitario Regionale e, nel frattempo, frenino le inopportune fughe in avanti come quelle del Direttore Generale di Pescara D’Amario.
Il consigliere dei Comunisti Italiani
Antonio Saia
Il consigliere di Rifondazione Comunista
Maurizio Acerbo
Riprendendo in esame il contenuto della notizia apparsa di recente sulla stampa, appare chiaro che ancora una volta l’inefficienza del sistema politico dirigenziale che guida la sanità abruzzese porta alla necessità di rivolgersi alla sanità privata, affidando ad essa compiti a cui la sanità pubblica non riesce ad adempiere.
Ci riferiamo al fatto, ad esempio, che il Direttore generale della ASL di Pescara D’Amario, prendendo atto della carenza di spazi e personale presso i reparti di Medicina e Geriatria dell’Ospedale Civile di Pescara, decide di accordarsi con le cliniche private per ricoverare i Pazienti.
Tutto ciò mentre si smobilitano in modo continuato e progressivo gli Ospedali pubblici come quelli di Popoli (PE) e Penne (PE).
Una politica scellerata, fatta di annunci (che a volte sembrano avere caratteristiche di razionalità), cui conseguono atti contraddittori e/o, ancor peggio, la totale incapacità a trasformare progetti in realtà.
E’ così che si continua a chiudere e ridimensionare reparti, prima efficienti, senza avere prima contestualmente creato le alternative mediante la riconversione in attività ospedaliere più utili e il potenziamento della sanità territoriale, ove al contrario si assiste ad un progressivo depauperamento delle risorse, dei mezzi e del personale dei Distretti sanitari di base, di cui non sono neanche costituiti gli organi di indirizzo politico previsti dalla legge (Assemblea dei Sindaci).
Ne è esempio il progressivo smantellamento del Distretto di Scafa che per anni era stato il più efficiente dell’intera Regione.
E’ altresì evidente che si continua a perpetrare una situazione per cui è diventata intollerabile la condizione di coloro che devono eseguire indagini diagnostiche, spesso necessarie per prevenire o diagnosticare i tempi utili patologie gravi e spesso potenzialmente mortali.
Basta leggere gli articoli che quotidianamente appaiono sulla stampa e che segnalano come per fare un esame endoscopico occorrono dai 4 mesi agli 8 mesi, per fare una risonanza magnetica dai 6 ai 12 mesi, per fare una ecografia dai 3 ai 6 mesi, per una T.A.C. dai 2 ai 4 mesi, per un ecodoppler dai 4 agli 8 mesi ecc…
Tutto ciò porta i Pazienti a ricorrere impropriamente al Pronto Soccorso (che ne risulta poi intasato) e spesso al ricovero.
Di tutto ciò ha storicamente approfittato la sanità privata che, mentre chiudevano alcuni reparti o interi Ospedali pubblici, provvedeva ad attivare nuovi reparti, spesso gli stessi che venivano soppressi nel settore pubblico.
Questo sembra avvenire adesso presso la ASL di Pescara: un graduale trasferimento delle attività ospedaliere di Penne (PE) e Popoli (PE) alle cliniche private.
Di questa situazione ne pagano le conseguenze i Cittadini abruzzesi costretti, quando sono ammalati, a ricorrere al ricovero o, in alternativa, per fare gli esami in tempi utili, a rivolgersi a proprie spese a strutture private con costi particolarmente elevati.
Tutto ciò mentre un nostro progetto di legge per la "Riduzione delle liste di attesa" giace da oltre un anno in commissione sanità alla Regione senza che alcuno abbia la sensibilità di discuterla e di decidere nel merito.
Pensiamo che sia giunta l’ora di dire basta!.
Se il Presidente Chiodi e l’assessore Venturoni vogliono dimostrare coerenza rispetto alle frequenti esternazioni piene di buone intenzioni, che facciano atti concreti, presentino subito il Piano Sanitario Regionale e, nel frattempo, frenino le inopportune fughe in avanti come quelle del Direttore Generale di Pescara D’Amario.
Il consigliere dei Comunisti Italiani
Antonio Saia
Il consigliere di Rifondazione Comunista
Maurizio Acerbo
mercoledì 25 novembre 2009
VENTURONI DEVE DIMETTERSI!
Stupefacente il pensiero di Piccone: se la magistratura indaga su esponenti del centro sinistra, fa il suo dovere, è indipendente, è efficiente. Se indaga su esponenti di centro destra, la medesima Magistratura diventa incline alle tentazioni del “rito ambrosiano” e veste i panni della “toga rossa”.
L'Abruzzo non ha bisogno di simili “campioni di demagogia”.
La nostra è una regione che ha già vissuto una stagione tragica: gli arresti dell'ex Presidente della Giunta regionale, lo scioglimento del Consiglio regionale, le nuove elezioni.
I Comunisti Italiani hanno posto da subito la centralità della questione morale come questione politica, culturale, prima ancora che giudiziaria.
Hanno chiesto che si condividesse l'urgenza di evitare agli abruzzesi la pesantezza di essere rappresentati da uomini o donne su cui ci fosse solo l'ombra di un sospetto. Hanno chiesto, per questo, che si condividesse la scelta di evitare candidature di persone coinvolte in fatti giudiziari.
Questione morale, dunque, da assumere come principio assoluto, da rispettare soprattutto in questa fase della storia abruzzese: chi sta nelle istituzioni a rappresentare tutti gli abruzzesi deve avere come requisito fondamentale quello della limpidezza.
Un principio di precauzione dovuto, dopo quello che l'Abruzzo ha vissuto.
Gli eventi che stanno di nuovo affliggendo la regione vanno, purtroppo, in una direzione opposta a quella auspicata, e dimostrano due cose:
-che la Magistratura è “bipartisan”. Ha colpito il centro sinistra nell'estate del 2008, oggi, in relazione a vicende che continuano a riguardare la sanità, coinvolge Aracu ed altri, ed inchioda a gigantesche responsabilità il centro destra abruzzese; responsabilità che si appesantiscono, in riferimento all'inchiesta che ha portato in galera Mileti, già assessore regionale della giunta Pace, e sottoposto ad avviso di garanzia Lanfranco Venturoni, attuale Assessore alla Sanità della Giunta Chiodi;
-che trova conferma la necessità di un codice etico condiviso. Al di là dell'esito delle inchieste giudiziarie, l'Abruzzo merita di essere governato e rappresentato da persone che non siano sfiorate da alcun sospetto, soprattutto se i sospetti riguardano illeciti commessi in relazione a vicende che toccano la sensibilità più profonda degli abruzzesi, come appunto la ricostruzione dal terremoto.
Per questo Venturoni deve dimettersi.
Per consentire ad una regione così duramente colpita, di poter contare su amministratori pubblici non toccati da alcuna oscura vicenda.
Partito dei Comunisti Italiani d'Abruzzo
Il Segretario Regionale
Antonio Macera
martedì 24 novembre 2009
Ticket sulle terapie riabilitative
Il sottoscritto Antonio Saia Consigliere regionale del Partito dei Comunisti Italiani.
Premesso che:
•Si è avuta notizia che il Commissario ad acta per il piano di rientro dai disavanzi del settore sanitario per la Regione Abruzzo , Redigolo ha deliberato l’imposizione di pesanti ticket sulla terapia riabilitativa, ivi comprese quelle in regime di ricovero per i malati più gravi;
•Tale misura continua a penalizzare in modo sempre più grave tutti gli Abruzzesi, (costretti a pagare, per i debiti della sanità, IRAP e IRPEF ai livelli massimi), e soprattutto per i Malati più gravi che dal 1° dicembre dovranno pagarsi le cure riabilitative o, se non hanno la possibilità di farlo, rassegnarsi a veder aggravarsi le loro menomazioni e forse anche a morire;
•Quest’ultima nefandezza consumata dal Commissario del Governo Berlusconi, nella totale subalternità della Giunta Regionale Abruzzese, (assente e quindi connivente), si aggiunge ad una serie di altre misure che hanno colpito i Malati abruzzesi, (inasprimento dei ticket sui farmaci, sospensione della fornitura dei cibi aproteici ai nefropatici;
Rilevato che
•La cosa appare ancora più grave per la nostra Regione, già duramente colpita dal terremoto e per i suoi Cittadini (frodati, umiliati e derubati dal malaffare politico) che fino ad oggi, come unica risposta, vede solo il totale disinteresse della Giunta regionale rispetto alle inique imposizioni del Governo Berlusconi;
INTERPELLA
il Presidente della Giunta regionale e l’Assessore al ramo se non ritengano che sia giunto il momento di intervenire per:
1. chiedere al Governo, alla luce della pesante situazione economico-sociale che l’Abruzzo sta vivendo, di sospendere il piano di rientro per i debiti della sanità;
2. di esigere dal Commissario Redigolo l’immediata sospensione delle misure più inique imposte ai Malati abruzzesi e, in primo luogo l’imposizione dei ticket sulle prestazioni riabilitative e la sospensione della fornitura dei cibi aproteici ai nefropatici.
L’Aquila, 24/11/09
Il Consigliere Regionale dei Comunisti Italiani
Antonio Saia
martedì 10 novembre 2009
COMUNICATO STAMPA
Dalla richiesta di arresto per Aracu, al sequestro di Villa Pini e di altri beni di Angelini.
Nessuna sorpresa! Nessuna novità!
Il ruolo svolto dal centro destra, in particolare dalla Giunta Pace, nella organizzazione di un sistema che ha portato alla crescita esponenziale dei tetti di spesa sanitaria a favore delle cliniche private con finalità tutt'altro che limpide, sarebbe noto da tempo. 33 i milioni di euro pretesi illegittimamente da Angelini.
Già nel corso delle indagini che hanno portato alla decapitazione del governo regionale di centro sinistra, le responsabilità di Vito Domenici (Assessore regionale alla Sanità di Forza Italia), di Sabatino Aracu (al quale Angelini avrebbe corrisposto tangenti per 1 milione di euro) e dell'intero centro destra sarebbero state individuate dalla Magistratura.
Ora la richiesta di arresto per Sabatino Aracu, seppure non concessi per la sola ragione che l'esponente del PdL non è più nelle condizioni di inquinare le prove.
E' la dimostrazione del livello altissimo di inquinamento della politica abruzzese. Le elezioni anticipate non hanno risolto nulla sul piano del ripristino di un profilo accettabile della moralità pubblica. Non potevano.
Ora il sequestro dei beni di Angelini.
“Perchè non ce l'ha detto un anno fa” gli chiede il Procuratore Generale. “Ero stressato, non ricordavo”, risponde Angelini. Avrebbe pagato una tangente di 1 milione di euro ad Aracu e lui non ricordava!
Il sequestro di Villa Pini e dei beni di Angelini sono l'inevitabile epilogo di una storia che era stata raccontata solo a metà.
Restano i dipendenti della clinica privata, da mesi senza stipendio, da tempo in lotta per la conservazione del posto di lavoro.
Si sveglia Chiodi e annuncia quello che avrebbe dovuto annunciare da tempo: la revoca dell'accreditamento. La Regione , tuttavia, deve farsi carico del destino dei lavoratori, dare loro una soluzione sicura e tempestiva ed una prospettiva di certezza.
Un terremoto giudiziario che continua e che conferma la portata paradossale della realtà dell'Abruzzo di oggi, quella di un Presidente che si ritrova a guidare una coalizione oscurata dall'ombra inquietante di chi avrebbe condotto la sanità in Abruzzo ad elargire ingiustamente, per una tragica partita di giro, fiumi di denaro alle cliniche private. Su tutte, quelle di “ Sua Sanità” Angelini.
Partito dei Comunisti Italiani d'Abruzzo
Il Segretario Regionale
Antonio Macera
venerdì 6 novembre 2009
COMUNICATO STAMPA
Tempi di attesa per effettuare prestazioni sanitarie
Ormai è cronaca quotidiana quella che riguarda i lunghi tempi di attesa che devono subire i Cittadini Abruzzesi per poter effettuare analisi ed altre prestazioni sanitarie (ecografie, radiografie, visite specialistiche, endoscopie ecc.).
Tale situazione colpisce gravemente i soggetti più esposti (cioè più cagionevoli di salute) ed i più indigenti (quelli cioè che non possono permettersi di pagare le prestazioni di tasca propria presso strutture e/o specialisti privati).
Le attese per esami importanti, spesso indispensabili per la diagnosi precoce di malattie gravissime come i tumori, rendono tardivo, e quindi inefficace, l’intervento successivo per curare e trattare adeguatamente tali malattie, causando conseguenze gravissime, spesso anche mortali, per i Cittadini malati ed anche per la società che è poi costretta a farsi carico di sostenere spese consistenti per affrontare le conseguenze gravissime che tali malattie (tardivamente curate) provocano sui Cittadini e sulle loro famiglie.
A fronte di tutto ciò la Regione Abruzzo non fa nulla per affrontare il problema ….. anzi pone ostacoli a chi, come il sottoscritto, in qualche modo vorrebbe aprire il discorso ed iniziare la ricerca di idonee soluzioni.
Vi è, ad esempio, un progetto da me presentato in Consiglio Regionale sin dal 13 marzo 2009 e che giace in Commissione senza neanche essere messo in discussione, che mira proprio a trovare soluzioni per tagliare le liste d’attesa accorciando i tempi per l’esecuzione di indagini diagnostiche e prestazioni terapeutiche ambulatoriali.
Non penso che tale legge sia il toccasana, né che possa essere esaustivo del problema ma, almeno, rappresenterebbe un inizio, un tentativo di voler affrontare il tema.
Non posso non chiedermi il perché la maggioranza che Governa la Regione , e che dirige ed indirizza anche il lavoro del Consiglio e delle Commissioni, rifiuta di mettere in discussione la predetta proposta di legge, tanto più che fino ad oggi, dopo circa un anno di attività, le Commissioni ed il Consiglio Regionale hanno ben poco lavoro da fare, anche a causa della scarsa operosità della Giunta Regionale.
Il Presidente del Gruppo dei Comunisti Italiani
Antonio Saia
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mercoledì 4 novembre 2009
COMUNICATO STAMPA
Sulla attività di prevenzione della pandemia influenzale in Abruzzo
Le notizie, quasi sempre contraddittorie e spesso poco responsabili, che quotidianamente vengono diffuse a mezzo stampa e radiotelevisive sull’epidemia da influenza H1N1, (cosiddetta “suina”), stanno seminando sconcerto e panico nella popolazione italiana e abruzzese, soprattutto per le famiglie nella cui composizione vi sono soggetti in età infantile, adolescenziale o giovanile.
Ne è testimonianza il sovraffollamento degli ambulatori e soprattutto dei Reparti di Pronto Soccorso ospedalieri che si sta registrando, aggravandosi, in questi giorni.
Ad alimentare la confusione e la paura vi è il ritardo e la carenza con cui è partita in Italia la campagna di vaccinazione che, tra l’altro, si è incrociata con la campagna di vaccinazione per l’influenza stagionale, causando ulteriori disagi e confusione.
Vi è inoltre, scarsità di notizie, anche esse contraddittorie, circa l’effettiva efficacia ed innocuità del vaccino Focetria per l’influenza H1N1.
Tutto ciò, in Abruzzo è stato aggravato dall’ulteriore ritardo registrato, rispetto alle altre Regioni, nella fornitura dei vaccini alle ASL e nell’avvio della campagna vaccinale.
Anche questo ritardo è oggi percepito con ulteriore grande preoccupazione dai Cittadini abruzzesi per l’assordante silenzio dei responsabili del Sistema sanitario regionale, (Assessore, Commissari straordinari e Direttori Generali delle ASL) prevalentemente intenti insieme al Commissario Redigolo, a tagliare prestazioni servizi e Ospedali ed ad imporre ulteriori ticket piuttosto che occuparsi di informare adeguatamente i cittadini abruzzesi, di tranquillizzarli e di assicurare loro un efficiente servizio di tutela della salute.
Il Presidente del Gruppo P.d.C.I.
Antonio Saia
Il Presidente del Gruppo Rif. Comunista
Maurizio Acerbo
giovedì 15 ottobre 2009
COMUNICATO STAMPA - INTERPELLANZA URGENTE
Sulla mozione unitaria approvata alla Camera sulle misure per le Popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto
La mozione unitaria approvata alla Camera finalizzata a promuovere ulteriori misure per i Comuni e gli Abitanti delle zone terremotate, con particolare riguardo alle questioni più spinose, come la ricostruzione degli immobili, gli sgravi fiscali ai Cittadini, le misure di sostegno al reddito ecc.., è senza’altro cosa utile e positiva e richiede attenzione da parte del Governo.
Tuttavia non si può non rilevare che le misure indicate sono ancora insufficienti e soprattutto l’entità degli stanziamenti non è tale da tranquillizzare le Popolazioni ed i Comuni che si trovano ad affrontare questioni di vitale importanza che richiederanno somme notevolmente più consistenti, e soprattutto, la certezza dei tempi per la loro erogazione.
Inoltre andrebbe maggiormente sottolineata l’importanza della ricostruzione che, dato il pregio dei centri storici devastati dal sisma, andrebbe maggiormente considerata rispetto alla costruzione di nuove abitazioni che non dovrebbe andare a stravolgere l’attuale assetto urbano della città dell’Aquila e dei molti Comuni danneggiati (cosa che purtroppo si teme stia già avvenendo).
Sotto questo aspetto non si può non rilevare il ritardo con cui oggi si procede nella ricostruzione e riparazione dei centri storici, a fronte di una accelerazione dei lavori relativi a nuove costruzioni che non hanno alcun collegamento funzionale, storico e paesaggistico con l’assetto urbano dell’Aquila e che non lasciano prevedere un accettabile livello di socializzazione per coloro che vi abiteranno.
Occorre intensificare l’azione per quanto riguardo la zona franca, tenendo però anche conto di adottare misure per quei Comuni e quei Cittadini che pur trovandosi fuori dalla zona franca e dal cratere sono stati seriamente colpiti dal sisma.
Occorre infine sorvegliare sull’operato delle banche, per le quali opera la sospensione dei mutui nei confronti dei Cittadini, prevista dalla legge, affinchè si impedisca che vengano applicati interessi sui periodi di sospensione.
Da ultimo i richiami all’attenzione del Governo sulla necessità di sorvegliare sulla correttezza degli appalti e degli eventuali subappalti e delle ditte che lavorano alla ricostruzione, onde garantire la sicurezza dei Lavoratori ed assicurare la massima trasparenza, evitare possibili infiltrazioni di carattere malavitoso ed impedire che sul colossale movimento di denaro relativo alle attività in corso possano lucrare trafficanti e faccendieri di ogni tipo.
Occorre, infine, che vi sia chiarezza su chi, come e fino a quando dovrà sovrintendere alla ricostruzione, con particolare riferimento al superamento della fase emergenziale onde consentire agli amministratori locali, (Comuni, Provincie e Regioni), di riprendere la piena titolarità nelle decisioni relative all’entità, ai tempi ed alle modalità della delicata opera finalizzata al ritorno della normalità e che dovrà prevedere prioritariamente l’utilizzo delle professionalità, della forza lavoro, delle conoscenze e delle imprenditorialità locali.
Il Presidente del Gruppo P.d.C.I.
Antonio Saia
L’Aquila 14 ottobre 2009
****
INTERPELLANZA urgente
Situazione Ospedale di Sulmona
Il sottoscritto Antonio Saia Consigliere regionale del Partito dei Comunisti Italiani.
Avendo appreso
che il Tribunale dei Diritti del Malato di Sulmona raccogliendo la richiesta di aiuto inviata per lettere da circa 30 Malati oncologici i quali lamentano la preoccupante situazione del Reparto Oncologico ove vi sono solo 2 medici con contratto a tempo determinato, di cui uno in scadenza;
Rilevato
che tutto ciò si aggiunge ad altri gravi carenze di personale, strutture e mezzi dell’Ospedale di Sulmona, con interi padiglioni strutturalmente carenti e privi di adeguata manutenzione, apparecchiature vecchie e obsolete, personale scarso a seguito della mancata copertura dei posti vacanti (tra cui molti primariati!);
Considerato
che la cosa è ancora più grave se si considera che la Regione Abruzzo è l’unica in Italia a non aver creato nessun Hospice per i malati terminali di cancro, e non si sa quale fino abbiano fatto i fondi che oltre 10 anni fa lo Stato erogò all’Abruzzo per questo scopo (circa 9 miliardi di vecchie lire).
INTERPELLA
il Presidente della Giunta Regionale e l’Assessore regionale alla Sanità per chiedere:
quali interventi urgenti intendano assumere per far fronte al grave ed indifferibile problema denunciato riguardante il Reparto di Oncologia dell’Ospedale di Sulmona;
se e quando ritengano giunto il momento di procedere ad una riorganizzazione complessiva del suddetto Ospedale che, partendo dal suo risanamento ed adeguamento strutturale, ne avvii il rilancio anche attraverso il completamento delle attrezzature e la copertura di tutti i numerosi posti vacanti, tenendo conto della vasta area di utenza che ad esso afferisce.
L’Aquila, 14 ottobre 2009
IL CONSIGLIERE REGIONALE P.d.C.I.
Antonio Saia
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TERREMOTO
mercoledì 1 luglio 2009
“Norme per il contenimento della spesa farmaceutica, per la razionalizzazione e semplificazione del servizio”
Secondo quanto è emerso dall’analisi e dal monitoraggio sulla spesa farmaceutica si è accertato che nella nostra Regione vi è uno sfondamento del tetto massimo previsto dalla normativa regionale. Ciò deriva da varie motivazioni, che non possono essere imputate ai Cittadini abruzzesi malati, Utenti del S.S.N., che pertanto non dovrebbero essere chiamati a risponderne direttamente.
Pertanto appare assolutamente ingiustificato ogni provvedimento (come quello recentemente emanato dal commissario della sanità Redigolo) che addebita ai Pazienti, attraverso l’imposizione e/o l’inasprimento dei ticket, il costo delle azioni di contenimento della spesa farmaceutica.
Le vere cause della eccessiva lievitazione della spesa farmaceutica sono da ricercare altrove, e richiederebbero misure da adottare in sede nazionale e regionale.
Tra le cause che andrebbero ricercate e contrastate con misure a carattere nazionale si possono citare:
l’eccessivo prezzo dei farmaci;
la mancata adozione di una misura che vincoli le aziende farmaceutiche alla produzione di confezioni di specialità adattate alla durata dei cicli terapeutici;
il mancato controllo della correttezza dell’informazione scientifica sul farmaco che dipende dalla assoluta discrezionalità delle aziende nella scelta delle comunicazioni da dare agli operatori (medici) ed agli Utenti (Malati) del servizio sanitario;
la scarsa fiducia che medici e Cittadini hanno verso i cosiddetti “farmaci generici”, in quanto nel nostro paese vi è uno scarso controllo sulla produzione, sulla qualità e la distribuzione degli stessi, per cui si assiste ad un proliferare di aziende produttrici, che sono costrette a competere tra loro attraverso la pratica di sconti sempre più forti alle farmacie, il che, come è ovvio, non garantisce la qualità del prodotto.
la mancata adozione di una legge nazionale che regolamenti l’attività degli informatori scientifici del farmaco, anche attraverso l’inquadramento della loro professione e dei propri contratti, onde svincolarli parzialmente dal condizionamento delle aziende e vincolarli a regole che li indirizzino verso un tipo di informazione eticamente e scientificamente corretta, dando contestualmente ad essi tranquillità e certezze sul proprio rapporto di lavoro.
Con la presente legge si pensa di affrontare alcune problematiche che non incidono sulla spesa farmaceutica e sulle quali si può intervenire con misure a carattere regionale.
Essa infatti mira a conseguire l’obbiettivo di riduzione della spesa attraverso misure più eque, che non gravino sui Cittadini già sofferenti e deboli, perché malati, e che, invece, incidono sugli sprechi e sulla cattiva gestione delle risorse.
Nel dettaglio:
l’art. 1 indica le finalità della legge;
all’art. 2 è previsto un incentivo agli Assistiti per la riconsegna alle ASL di confezioni di farmaco integre non utilizzato;
all’art 3 è previsto il divieto per le farmacie di sostituire i farmaci generici prescritti con generici prodotti da altre aziende;
all’art. 4 si prevede la distribuzione diretta da parte degli Ospedali, all’atto della dimissione, di confezioni di farmaci sufficienti a coprire i primi due mesi di cura;
all’art. 5 , alfine di semplificare le procedure per la acquisizione di farmaci necessari per i Pazienti in ADI, si prevede la possibilità di consegna diretta dei farmaci e presidi da parte delle farmacie ospedaliere ai familiari degli Assistiti;
all’art. 6 si prevede la semplificazione delle procedure per la prescrizione dei farmaci necessari per le cure disintossicanti ai tossicodipendenti e l’esenzione degli stessi dal pagamento dei ticket sui farmaci;
all’art. 7 si prevede che non vengano imposti per legge limiti di validità per i piani terapeutici necessari per la prescrivibilità di alcuni farmaci da parte dei medici di medicina generale. Ciò eviterà disagi agli Assistititi, molti dei quali anziani e/o disabili, i quali sono costretti frequentemente a recarsi presso specialisti e strutture delle ASL per rinnovare i piani stessi. Ciò per le patologie croniche e irreversibili, oltre al notevole disagio per i Pazienti, comporta un sovraccarico di spesa per la ASL ed un intasamento degli ambulatori dei diversi presidi sanitari;
l’art. 8 tende ad eliminare una norma che vieta l’apposizione di alcune correzioni puramente formali sulle ricette del S.S.N.;
l’art. 9 tende a regolamentare e razionalizzare la somministrazione di farmaci ai Pazienti ricoverati, in modo da evitare sprechi, sostituzione ingiustificata di terapie, uso di farmaci acquisito in proprio dagli Assistiti ecc….
l’art. 10 prevede l’approvvigionamento diretto da parte della Regione dei farmaci occorrenti in tutti presidi, attraverso una gara unica, in modo da consentire maggiori risparmi sul costo degli stessi;
l’art. 11 per gli stessi motivi del precedente prevede che gli Assistititi che si recano a visite specialistiche debbano portare con sé l’elenco dei farmaci che costituiscono la terapia in corso;
l’art. 12 prevede che ogni 3 mesi venga aggiornato il prontuario terapeutico regionale;
l’art. 13 tende ad eliminare la norma che prevede la possibilità di prescrivere una sola confezioni di farmaci antiflogistici in fiale (che di solito non hanno un costo elevato) il che crea la necessità di doversi ricorrere spesso alla prescrizione del proprio medico di base, anche solo per la ripetizione della ricetta, il che arreca un disagio, un inutile ingorgo del lavoro dei medici, un allungamento dei tempi di attesa ed anche un costo aggiuntivo che è quello della ricetta (circa 0,15 euro);
l’art. 14 prevede che in caso di decesso dell’Assistito il materiale sanitario avanzato, fornito gratuitamente, venga riconsegnato alla ASL di appartenenza;
l’art. 15 norma finanziaria (non onerosa per la Regione);
l’art. 16 prevede l’entrata in vigore della Legge.
Il Consigliere proponente
Antonio Saia
L’Aquila 30 giugno 2009
Pertanto appare assolutamente ingiustificato ogni provvedimento (come quello recentemente emanato dal commissario della sanità Redigolo) che addebita ai Pazienti, attraverso l’imposizione e/o l’inasprimento dei ticket, il costo delle azioni di contenimento della spesa farmaceutica.
Le vere cause della eccessiva lievitazione della spesa farmaceutica sono da ricercare altrove, e richiederebbero misure da adottare in sede nazionale e regionale.
Tra le cause che andrebbero ricercate e contrastate con misure a carattere nazionale si possono citare:
l’eccessivo prezzo dei farmaci;
la mancata adozione di una misura che vincoli le aziende farmaceutiche alla produzione di confezioni di specialità adattate alla durata dei cicli terapeutici;
il mancato controllo della correttezza dell’informazione scientifica sul farmaco che dipende dalla assoluta discrezionalità delle aziende nella scelta delle comunicazioni da dare agli operatori (medici) ed agli Utenti (Malati) del servizio sanitario;
la scarsa fiducia che medici e Cittadini hanno verso i cosiddetti “farmaci generici”, in quanto nel nostro paese vi è uno scarso controllo sulla produzione, sulla qualità e la distribuzione degli stessi, per cui si assiste ad un proliferare di aziende produttrici, che sono costrette a competere tra loro attraverso la pratica di sconti sempre più forti alle farmacie, il che, come è ovvio, non garantisce la qualità del prodotto.
la mancata adozione di una legge nazionale che regolamenti l’attività degli informatori scientifici del farmaco, anche attraverso l’inquadramento della loro professione e dei propri contratti, onde svincolarli parzialmente dal condizionamento delle aziende e vincolarli a regole che li indirizzino verso un tipo di informazione eticamente e scientificamente corretta, dando contestualmente ad essi tranquillità e certezze sul proprio rapporto di lavoro.
Con la presente legge si pensa di affrontare alcune problematiche che non incidono sulla spesa farmaceutica e sulle quali si può intervenire con misure a carattere regionale.
Essa infatti mira a conseguire l’obbiettivo di riduzione della spesa attraverso misure più eque, che non gravino sui Cittadini già sofferenti e deboli, perché malati, e che, invece, incidono sugli sprechi e sulla cattiva gestione delle risorse.
Nel dettaglio:
l’art. 1 indica le finalità della legge;
all’art. 2 è previsto un incentivo agli Assistiti per la riconsegna alle ASL di confezioni di farmaco integre non utilizzato;
all’art 3 è previsto il divieto per le farmacie di sostituire i farmaci generici prescritti con generici prodotti da altre aziende;
all’art. 4 si prevede la distribuzione diretta da parte degli Ospedali, all’atto della dimissione, di confezioni di farmaci sufficienti a coprire i primi due mesi di cura;
all’art. 5 , alfine di semplificare le procedure per la acquisizione di farmaci necessari per i Pazienti in ADI, si prevede la possibilità di consegna diretta dei farmaci e presidi da parte delle farmacie ospedaliere ai familiari degli Assistiti;
all’art. 6 si prevede la semplificazione delle procedure per la prescrizione dei farmaci necessari per le cure disintossicanti ai tossicodipendenti e l’esenzione degli stessi dal pagamento dei ticket sui farmaci;
all’art. 7 si prevede che non vengano imposti per legge limiti di validità per i piani terapeutici necessari per la prescrivibilità di alcuni farmaci da parte dei medici di medicina generale. Ciò eviterà disagi agli Assistititi, molti dei quali anziani e/o disabili, i quali sono costretti frequentemente a recarsi presso specialisti e strutture delle ASL per rinnovare i piani stessi. Ciò per le patologie croniche e irreversibili, oltre al notevole disagio per i Pazienti, comporta un sovraccarico di spesa per la ASL ed un intasamento degli ambulatori dei diversi presidi sanitari;
l’art. 8 tende ad eliminare una norma che vieta l’apposizione di alcune correzioni puramente formali sulle ricette del S.S.N.;
l’art. 9 tende a regolamentare e razionalizzare la somministrazione di farmaci ai Pazienti ricoverati, in modo da evitare sprechi, sostituzione ingiustificata di terapie, uso di farmaci acquisito in proprio dagli Assistiti ecc….
l’art. 10 prevede l’approvvigionamento diretto da parte della Regione dei farmaci occorrenti in tutti presidi, attraverso una gara unica, in modo da consentire maggiori risparmi sul costo degli stessi;
l’art. 11 per gli stessi motivi del precedente prevede che gli Assistititi che si recano a visite specialistiche debbano portare con sé l’elenco dei farmaci che costituiscono la terapia in corso;
l’art. 12 prevede che ogni 3 mesi venga aggiornato il prontuario terapeutico regionale;
l’art. 13 tende ad eliminare la norma che prevede la possibilità di prescrivere una sola confezioni di farmaci antiflogistici in fiale (che di solito non hanno un costo elevato) il che crea la necessità di doversi ricorrere spesso alla prescrizione del proprio medico di base, anche solo per la ripetizione della ricetta, il che arreca un disagio, un inutile ingorgo del lavoro dei medici, un allungamento dei tempi di attesa ed anche un costo aggiuntivo che è quello della ricetta (circa 0,15 euro);
l’art. 14 prevede che in caso di decesso dell’Assistito il materiale sanitario avanzato, fornito gratuitamente, venga riconsegnato alla ASL di appartenenza;
l’art. 15 norma finanziaria (non onerosa per la Regione);
l’art. 16 prevede l’entrata in vigore della Legge.
Il Consigliere proponente
Antonio Saia
L’Aquila 30 giugno 2009
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giovedì 26 marzo 2009
SANITA' : COMUNICATO DEL PDCI ABRUZZO
Comunicato stampa
Del consigliere Antonio Saia in merito all’audizione in commissione del commissario Redigolo
Del consigliere Antonio Saia in merito all’audizione in commissione del commissario Redigolo
Luci ed ombre sulle dichiarazioni rese in commissione sanità dal commissario Redigolo.
Condivisibili una serie di misure volte a razionalizzare le spese per l’acquisto di beni e servizi, coma anche la volontà di contrattare, riducendolo in modo consistente, il budget con le cliniche e le strutture convenzionate private.
Condivisibile la necessità di mettere in carico alle ASL i controlli sulle prestazioni erogate in regime di convenzione, addossandone ad esse la responsabilità di vigilare sulla correttezza e appropriatezza delle stesse, sulla compatibilità con il numero dei posti accreditati, sulle modalità ed efficacia delle prestazioni erogate.
Per quanto riguarda la razionalizzazione della rete ospedaliera, pur condividendo la necessità di procedere ad un ridimensionamento di alcuni reparti e servizi in piccoli ospedali va ribadito il fatto che nessuna struttura dovrà essere “soppressa” ma che, tenendo conto delle reali necessità sanitarie e delle specificità del territorio, si potrà procedere a conversioni che consentano ai predetti presidi di svolgere altre funzioni più utili per la collettività. Presupposto di tali scelte dovrà essere il coinvolgimento delle istituzioni locali.
Assolutamente non condivisibile:
1. imposizione dei ticket sui farmaci che ancora una volta vanno a colpire i più deboli cioè i Malati:una vera e propria tassa sulla malattia.
2. Il fatto di non aver aperto una vertenza nei confronti del Governo nazionale che ha imposto tempi rigidi e ristretti per il ripianamento dei debiti pregressi, certamente non imputabili ai Cittadini abruzzesi che invece ne stanno già pagando conseguenze gravi in termini d salute.
3. Non aver fatto nessun cenno alla necessità di addivenire ad un abbattimento dei costi e ad un risparmio attraverso le due vie maestre e cioè:
a. la riduzione delle liste di attesa e per gli accertamenti diagnostici;
b. politiche di investimento per acquisto e rinnovo di attrezzature e mezzi necessari per una efficace e tempestiva erogazione dei servizi sanitari.
4. Non aver dato alcuna indicazione circa la necessità di affrontare e risolvere il problema del precariato;
5. non aver fatto chiarezza su quanto è emerso dalle verifiche fatte sulle cause della formazione del debito e in particolare nulla si sa di quanto sta emergendo sulla correttezza dei crediti vantati da alcuni privati che sono stati oggetto di discusse cartolarizzazioni nel passato e di vertenze amministrative in corso.
Su questi temi il gruppo dei Comunisti Italiani accetta la sfida di un confronto anche al fine di collaborare, con l’assessorato alla Sanità e con il commissario Redigolo che si è dichiarato disponibile.
Condivisibili una serie di misure volte a razionalizzare le spese per l’acquisto di beni e servizi, coma anche la volontà di contrattare, riducendolo in modo consistente, il budget con le cliniche e le strutture convenzionate private.
Condivisibile la necessità di mettere in carico alle ASL i controlli sulle prestazioni erogate in regime di convenzione, addossandone ad esse la responsabilità di vigilare sulla correttezza e appropriatezza delle stesse, sulla compatibilità con il numero dei posti accreditati, sulle modalità ed efficacia delle prestazioni erogate.
Per quanto riguarda la razionalizzazione della rete ospedaliera, pur condividendo la necessità di procedere ad un ridimensionamento di alcuni reparti e servizi in piccoli ospedali va ribadito il fatto che nessuna struttura dovrà essere “soppressa” ma che, tenendo conto delle reali necessità sanitarie e delle specificità del territorio, si potrà procedere a conversioni che consentano ai predetti presidi di svolgere altre funzioni più utili per la collettività. Presupposto di tali scelte dovrà essere il coinvolgimento delle istituzioni locali.
Assolutamente non condivisibile:
1. imposizione dei ticket sui farmaci che ancora una volta vanno a colpire i più deboli cioè i Malati:una vera e propria tassa sulla malattia.
2. Il fatto di non aver aperto una vertenza nei confronti del Governo nazionale che ha imposto tempi rigidi e ristretti per il ripianamento dei debiti pregressi, certamente non imputabili ai Cittadini abruzzesi che invece ne stanno già pagando conseguenze gravi in termini d salute.
3. Non aver fatto nessun cenno alla necessità di addivenire ad un abbattimento dei costi e ad un risparmio attraverso le due vie maestre e cioè:
a. la riduzione delle liste di attesa e per gli accertamenti diagnostici;
b. politiche di investimento per acquisto e rinnovo di attrezzature e mezzi necessari per una efficace e tempestiva erogazione dei servizi sanitari.
4. Non aver dato alcuna indicazione circa la necessità di affrontare e risolvere il problema del precariato;
5. non aver fatto chiarezza su quanto è emerso dalle verifiche fatte sulle cause della formazione del debito e in particolare nulla si sa di quanto sta emergendo sulla correttezza dei crediti vantati da alcuni privati che sono stati oggetto di discusse cartolarizzazioni nel passato e di vertenze amministrative in corso.
Su questi temi il gruppo dei Comunisti Italiani accetta la sfida di un confronto anche al fine di collaborare, con l’assessorato alla Sanità e con il commissario Redigolo che si è dichiarato disponibile.
Il Presidente del Gruppo P.d.C.I.
Antonio Saia
L’Aquila 25 marzo 2009
mercoledì 18 marzo 2009
Progetto di Legge “Disposizioni a favore delle persone con disabilità sottoposte a verifica per il rilascio della patente di guida”.
Relazione al progetto di Legge “Disposizioni a favore delle persone con disabilità sottoposte a verifica per il rilascio della patente di guida”
L’art 330 del Regolamento attuativo del codice della strada prevede i criteri e le modalità per l’accertamento e la certificazione dei requisiti fisici e psichici per il conseguimento della patente di guida.
Tale regolamento è penalizzante per alcuni Soggetti invalidi e/o affetti da patologie croniche (come ad esempio i diabetici e i cardiopatici), i quali oltre la disagio aggiuntivo legato al fatto di doversi recare presso le Commissioni provinciali, sono assoggettati al pagamento di tutti gli accertamenti richiesti per verificare l’idoneità fisico-psichica alla guida; ciò anche se sono in possesso dell’attestato di esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria per invalidità e/o malattia.
Ciò appare anche contraddittorio se si considera il fatto che la normativa quadro per i ticket sanitari prevede che dovrebbero essere totalmente esenti gli esami clinici obbligatori per Legge.
E’ inoltre inopportuno ed incivile che a Malati ed a portatori di handicap, cui dovrebbero essere rimossi tutti gli ostacoli che si frappongono per la conduzione di un esistenza “normale”, vengano imposte difficoltà ed oneri di tipo sociale ed economico.
Pertanto con la presente Legge la Regione Abruzzo, non potendo intervenire con l’abolizione del costo della prestazione, in quanto previsto della Legge nazionale, prevede per le categorie svantaggiate un rimborso delle spese sostenute per gli accertamenti sanitari rivolti ad accertare la loro idoneità psicofisica al conseguimento o alla conferma della patente di guida.
Ciò è tanto più necessario in quanto proprio a questi Soggetti svantaggiati la conferma della idoneità alla guida viene solitamente concessa per periodi limitati, perciò essi sono costretti con cadenza quasi annuale ad affrontare oltre al disagio, ingenti spese!.
Per risolvere il problema, almeno per quanto riguarda l’aspetto economico, la presente Legge prevede:
all’art. 1 le finalità;
all’art. 2 quali sono i destinatari del provvedimento (Invalidi, Diabetici ed altre categorie di Soggetti affetti da patologie croniche);
all’art. 3 le modalità per la concessione dei rimborsi;
all’art. 4 la norma finanziaria.
L’art 330 del Regolamento attuativo del codice della strada prevede i criteri e le modalità per l’accertamento e la certificazione dei requisiti fisici e psichici per il conseguimento della patente di guida.
Tale regolamento è penalizzante per alcuni Soggetti invalidi e/o affetti da patologie croniche (come ad esempio i diabetici e i cardiopatici), i quali oltre la disagio aggiuntivo legato al fatto di doversi recare presso le Commissioni provinciali, sono assoggettati al pagamento di tutti gli accertamenti richiesti per verificare l’idoneità fisico-psichica alla guida; ciò anche se sono in possesso dell’attestato di esenzione dalla partecipazione alla spesa sanitaria per invalidità e/o malattia.
Ciò appare anche contraddittorio se si considera il fatto che la normativa quadro per i ticket sanitari prevede che dovrebbero essere totalmente esenti gli esami clinici obbligatori per Legge.
E’ inoltre inopportuno ed incivile che a Malati ed a portatori di handicap, cui dovrebbero essere rimossi tutti gli ostacoli che si frappongono per la conduzione di un esistenza “normale”, vengano imposte difficoltà ed oneri di tipo sociale ed economico.
Pertanto con la presente Legge la Regione Abruzzo, non potendo intervenire con l’abolizione del costo della prestazione, in quanto previsto della Legge nazionale, prevede per le categorie svantaggiate un rimborso delle spese sostenute per gli accertamenti sanitari rivolti ad accertare la loro idoneità psicofisica al conseguimento o alla conferma della patente di guida.
Ciò è tanto più necessario in quanto proprio a questi Soggetti svantaggiati la conferma della idoneità alla guida viene solitamente concessa per periodi limitati, perciò essi sono costretti con cadenza quasi annuale ad affrontare oltre al disagio, ingenti spese!.
Per risolvere il problema, almeno per quanto riguarda l’aspetto economico, la presente Legge prevede:
all’art. 1 le finalità;
all’art. 2 quali sono i destinatari del provvedimento (Invalidi, Diabetici ed altre categorie di Soggetti affetti da patologie croniche);
all’art. 3 le modalità per la concessione dei rimborsi;
all’art. 4 la norma finanziaria.
Progetto di Legge “Disposizioni a favore delle persone con disabilità sottoposte a verifica per il rilascio della patente di guida”.
Articolo 1
(Finalità)
1. In attuazione del comma 2 dell’art. 7 dello Statuto, la Regione Abruzzo sostiene le persone con disabilità sottoposte all’accertamento dei requisiti fisici e psichici per il rilascio della patente di guida, ai sensi dell’art. 119 del D.-Lgs. 30 .04.1992, n. 285 “Nuovo codice della strada.”.
2. Il sostegno della Regione avviene mediante rimborso delle spese sostenute dai soggetti di cui al comma 1 per le prestazioni rese da consulenti o istituti medici specialistici appartenenti a strutture pubbliche richieste dalla Commissione medica locale al fine dell’accertamento dei requisiti fisici e psichici per il rilascio della patente di guida, previa presentazione della documentazione relativa alle spese sostenute.
Articolo 2
(Destinatari)
1. I rimborsi previsti dalla presente legge sono destinati:
a) ai mutilati e minorati fisici;
b) a coloro nei confronti dei quali l’esito degli accertamenti clinici, strumentali e di laboratorio faccia sorgere al medico di cui al comma 2 dell’art. 119 del D.Lgs. 285/1992 dubbi sulla idoneità e la sicurezza della guida;
c) ai soggetti affetti da diabete per il conseguimento, la revisione o la conferma delle patenti C, D, CE, DE e sottocategorie.
Articolo 3
(Modalità per la concessione dei contributi)
1. Per la finalità di cui all’art. 1 la Regione rimborsa ai soggetti di cui alle lettere a), d) e d bis) del comma 4 dell’art. 119 del D.-Lgs. 285/1992 le spese sostenute per gli accertamenti di cui al comma 2 dell’art. 1.
2. Le richieste di rimborso sono inoltrate alla Direzione regionale competente per materia entro il trenta ottobre di ogni anno.
3. La richiesta di contributo è corredata da una dichiarazione con cui il richiedente attesta:
a. il possesso dei requisiti soggettivi di cui alle lettere a), d) e d bis) del comma 4 dell’art. 119 del D.Lgs. 285/1992;
b. di aver sostenuto su richiesta della commissione medica locale nell’anno precedente le spese di cui a distinta allegata, corredata dalla documentazione relativa alle spese stesse.
4. La Giunta regionale entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge disciplina con proprio atto le modalità di richiesta dei rimborsi di cui al comma 1.
5. Per l’anno 2009, le richieste di cui al comma 2 sono inoltrate alla Direzione competente entro trenta giorni dall’adozione dell’atto di cui al comma 4.
Articolo 4
(Norma finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dai contributi previsti dall’art. 3, quantificati per l’anno 2009 in € 50.000,00 si provvede per l’esercizio finanziario in corso mediante istituzione di apposito capitolo di spesa, da istituire nel bilancio della Regione Abruzzo in fase di approvazione.
Per gli esercizi successivi si provvede mediante iscrizione sul pertinente capitolo di spesa dello stanziamento determinato dalle annuali leggi di bilancio.
Articolo 5
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo.
Il Consigliere proponente
Antonio Saia
L’Aquila 17 marzo 2009
Articolo 1
(Finalità)
1. In attuazione del comma 2 dell’art. 7 dello Statuto, la Regione Abruzzo sostiene le persone con disabilità sottoposte all’accertamento dei requisiti fisici e psichici per il rilascio della patente di guida, ai sensi dell’art. 119 del D.-Lgs. 30 .04.1992, n. 285 “Nuovo codice della strada.”.
2. Il sostegno della Regione avviene mediante rimborso delle spese sostenute dai soggetti di cui al comma 1 per le prestazioni rese da consulenti o istituti medici specialistici appartenenti a strutture pubbliche richieste dalla Commissione medica locale al fine dell’accertamento dei requisiti fisici e psichici per il rilascio della patente di guida, previa presentazione della documentazione relativa alle spese sostenute.
Articolo 2
(Destinatari)
1. I rimborsi previsti dalla presente legge sono destinati:
a) ai mutilati e minorati fisici;
b) a coloro nei confronti dei quali l’esito degli accertamenti clinici, strumentali e di laboratorio faccia sorgere al medico di cui al comma 2 dell’art. 119 del D.Lgs. 285/1992 dubbi sulla idoneità e la sicurezza della guida;
c) ai soggetti affetti da diabete per il conseguimento, la revisione o la conferma delle patenti C, D, CE, DE e sottocategorie.
Articolo 3
(Modalità per la concessione dei contributi)
1. Per la finalità di cui all’art. 1 la Regione rimborsa ai soggetti di cui alle lettere a), d) e d bis) del comma 4 dell’art. 119 del D.-Lgs. 285/1992 le spese sostenute per gli accertamenti di cui al comma 2 dell’art. 1.
2. Le richieste di rimborso sono inoltrate alla Direzione regionale competente per materia entro il trenta ottobre di ogni anno.
3. La richiesta di contributo è corredata da una dichiarazione con cui il richiedente attesta:
a. il possesso dei requisiti soggettivi di cui alle lettere a), d) e d bis) del comma 4 dell’art. 119 del D.Lgs. 285/1992;
b. di aver sostenuto su richiesta della commissione medica locale nell’anno precedente le spese di cui a distinta allegata, corredata dalla documentazione relativa alle spese stesse.
4. La Giunta regionale entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge disciplina con proprio atto le modalità di richiesta dei rimborsi di cui al comma 1.
5. Per l’anno 2009, le richieste di cui al comma 2 sono inoltrate alla Direzione competente entro trenta giorni dall’adozione dell’atto di cui al comma 4.
Articolo 4
(Norma finanziaria)
1. Agli oneri derivanti dai contributi previsti dall’art. 3, quantificati per l’anno 2009 in € 50.000,00 si provvede per l’esercizio finanziario in corso mediante istituzione di apposito capitolo di spesa, da istituire nel bilancio della Regione Abruzzo in fase di approvazione.
Per gli esercizi successivi si provvede mediante iscrizione sul pertinente capitolo di spesa dello stanziamento determinato dalle annuali leggi di bilancio.
Articolo 5
(Entrata in vigore)
1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo.
Il Consigliere proponente
Antonio Saia
L’Aquila 17 marzo 2009
martedì 17 marzo 2009
SANITA': LE RICHIESTE DEL PdCI
Rispetto alla condivisibile impostazione del Piano Sanitario, il PdCI richiede:
1. Sanità pubblica:
- Razionalizzazione dell’intera rete di servizi, con un reale trasferimento delle risorse e dei servizi verso il territorio, per ovviare al taglio dei posti letto ospedalieri, migliorando efficienza e qualità e garantendo un’omogenea diffusione sull’intero territorio regionale;
- Potenziamento della prevenzione e dei controlli nei luoghi di lavoro.
- Programmazione di un migliore utilizzo del personale, prevedendo il riassorbimento degli eventuali esuberi della sanità privata.
- Razionalizzazione dell’intera rete di servizi, con un reale trasferimento delle risorse e dei servizi verso il territorio, per ovviare al taglio dei posti letto ospedalieri, migliorando efficienza e qualità e garantendo un’omogenea diffusione sull’intero territorio regionale;
- Potenziamento della prevenzione e dei controlli nei luoghi di lavoro.
- Programmazione di un migliore utilizzo del personale, prevedendo il riassorbimento degli eventuali esuberi della sanità privata.
2. Sanità privata:
- Valutazione del taglio in termini di spesa, prima che di posti letto, tenendo conto anche degli incrementi e dei comportamenti tenuti negli ultimi anni;
- Reale riequilibrio di lungodegenza e riabilitazione tra pubblico e privato;
- Il sistema dei controlli per la valutazione di appropriatezza dei ricoveri, DRG, utilizzo dei posti letto accreditati, standards di personale, deve essere adeguato e legarsi strettamente a misure sanzionatorie certe;
- Valutazione del taglio in termini di spesa, prima che di posti letto, tenendo conto anche degli incrementi e dei comportamenti tenuti negli ultimi anni;
- Reale riequilibrio di lungodegenza e riabilitazione tra pubblico e privato;
- Il sistema dei controlli per la valutazione di appropriatezza dei ricoveri, DRG, utilizzo dei posti letto accreditati, standards di personale, deve essere adeguato e legarsi strettamente a misure sanzionatorie certe;
3. L’intera programmazione deve rimanere in capo alla Giunta e al Consiglio regionale e non se ne può demandare una parte significativa ai direttori generali delle ASL.
Alla luce di quanto accaduto nel settore sanità che ha evidenziato come il sistema delle convenzioni produca fenomeni di degrado a scapito del primario interesse della tutela della salute, occorre ribadire con forza la necessità di salvaguardare gli attuali presidi ospedalieri della Provincia di Teramo potenziando e qualificandoli mediante la previsione per ciascuno di essi struttre di reparti di eccellenza e di specializzazione che devono scaturire tenendo conto della tradizione di ciascun presidio e delle caratteristiche delle territorialità di riferimento.
Alla luce di quanto accaduto nel settore sanità che ha evidenziato come il sistema delle convenzioni produca fenomeni di degrado a scapito del primario interesse della tutela della salute, occorre ribadire con forza la necessità di salvaguardare gli attuali presidi ospedalieri della Provincia di Teramo potenziando e qualificandoli mediante la previsione per ciascuno di essi struttre di reparti di eccellenza e di specializzazione che devono scaturire tenendo conto della tradizione di ciascun presidio e delle caratteristiche delle territorialità di riferimento.
Partito dei Comunisti Italiani
Federazione Teramo
Federazione Teramo
sabato 14 marzo 2009
ALCUNE OSSERVAZIONI SULLA SANITA’ IN ABRUZZO
Considerazioni preliminari
Impossibile una valutazione che non parta da due considerazioni preliminari:
A) la CAUSA del formarsi dell’enorme debito accusato dalla sanità delle nostra Regione;
B) l’ANALISI delle cose che non vanno.
A) Noi riteniamo che il debito accumulato nel corso di questi anni, ed in costante aumento, riconosca cause diverse tra cui :
1) preponderante è il peso della sanità privata, non tanto e non solo per la sua incidenza sui costi complessivi della sanità, ma soprattutto per la totale anarchia nel settore che ha consentito che la gran parte delle prestazioni “acquistate” dai privati possono essere considerate “improprie” e non “complementari”, bensì prestazioni ordinarie, di scarsa qualità e di basso impegno, che quindi incidono solo, aumentando l’offerta, sulla moltiplicazione delle richieste e sull’aumento della spesa, anziché agire sul miglioramento della qualità complessiva dell’assistenza sanitaria.
Va detto inoltre che vi è una palese discrasia tra quanto è scritto nelle leggi regionali e nei piani e quanto avviene nella realtà.
Si parla infatti di taglio di posti letto e/o altro ma nella realtà tutti sanno che vi è un costante e continuo aumento di ricoveri e prestazioni ambulatoriali erogate sotto varie forme dal privato accreditato.
E vi è una inspiegabile moltiplicazione, nel settore privato, di reparti e servizi, (spesso inutili e doppioni), che non fanno che aumentare l’offerta ed indurre l’aumento di spesa. (es.- chiude la cardiologia dell’ospedale di Popoli, aprono reparti di cardiologia ed emodinamica in tutte le cliniche private di Chieti-Pescara, mentre tali reparti, e in particolare l’emodinamica, sono assenti e/o carenti nella gran parte del territorio abruzzese).
2) Vi è una gravissima carenza se non addirittura una totale assenza dei controlli sulla spesa e sull’attività dei privati.
Anzi, è paradossale, mentre vi sono controlli e sollecitazioni a ridurre ricoveri e spese nei confronti delle strutture Pubbliche, si è lasciato campo totalmente libero ai privati stessi.
3) Si sono svuotati reparti e attività presso strutture pubbliche, che avrebbero potuto “produrre” erogando prestazioni direttamente e quindi facendo risparmiare le ASL che tali prestazioni dovevano pagare “a piè di lista” ad erogatori privati.
Esempi ve ne sono a iosa, basti vedere i tempi di attesa per alcune prestazioni (ecografia, endoscopia, RMN, TAC ecc.) e/o le condizioni in cui sono “abbandonate“ le pochissime RSA pubbliche ed i centri pubblici di riabilitazione: in primis l’ospedale di San Valentino (centro di riabilitazione a carattere regionale costretto a lavorare al 20% delle sue potenzialità, letteralmente “spogliato” di personale e mezzi e gravemente ed inspiegabilmente ridimensionato anche nel PSR!!).
4) tranne poche eccezioni, più di facciata che reali, si sono indeboliti o non sono tutti funzionanti realmente, i servizi territoriali che avrebbero potuto ridurre il ricorso al ricovero impropri e soprattutto i servizi di riabilitazione territoriali.
5) tranne poche sporadiche eccezioni, come i controlli di prescrizione e spesa nei confronti dei medici di base, poco o nulla è stato fatto per ridurre la spesa farmaceutica. Gli stessi provvedimenti assunti per razionalizzare le prescrizioni farmaceutiche indirizzandole verso farmaci generici o molecole di minor costo, pur avendo probabilmente ridotto in parte la spesa, sono state vissute come imposizione coercitiva e in taluni casi rischiano di indurre una scarsa qualità di cura nei confronti di Cittadini malati, producendo poi un incremento di spesa per altre vie: ( aumento di ricoveri, aumento di patologie, aumento di giornate di malattia e di postumi invalidanti).
b) gran parte delle cose che non vanno si può evincere già da quanto detto sopra:
1. Progressiva smobilitazione di Ospedali Pubblici, specie di quelli periferici. Assistiamo continuamente a chiusura di reparti. Ospedali che fino a qualche anno fa erano il fiore all’occhiello della sanità abruzzese(Popoli, Giulianova, Atri, Penne, Guardiagrele, Castel di Sangro ecc.) soffrono oggi una progressiva dequalificazione dovuta a tagli di servizi, personale e reparti sì che si è creata una sfiducia nei Cittadini stessi che, quindi, si rivolgono alla sanità privata, apparentemente più efficiente e senz’altro più “ATTRAENTE” sul piano dell’immagine, del marketing, del confort alberghiero e dei tempi di attesa!
2. manca una efficiente e seria rete per i controlli e specialmente per il controllo della spesa, della qualità delle prestazioni e dei servizi, e dell’appropriatezza dei ricoveri e di tutte le prestazioni in generale.
3. Totale assenza in Abruzzo di Hospices per malati terminali, tumorali e non.
4. Manca qualunque centro di accoglienza per alcune patologie particolari, quali ad esempio l’Autismo, e sono molto scarsi centri per l’accoglienza e/o il recupero di altre gravi patologie altamente invalidanti quali il Parkinson e l’Alzhaimer che, oltre a causare gravissime limitazioni funzionali ed intellettive ai soggetti che ne sono affetti, determinano uno sconvolgimento sociale nelle famiglie degli stessi, abbandonate a sè stesse con un problema spesso troppo grande per loro ed insopportabile.
5. Gravissimi ritardi nell’erogazione di prestazioni ambulatoriali e servizi territoriali e domiciliari quali esami endoscopici, TAC, RMN, riabilitazione domiciliare, ecografie doppler ecc.
6. Grave e cronica carenza nel territorio regionale dei servizi di radioterapia che, come è noto, servono soprattutto ai malati più gravi affetti da tumore, i quali sono spesso costretti ad attendere tempi troppo lunghi, (incompatibili con la loro prospettiva di vita, con l’aggressività della malattia e con la gravità della sintomatologia dolorosa), oppure ad emigrare in altre regioni ove il più spesso trovano le porte chiuse.
7. Assenza di qualunque tutela e controllo nei confronti del personale delle strutture private accreditate, spesso assunte con contratti atipici, con orari molto ridotti, con mansioni non chiare e/o professionalità a volte inadeguate.
8. Cronica inadeguatezza dei servizi e dei reparti di degenza per i malati di mente, dei servizi territoriali di assistenza ad essi ed alle loro famiglie e manca un serio progetto per loro di riabilitazione e reinserimento sociale.
9. Insoddisfacente nel piano di rientro della spesa, il piano che sembra affidare tutto al taglio dei posti letto e delle degenze ospedaliere il che riconduce al fatto che ciò, a fronte di un sicuro”declino” degli ospedali e della sanità pubblica e di una incerta e spesso frettolosa assistenza ai pazienti, lascia ampi spazi alla sanità privata che può massimizzare i profitti anche in presenza di tagli fittizi, scegliendo le patologie e i servizi più redditizi e di minor impegno sul piano dei costi e del personale.
10. Mancati controlli sulla spesa farmaceutica e sugli sprechi. Ad esempio quando e dove si controllano le prescrizioni degli ospedali e degli specialisti? Come si controlla che i pazienti ricoverati presso strutture pubbliche e private non siano costretti a portarsi i farmaci da casa (cosa che avviene spesso con conseguente aggravio dei costi a carico delle ASL, che così pagano due volte)? Come si controlla che ai pazienti dimessi vengano sempre e sistematicamente forniti i farmaci per assicurare i cinque giorni di cura, ed eventualmente anche oltre per i farmaci di alto costo? Come si controlla l’efficienza della fornitura diretta dei farmaci agli assistiti in ADI? Come si controllano gli incredibili sprechi che si verificano nella fornitura di altri presidii?(ad esempio che fine fanno molti dei presidii di riabilitazione quali carrozzelle, letti, bastoni, ecc. allorché non servono più?)
11. Assolutamente carente è nella nostra regione l’organizzazione per affrontare le grandi emergenze cardiovascolari, (va ricordato che le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la prima causa di malattia e di morte della popolazione italiana). Tale carenza è dovuta sia alla mancanza di una efficiente rete organizzativa territoriale, sia alla dislocazione stessa dei centri di cardiologia intensiva ed emodinamica di cui la maggior parte dei centri (due pubblici e tre privati) accentrati in un area ristretta nel raggio di 15 Km tra Chieti e Pescara, mentre l’80% del territorio della regione ne è gravemente carente.
12. Mancata o insufficiente organizzazione “sistematica” di un programma di prevenzione, specie nel campo dei tumori.E’ vero che negli ultimi tempi vi sono state e sono in corso iniziative in ambito regionale in alcuni settori, ma è altrettanto chiaro che gli intereventi sono lasciati spesso a sporadiche iniziative di alcune ASL, spesso limitate a territori ancora più ristretti riguardanti singoli comuni. E’ noto che grandi risultati si potrebbero ottenere, specie per alcuni tumori (colon, utero, mammella, prostata, ecc.) se si attuasse un piano di prevenzione diffuso a tutta la Regione e soprattutto costante nel tempo.
Ma fermiamoci qui, anche se vi sarebbero altre cose da segnalare su cui, per esigenza di sintesi è meglio, in questa sede, sorvolare come la lotta all’AIDS, alle tossicodipendenze, al fumo, all’alcolismo, la prevenzione degli infortuni stradali, domestici e del lavoro ecc.(campi questi di non esclusivo interesse sanitario ma che comunque coinvolgono anche scelte ed investimenti nel settore).
c) Sin qui la denuncia ma non possiamo, quale forza che vuole cimentarsi nel governo della regione, fermarci ad indicare le carenze: occorre indicare i possibili rimedi e soprattutto, le fonti da cui attingere i fondi per fare ciò che va fatto.
Noi pensiamo innanzitutto che occorre studiare come e dove risparmiare su spese inutili onde dirottare fondi su altri servizi.
Sono maturi i tempi di pensare seriamente ad una riduzione delle ASL abruzzesi che potrebbero essere ridotte a quattro ASL provinciali sì da far coincidere interventi vari negli stessi ambiti, pensando anche, ad esempio, di poter affidare alle Province stesse alcune campagne di prevenzione o altro, con risparmio di costi a carico della sanità.
Costituire subito dei nuclei per i controlli e per gli accreditamenti.
Rivedere i requisiti reali, non quelli sulla carta, di tutte le strutture accreditate e verificare l’appropriatezza dei ricoveri, delle prescrizioni e dei servizi erogati.
Pianificare la rete ospedaliera pubblica ma anche quella privata, non tenendo conto tanto e solo sul numero dei posti letto, ma anche sull’utilità o meno della presenza di tali reparti, sì da evitare che un’offerta eccessiva continui a provocare una moltiplicazione di patologie e di costi.
Dar seguito a quanto previsto dalla legge nazionale (nel Capitolo riguardante la chiusura degli ospedali psichiatrici) che prevede il possibile riassorbimento del personale licenziato da strutture private per riduzione dei posti letto e coprire con esso i numerosissimi posti vacanti presso le strutture pubbliche ospedaliere e territoriali.
Procedere subito con reclutamento di personale specializzato, con contratti di lavoro vari, anche libero professionali, finalizzato ad erogare prestazioni e servizi che consentano di ridurre le liste di attesa in settori oggi fortemente intasati e già segnalati sopra.
Ciò consentirebbe alle ASL:
· a) di risparmiare sui costi necessari a pagare tali prestazioni ai privati accreditati;
· b) ad introitare tickets che consentirebbero essi stessi di pagare gli operatori (si pensi che il costo orario di uno specialista ecografista potrebbe essere di 50-80 euro, mentre il tickets di un solo esame è di oltre 36 euro!);
· c) di dare un servizio in tempi ragionevoli agli assistiti.
Ridare completa efficienza agli Ospedali Pubblici, sia quelli delle grandi città, sia quelli del territorio, sì da assicurare una assistenza efficiente e ridare fiducia alle popolazioni di riferimento dei diversi territori di pertinenza.
Potenziare i Servizi e reparti pubblici di riabilitazione, a partire dall’Ospedale Regionale di San Valentino, che deve essere riportato al suo originale dimensionamento, per sottrarre al privato almeno una parte del colossale affare che oggi realizza in questo settore.
Organizzare un’efficiente rete di prevenzione che si basi su programmi sistematici attuabili con continuità su tutto il territorio regionale.
Potenziare i servizi di radioterapia e di cardiologia in tutto il territorio regionale ed organizzare una rete efficiente per l’emergenza cardiovascolare che sia in grado di affrontare in tempo reale anche le emergenze più acute e difficili!
Aprire un adeguato numero di Hospices per affrontare le gravi problematiche di salute dei malati terminali, utilizzando gli appositi fondi stanziati molti anni fa dallo stato. (A tal proposito va ricordato che la Regione Abruzzo è stata sanzionata dal Governo Nazionale per non aver creato nessuno di tali centri).
Creare un efficiente ed utile raccordo tra le Strutture Ospedaliere e territoriali e tra i centri di riabilitazione per i malati di mente e per i tossicodipendenti finalizzando fondi più adeguati per il riavviamento al lavoro degli stessi, in ciò raccordandosi con i Servizi Sociali.
Attuare un programma per la razionalizzazione della spesa farmaceutica e della spesa per i servizi di riabilitazione che preveda:
a) il coinvolgimento di tutti i prescrittori (medici generici,specialisti territoriali ed ospedalieri) su un paino di razionalizzazione.
b) controlli atti ad evitare che presso ospedali Pubblici e soprattutto privati venga impropriamente richiesta ai pazienti di approvvigionarsi dei farmaci dall’esterno.
c) il recupero ed il riutilizzo di farmaci e presidii non più usati (o sostituiti) e che siano certamente efficienti e non deteriorati.
d) Che vengano avviati procedimenti per l’acquisizione da parte di tutta la Regione di grossi stock di farmaci di largo consumo con procedure di appalto che consentano risparmi certi.
e) che venga ovunque rispettata la norma di consegnare ai pazienti dimessi il quantitativo di farmaci atto a garantire almeno cinque giorni di terapia ma, pei i più costosi, anche periodi più lunghi.
Provvedere a rivedere la costituzione di tutte le Commissioni Invalidi Civili soprattutto di quelle che, (come nella ASL di Pescara), sono state istituite con procedure palesemente non trasparenti.
Per concludere va segnalato un altro punto che registra una grave anomalia nella nostra regione ove, in modo palesemente poco aderente alla legge, non si assicura con gli strumenti adatti il coinvolgimento dei Comuni (e quindi dell’intera Comunità) e degli operatori, nelle scelte e nell’organizzazione del Servizio Sanitario del territorio.
Ancora oggi non sono stati definiti gli strumenti idonei per garantire all’Assemblea dei Sindaci ed ai Comitati ristretti la reale partecipazione all’organizzazione della sanità sul piano delle proposte e del giudizio sui risultati.
Non si è tenuto conto delle proposte né delle valutazioni date dai Comitati ristretti e si continua a preferire il rapporto diretto ed esclusivo tra i Direttori Generali e la Giunta Regionale, il che crea oggettivamente un vulnus di democrazia ed uno strappo rispetto allo spirito ed al dettato della legge di riforma della sanità.
Analogo discorso per quanto riguarda il Comitato dei Sindaci dei distretti sanitari di base, mai sentiti ed addirittura neanche costituiti dai Direttori generali, che continuano così ad agire in assoluta e completa libertà d’azione, senza tener conto delle necessità locali e nel rapporto esclusivo con l’autorità regionale di cui esprimono la diretta emanazione.
Vorrei ricordare che anche questa è una palese omissione della ormai decennale prescrizione di legge!
Impossibile una valutazione che non parta da due considerazioni preliminari:
A) la CAUSA del formarsi dell’enorme debito accusato dalla sanità delle nostra Regione;
B) l’ANALISI delle cose che non vanno.
A) Noi riteniamo che il debito accumulato nel corso di questi anni, ed in costante aumento, riconosca cause diverse tra cui :
1) preponderante è il peso della sanità privata, non tanto e non solo per la sua incidenza sui costi complessivi della sanità, ma soprattutto per la totale anarchia nel settore che ha consentito che la gran parte delle prestazioni “acquistate” dai privati possono essere considerate “improprie” e non “complementari”, bensì prestazioni ordinarie, di scarsa qualità e di basso impegno, che quindi incidono solo, aumentando l’offerta, sulla moltiplicazione delle richieste e sull’aumento della spesa, anziché agire sul miglioramento della qualità complessiva dell’assistenza sanitaria.
Va detto inoltre che vi è una palese discrasia tra quanto è scritto nelle leggi regionali e nei piani e quanto avviene nella realtà.
Si parla infatti di taglio di posti letto e/o altro ma nella realtà tutti sanno che vi è un costante e continuo aumento di ricoveri e prestazioni ambulatoriali erogate sotto varie forme dal privato accreditato.
E vi è una inspiegabile moltiplicazione, nel settore privato, di reparti e servizi, (spesso inutili e doppioni), che non fanno che aumentare l’offerta ed indurre l’aumento di spesa. (es.- chiude la cardiologia dell’ospedale di Popoli, aprono reparti di cardiologia ed emodinamica in tutte le cliniche private di Chieti-Pescara, mentre tali reparti, e in particolare l’emodinamica, sono assenti e/o carenti nella gran parte del territorio abruzzese).
2) Vi è una gravissima carenza se non addirittura una totale assenza dei controlli sulla spesa e sull’attività dei privati.
Anzi, è paradossale, mentre vi sono controlli e sollecitazioni a ridurre ricoveri e spese nei confronti delle strutture Pubbliche, si è lasciato campo totalmente libero ai privati stessi.
3) Si sono svuotati reparti e attività presso strutture pubbliche, che avrebbero potuto “produrre” erogando prestazioni direttamente e quindi facendo risparmiare le ASL che tali prestazioni dovevano pagare “a piè di lista” ad erogatori privati.
Esempi ve ne sono a iosa, basti vedere i tempi di attesa per alcune prestazioni (ecografia, endoscopia, RMN, TAC ecc.) e/o le condizioni in cui sono “abbandonate“ le pochissime RSA pubbliche ed i centri pubblici di riabilitazione: in primis l’ospedale di San Valentino (centro di riabilitazione a carattere regionale costretto a lavorare al 20% delle sue potenzialità, letteralmente “spogliato” di personale e mezzi e gravemente ed inspiegabilmente ridimensionato anche nel PSR!!).
4) tranne poche eccezioni, più di facciata che reali, si sono indeboliti o non sono tutti funzionanti realmente, i servizi territoriali che avrebbero potuto ridurre il ricorso al ricovero impropri e soprattutto i servizi di riabilitazione territoriali.
5) tranne poche sporadiche eccezioni, come i controlli di prescrizione e spesa nei confronti dei medici di base, poco o nulla è stato fatto per ridurre la spesa farmaceutica. Gli stessi provvedimenti assunti per razionalizzare le prescrizioni farmaceutiche indirizzandole verso farmaci generici o molecole di minor costo, pur avendo probabilmente ridotto in parte la spesa, sono state vissute come imposizione coercitiva e in taluni casi rischiano di indurre una scarsa qualità di cura nei confronti di Cittadini malati, producendo poi un incremento di spesa per altre vie: ( aumento di ricoveri, aumento di patologie, aumento di giornate di malattia e di postumi invalidanti).
b) gran parte delle cose che non vanno si può evincere già da quanto detto sopra:
1. Progressiva smobilitazione di Ospedali Pubblici, specie di quelli periferici. Assistiamo continuamente a chiusura di reparti. Ospedali che fino a qualche anno fa erano il fiore all’occhiello della sanità abruzzese(Popoli, Giulianova, Atri, Penne, Guardiagrele, Castel di Sangro ecc.) soffrono oggi una progressiva dequalificazione dovuta a tagli di servizi, personale e reparti sì che si è creata una sfiducia nei Cittadini stessi che, quindi, si rivolgono alla sanità privata, apparentemente più efficiente e senz’altro più “ATTRAENTE” sul piano dell’immagine, del marketing, del confort alberghiero e dei tempi di attesa!
2. manca una efficiente e seria rete per i controlli e specialmente per il controllo della spesa, della qualità delle prestazioni e dei servizi, e dell’appropriatezza dei ricoveri e di tutte le prestazioni in generale.
3. Totale assenza in Abruzzo di Hospices per malati terminali, tumorali e non.
4. Manca qualunque centro di accoglienza per alcune patologie particolari, quali ad esempio l’Autismo, e sono molto scarsi centri per l’accoglienza e/o il recupero di altre gravi patologie altamente invalidanti quali il Parkinson e l’Alzhaimer che, oltre a causare gravissime limitazioni funzionali ed intellettive ai soggetti che ne sono affetti, determinano uno sconvolgimento sociale nelle famiglie degli stessi, abbandonate a sè stesse con un problema spesso troppo grande per loro ed insopportabile.
5. Gravissimi ritardi nell’erogazione di prestazioni ambulatoriali e servizi territoriali e domiciliari quali esami endoscopici, TAC, RMN, riabilitazione domiciliare, ecografie doppler ecc.
6. Grave e cronica carenza nel territorio regionale dei servizi di radioterapia che, come è noto, servono soprattutto ai malati più gravi affetti da tumore, i quali sono spesso costretti ad attendere tempi troppo lunghi, (incompatibili con la loro prospettiva di vita, con l’aggressività della malattia e con la gravità della sintomatologia dolorosa), oppure ad emigrare in altre regioni ove il più spesso trovano le porte chiuse.
7. Assenza di qualunque tutela e controllo nei confronti del personale delle strutture private accreditate, spesso assunte con contratti atipici, con orari molto ridotti, con mansioni non chiare e/o professionalità a volte inadeguate.
8. Cronica inadeguatezza dei servizi e dei reparti di degenza per i malati di mente, dei servizi territoriali di assistenza ad essi ed alle loro famiglie e manca un serio progetto per loro di riabilitazione e reinserimento sociale.
9. Insoddisfacente nel piano di rientro della spesa, il piano che sembra affidare tutto al taglio dei posti letto e delle degenze ospedaliere il che riconduce al fatto che ciò, a fronte di un sicuro”declino” degli ospedali e della sanità pubblica e di una incerta e spesso frettolosa assistenza ai pazienti, lascia ampi spazi alla sanità privata che può massimizzare i profitti anche in presenza di tagli fittizi, scegliendo le patologie e i servizi più redditizi e di minor impegno sul piano dei costi e del personale.
10. Mancati controlli sulla spesa farmaceutica e sugli sprechi. Ad esempio quando e dove si controllano le prescrizioni degli ospedali e degli specialisti? Come si controlla che i pazienti ricoverati presso strutture pubbliche e private non siano costretti a portarsi i farmaci da casa (cosa che avviene spesso con conseguente aggravio dei costi a carico delle ASL, che così pagano due volte)? Come si controlla che ai pazienti dimessi vengano sempre e sistematicamente forniti i farmaci per assicurare i cinque giorni di cura, ed eventualmente anche oltre per i farmaci di alto costo? Come si controlla l’efficienza della fornitura diretta dei farmaci agli assistiti in ADI? Come si controllano gli incredibili sprechi che si verificano nella fornitura di altri presidii?(ad esempio che fine fanno molti dei presidii di riabilitazione quali carrozzelle, letti, bastoni, ecc. allorché non servono più?)
11. Assolutamente carente è nella nostra regione l’organizzazione per affrontare le grandi emergenze cardiovascolari, (va ricordato che le malattie cardiovascolari rappresentano ancora la prima causa di malattia e di morte della popolazione italiana). Tale carenza è dovuta sia alla mancanza di una efficiente rete organizzativa territoriale, sia alla dislocazione stessa dei centri di cardiologia intensiva ed emodinamica di cui la maggior parte dei centri (due pubblici e tre privati) accentrati in un area ristretta nel raggio di 15 Km tra Chieti e Pescara, mentre l’80% del territorio della regione ne è gravemente carente.
12. Mancata o insufficiente organizzazione “sistematica” di un programma di prevenzione, specie nel campo dei tumori.E’ vero che negli ultimi tempi vi sono state e sono in corso iniziative in ambito regionale in alcuni settori, ma è altrettanto chiaro che gli intereventi sono lasciati spesso a sporadiche iniziative di alcune ASL, spesso limitate a territori ancora più ristretti riguardanti singoli comuni. E’ noto che grandi risultati si potrebbero ottenere, specie per alcuni tumori (colon, utero, mammella, prostata, ecc.) se si attuasse un piano di prevenzione diffuso a tutta la Regione e soprattutto costante nel tempo.
Ma fermiamoci qui, anche se vi sarebbero altre cose da segnalare su cui, per esigenza di sintesi è meglio, in questa sede, sorvolare come la lotta all’AIDS, alle tossicodipendenze, al fumo, all’alcolismo, la prevenzione degli infortuni stradali, domestici e del lavoro ecc.(campi questi di non esclusivo interesse sanitario ma che comunque coinvolgono anche scelte ed investimenti nel settore).
c) Sin qui la denuncia ma non possiamo, quale forza che vuole cimentarsi nel governo della regione, fermarci ad indicare le carenze: occorre indicare i possibili rimedi e soprattutto, le fonti da cui attingere i fondi per fare ciò che va fatto.
Noi pensiamo innanzitutto che occorre studiare come e dove risparmiare su spese inutili onde dirottare fondi su altri servizi.
Sono maturi i tempi di pensare seriamente ad una riduzione delle ASL abruzzesi che potrebbero essere ridotte a quattro ASL provinciali sì da far coincidere interventi vari negli stessi ambiti, pensando anche, ad esempio, di poter affidare alle Province stesse alcune campagne di prevenzione o altro, con risparmio di costi a carico della sanità.
Costituire subito dei nuclei per i controlli e per gli accreditamenti.
Rivedere i requisiti reali, non quelli sulla carta, di tutte le strutture accreditate e verificare l’appropriatezza dei ricoveri, delle prescrizioni e dei servizi erogati.
Pianificare la rete ospedaliera pubblica ma anche quella privata, non tenendo conto tanto e solo sul numero dei posti letto, ma anche sull’utilità o meno della presenza di tali reparti, sì da evitare che un’offerta eccessiva continui a provocare una moltiplicazione di patologie e di costi.
Dar seguito a quanto previsto dalla legge nazionale (nel Capitolo riguardante la chiusura degli ospedali psichiatrici) che prevede il possibile riassorbimento del personale licenziato da strutture private per riduzione dei posti letto e coprire con esso i numerosissimi posti vacanti presso le strutture pubbliche ospedaliere e territoriali.
Procedere subito con reclutamento di personale specializzato, con contratti di lavoro vari, anche libero professionali, finalizzato ad erogare prestazioni e servizi che consentano di ridurre le liste di attesa in settori oggi fortemente intasati e già segnalati sopra.
Ciò consentirebbe alle ASL:
· a) di risparmiare sui costi necessari a pagare tali prestazioni ai privati accreditati;
· b) ad introitare tickets che consentirebbero essi stessi di pagare gli operatori (si pensi che il costo orario di uno specialista ecografista potrebbe essere di 50-80 euro, mentre il tickets di un solo esame è di oltre 36 euro!);
· c) di dare un servizio in tempi ragionevoli agli assistiti.
Ridare completa efficienza agli Ospedali Pubblici, sia quelli delle grandi città, sia quelli del territorio, sì da assicurare una assistenza efficiente e ridare fiducia alle popolazioni di riferimento dei diversi territori di pertinenza.
Potenziare i Servizi e reparti pubblici di riabilitazione, a partire dall’Ospedale Regionale di San Valentino, che deve essere riportato al suo originale dimensionamento, per sottrarre al privato almeno una parte del colossale affare che oggi realizza in questo settore.
Organizzare un’efficiente rete di prevenzione che si basi su programmi sistematici attuabili con continuità su tutto il territorio regionale.
Potenziare i servizi di radioterapia e di cardiologia in tutto il territorio regionale ed organizzare una rete efficiente per l’emergenza cardiovascolare che sia in grado di affrontare in tempo reale anche le emergenze più acute e difficili!
Aprire un adeguato numero di Hospices per affrontare le gravi problematiche di salute dei malati terminali, utilizzando gli appositi fondi stanziati molti anni fa dallo stato. (A tal proposito va ricordato che la Regione Abruzzo è stata sanzionata dal Governo Nazionale per non aver creato nessuno di tali centri).
Creare un efficiente ed utile raccordo tra le Strutture Ospedaliere e territoriali e tra i centri di riabilitazione per i malati di mente e per i tossicodipendenti finalizzando fondi più adeguati per il riavviamento al lavoro degli stessi, in ciò raccordandosi con i Servizi Sociali.
Attuare un programma per la razionalizzazione della spesa farmaceutica e della spesa per i servizi di riabilitazione che preveda:
a) il coinvolgimento di tutti i prescrittori (medici generici,specialisti territoriali ed ospedalieri) su un paino di razionalizzazione.
b) controlli atti ad evitare che presso ospedali Pubblici e soprattutto privati venga impropriamente richiesta ai pazienti di approvvigionarsi dei farmaci dall’esterno.
c) il recupero ed il riutilizzo di farmaci e presidii non più usati (o sostituiti) e che siano certamente efficienti e non deteriorati.
d) Che vengano avviati procedimenti per l’acquisizione da parte di tutta la Regione di grossi stock di farmaci di largo consumo con procedure di appalto che consentano risparmi certi.
e) che venga ovunque rispettata la norma di consegnare ai pazienti dimessi il quantitativo di farmaci atto a garantire almeno cinque giorni di terapia ma, pei i più costosi, anche periodi più lunghi.
Provvedere a rivedere la costituzione di tutte le Commissioni Invalidi Civili soprattutto di quelle che, (come nella ASL di Pescara), sono state istituite con procedure palesemente non trasparenti.
Per concludere va segnalato un altro punto che registra una grave anomalia nella nostra regione ove, in modo palesemente poco aderente alla legge, non si assicura con gli strumenti adatti il coinvolgimento dei Comuni (e quindi dell’intera Comunità) e degli operatori, nelle scelte e nell’organizzazione del Servizio Sanitario del territorio.
Ancora oggi non sono stati definiti gli strumenti idonei per garantire all’Assemblea dei Sindaci ed ai Comitati ristretti la reale partecipazione all’organizzazione della sanità sul piano delle proposte e del giudizio sui risultati.
Non si è tenuto conto delle proposte né delle valutazioni date dai Comitati ristretti e si continua a preferire il rapporto diretto ed esclusivo tra i Direttori Generali e la Giunta Regionale, il che crea oggettivamente un vulnus di democrazia ed uno strappo rispetto allo spirito ed al dettato della legge di riforma della sanità.
Analogo discorso per quanto riguarda il Comitato dei Sindaci dei distretti sanitari di base, mai sentiti ed addirittura neanche costituiti dai Direttori generali, che continuano così ad agire in assoluta e completa libertà d’azione, senza tener conto delle necessità locali e nel rapporto esclusivo con l’autorità regionale di cui esprimono la diretta emanazione.
Vorrei ricordare che anche questa è una palese omissione della ormai decennale prescrizione di legge!
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