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domenica 25 settembre 2011

DILIBERTO SULLA MORTE DEI TRE MILITARI IN AFGHANISTAN

"Vicinanza con le famiglie. Governo renda note le modalità dell'incidente"

"Esprimo la mia commossa vicinanza, anche a nome del Partito dei Comunisti Italiani, alle famiglie dei tre soldati italiani deceduti in Afghanistan. La lista dei militari che l’Italia sta perdendo è ormai troppo lunga perché si continui a considerare normale partecipare ad

una guerra legata ad affari sporchi ed a ciniche opportunità geopolitiche. Una guerra senza soluzione, con un territorio sempre più padroneggiato dai talebani. E’ assolutamente necessario che il governo chiarisca, di fronte al Parlamento e al Paese, le modalità precise che avrebbero determinato l’incidente stradale". Lo dichiara Oliviero Diliberto, segretario nazionale del Pdci-Federazione della Sinistra

martedì 29 marzo 2011

APPELLO COORDINAMENTO 2 APRILE

Le persone, le organizzazioni e le associazioni che in questi giorni hanno sentito la necessità, attraverso appelli, prese di posizioni e promozione di iniziative, di levare la propria voce


- CONTRO LA GUERRA E LA CULTURA DELLA GUERRA

- PER SOSTENERE LE RIVOLUZIONI E LE LOTTE PER LA LIBERTÀ E LA DEMOCRAZIA DEI POPOLI MEDITERRANEI E DEI PAESI ARABI

- PER L'ACCOGLIENZA E LA PROTEZIONE DEI PROFUGHI E DEI MIGRANTI

- CONTRO LE DITTATURE, I REGIMI, LE OCCUPAZIONI MILITARI, LE REPRESSIONI IN CORSO,

- PER IL DISARMO, UN'ECONOMIA ED UNA SOCIETÀ GIUSTA E SOSTENIBILE


CHIEDONO


LO STOP AI BOMBARDAMENTI E IL CESSATE IL FUOCO IN LIBIA

per fermare la guerra, la repressione ed aprire la strada a una soluzione politica coerentemente democratica.


IL 2 APRILE 2011 SARÀ UNA GRANDE GIORNATA DI MOBILITAZIONE E PARTECIPAZIONE ATTIVA A ROMA E IN TANTE PIAZZE D'ITALIA.

A partire da quella data ci impegniamo a dar vita ad un percorso diffuso sul territorio di mobilitazioni, iniziative, informazione, assemblee, incontri e solidarietà con i movimenti dei paesi arabi.

per adesioni: coordinamento2aprile@gmail.com

Prime adesioni:

Arci, Action, Associazione Ya Basta Italia, Associazione per il rinnovamento della sinistra, Associazione per la pace, A Sud, Attac Italia, AteneinRivolta, Comitato Fiorentino Fermiamo la guerra, Cobas, Democrazia Chilometro Zero, Emergency, ESC, FIOM–CGIL, Gruppo Abele, Horus Project, Lega diritti dei Popoli, Legambiente, Libera, Lunaria, Mediterranea, Rete@Sinistra, Rete della Conoscenza, Rete Romana Solidarietà al Popolo Palestinese, Rete Studenti Medi, Sinistra Euromediterranea, Stryke-Yomigro, UDU, Un ponte per

FedS, FGCI, GC, PCdL, PdCI, Prc, Sinistra Critica, SeL

martedì 22 marzo 2011

giovedì 15 luglio 2010

Giovani a scuola di guerra. Paga lo Stato

Da il Fatto Quotidiano on line


Un emendamento alla manovra finanzia con 20 milioni di euro corsi di disciplina militare per ragazzi e ragazze. Contrari i rappresentanti di militari e polizia

A scuola di guerra a spese dello Stato. Infilato dentro il pacchetto della Finanziaria, la commissione Bilancio del Senato ha infatti approvato un emendamento, siglato Antonio Azzollini (Pdl), che offre a ragazzi e ragazze tra i 18 e 30 anni la possibilità di partecipare a corsi tecnico-pratici nell’esercito per un periodo non superiore alle tre settimane. Un progetto che costerà in totale 19 milioni e 800 mila euro in tre anni, rispettivamente ripartiti in 6 milioni e mezzo di euro per il 2010, 5 milioni e ottocentomila euro per il 2011 e 7 milioni e mezzo per il 2012. Una “mini-naia” sperimentale contenuta in una proposta di legge che porta la firma congiunta dei ministri Ignazio La Russa, Giorgia Meloni e Giulio Tremonti.
Ogni anno alcune caserme italiane apriranno le porte a circa 5mila giovani aspiranti reclute che, fra i requisiti richiesti, dovranno dimostrare “l’idoneità all’attività sportiva agonistica, l’esito negativo agli accertamenti diagnostici per l’abuso di alcool, per l’uso anche saltuario od occasionale di sostanze stupefacenti, nonché per l’utilizzo di sostanze psicotrope a scopo non terapeutico, l’assenza totale di condanne penali”. I mini soldati, che si sottoporranno volontariamente alla disciplina militare, potranno anche impugnare una pistola per le “lezioni di tiro con l’arma individuale” e, versando una cauzione di un paio di centinaia di euro, portarsi a casa divisa e accessori in dotazione. Nel costo dell’operazione rientrano i lavori di adeguamento delle caserme, il materiale didattico e l’attività di addestramento.

Va da sé che, tra i tagli e i risparmi imposti dalla manovra finanziaria di “lacrime e sangue” del Governo, questa voce di spesa stia provocando più di un malumore: se da parte delle opposizioni è stato rilevato l’ingente spreco di denaro in un momento di grave crisi, più duro è stato il giudizio espresso da Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace, che ha già ribattezzato il provvedimento “legge Balilla”. Per bloccare l’approvazione della mini-naia si è mosso anche un coordinamento di associazioni ed enti locali italiani che chiede ai cittadini di coinvolgere i parlamentari eletti nei propri collegi per farli intervenire. “Se ci sono 20 milioni per la formazione dei giovani – sostengono le associazioni – pretendiamo che siano spesi per educare veramente alla cittadinanza e alla Costituzione, ovvero alla pace e ai diritti umani, alla legalità e alla giustizia”.
Ma secondo il ministro La Russa, l’abolizione della leva ha tolto ai giovani la possibilità di un’esperienza che aiuta a crescere. Quello del provvedimento in questione sarebbe, per i tre ministri firmatari, uno scopo “alto”. Alla base c’è la voglia di far fare ai giovani “un’esperienza di vita per avvicinarli ai valori delle Forze armate, che si pone nell’ambito delle iniziative per la diffusione dei valori e della cultura della pace e della solidarietà internazionale tra le giovani generazioni”.
Per Sinpref e Sndmae, i sindacati di prefetti e diplomatici, l’iniziativa è “alquanto pittoresca, costosa e non servirà ai ‘novelli balilla’ neppure come titolo per partecipare a futuri concorsi”. I poliziotti, invece, sostengono che quei soldi sarebbero spesi meglio se fossero dati a loro. Tra proteste e rivendicazioni, l’aria di guerra non accenna a placarsi: messo sotto pressione dal malcontento dei Cocer (Consigli centrali di rappresentanza militare), il ministro dell’Interno Roberto Maroni, ha infatti detto di aver proposto alcuni emendamenti per la reintroduzione dei fondi sulle trasferte e sulle missioni all’estero.

venerdì 6 novembre 2009

VIA DALLA GUERRA SUBITO!!!



È ILLEGALE
• perché viola l’art. 11 della Costituzione Italiana: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di
offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie
internazionali…”
• perché viola il diritto internazionale: “I Membri devono astenersi nelle loro relazioni internazionali
dalla minaccia o dall’uso della forza …” (Art. 2 della Carta delle Nazioni Unite)
• perché la missione ISAF è ormai una missione di guerra

UCCIDE PRINCIPALMENTE I CIVILI
• più di 5.000 i civili morti direttamente a causa delle azioni militari
• oltre 15.000 i civili afghani morti a causa della guerra, degli scontri interni e degli attentati
• 21 i militari italiani morti in Afghanistan dal 2004 a oggi
• più di 650 i militari americani uccisi in Afghanistan

UNO SPRECO DI DENARO PUBBLICO
• stare in Afghanistan costa all’Italia circa 300 milioni di euro all’anno
• il Governo continua ad aumentare le spese militari: ha speso 14,5 miliardi di euro per
comprare 131 cacciabombardieri F35.
• basta con la guerra e basta con le assurde spese militari che il nostro paese sostiene a
discapito delle reali necessità e bisogni delle lavoratrici, dei lavoratori e di tutti i ceti sociali
meno agiati.
• basta spendere milioni di euro per comprare strumenti di morte, mentre si affossa l’istruzione
a la sanità pubblica. Quei milioni di euro servono per far fronte alla gravissimi crisi economica
in atto nel nostro paese.

LA GUERRA NON HA PORTATO LEGALITA’ E DEMOCRAZIA IN AFGHANISTAN
• il paese è ancora in mano ai Talebani, alle ultime elezioni oltre un milione di schede sono
state annullate per brogli elettorali, Karzai non ha più alcuna legittimità democratica: la favola
dell’esportazione della democrazia si è rilevata per la menzogna che era
• i diritti umani continuano ad essere calpestati: dalle scandalose torture dei militari americani,
come ad Abu Ghraib, alle leggi tribali volute da Karzai che umiliano le donne
• a causa degli scellerati programmi alimentari delle Nazioni Unite, che hanno mandato in crisi
l’agricoltura afghana, i contadini afghani sono tornati a produrre oppio a pieno regime

I Comunisti Italiani aderiscono alla giornata di
mobilitazione nazionale per il ritiro dei soldati italiani
dall’Afghanistan

Il Governo Berlusconi smetta di essere il servo
sciocco degli Stati Uniti e difenda i veri interessi del
popolo italiano, dell’Europa e dei popoli
del Sud del mondo.

giovedì 1 ottobre 2009

AFGHANISTAN, DILIBERTO: "VIA SUBITO, LI' SIAMO INUTILI"



Afghanistan. Sei italiani morti, quattro feriti. "Un eccidio atroce che ci dovrebbe indurre a riflettere sulla totale inutilità della nostra presenza in Afghanistan".

"Un eccidio atroce che ci dovrebbe indurre a riflettere sulla totale inutilità della nostra presenza in Afghanistan". Oliviero Diliberto esprime il "cordoglio autentico del Pdci" alle famiglie dei militari morti nell'attentato di Kabul e punta il dito contro la politica delle missioni italiane. "In Afghanistan - dice Diliberto - evidentemente non si è pacificato nulla". Il segretario del Pdci, a margine di un esecutivo del partito, contesta l'informativa al Senato del ministro della difesa.
"L'idea che noi siamo lì a difendere la libertà, come dice La Russa, è ridicola se non fosse tragica. Purtroppo è tragica e dal governo arriva il solito balletto delle menzogne". Duro Diliberto anche nei confronti del ministro degli Esteri Franco Frattini, il quale ha parlato, a questo punto, di una presenza dettata dall'orgoglio nazionale'. "Le vite umane non sono una partita di calcio. Metta da parte questa espressione, glielo chiedo con rispetto ma con fermezza". La presenza italiana, e quella internazionale, "non ha indebolito i talebani, che sono più forti di prima. Del resto - aggiunge Diliberto - non possiamo occupare l'Afghanistan per due millenni. Inoltre, osserva ancora, le nostre città sono inondate dall'eroina prodotte in Afghanistan con un aumento vertiginoso da quando c'è la presenza delle truppe di occupazione. Andiamocene quanto prima" conclude.

martedì 28 luglio 2009

Afghanistan - Venier: "PD sconcertante: attacca governo da destra. Sinistra si mobiliti"

Ufficio Stampa

"Siamo giunti al punto di assistere allo sconcertante coro di esponenti del Pd che, di fronte alle prime crepe della politica militarista e guerrafondaia di Berlusocni e La Russa, non trovano di meglio da fare che attacacre il governo da destra, chiedendo più armi e più libertà per le truppe impegnate nella sporca guerra afghana. Dicono di voler difendere la Costituzione e hanno rinunciato al più sacro di tutti i tabù accetando e sostenendo la logica della guerra. La sinistra non può stare ferma di fronte a questo scandaloso Pd, alle furbizie dell'IdV ed alle ambiguità della Lega. Serve una grande manifestazione per far uscire l'Italia dalla guerra e riportare a casa i militari". E' quanto afferma Jacopo Venier della segreteria nazionale del PdCI.

martedì 14 luglio 2009

AFGHANISTAN - DILIBERTO: "VIA LE TRUPPE DA MISSIONE DI GUERRA"


"Ai familiari del militare ucciso in Afghanistan il cordoglio del Partito dei Comunisti Italiani e mio personale. Ma il dolore non ci deve far dimenticare che la Costituzione dice che l'Italia ripudia la guerra. E quella in Afghanistan è una missione di guerra non di pace come ci si vuol far credere. Lo chiediamo da sempre: via le truppe dall'Afghanistan". Lo dice il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto.

sabato 4 luglio 2009

Afghanistan - PDCI: "La Russa richiami in patria le truppe: cosa altro deve succedere?"


"Basta, si torni a casa. Cosa altro deve succedere? L'escalation degli attentati e dei ferimenti ai militari italiani è impressionante. Il governo la smetta di far partecipare i miliari italiani ad una guerra incostituzionale e assurda. Tra l'altro, la nuova offensiva americana, presentata dal Pentagono come la più grande operazione dai tempi del Vietnam, acuirà ancora di più il conflitto. La Russa richiami in patria le truppe. Rimanere ancora lì è una follia". E' quanto afferma Alessandro Pignatiello, coordinatore della segreteria nazionale del PdCI.

domenica 14 giugno 2009

Afghanistan – PDCI: "Serve il ritiro e non la solidarietà pelosa"

Ufficio Stampa

“La solidarietà ai militari italiani feriti è pelosa e le lacrime sono quelle dei coccodrilli. L’unico modo per stare dalla parte dei soldati italiani e delle loro famiglie è chiedere il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: non ci spaventeremo di fronte alle accuse di disfattismo che ogni regime autoritario e bellicista ha rivolto a coloro che si battono per la pace”. E’ quanto afferma Jacopo Venier della segreteria nazionale del PdCI.

martedì 5 maggio 2009

Afghanistan - Venier: "Non c'è altra strada che il ritiro immediato delle truppe"

"La morte in Afghanistan di una bambina di 13 anni sotto i colpi dei mitra italiani non è un incidente ma la conseguenza di una guerra insensata. Non c'è altra strada che il ritiro immediato delle truppe. Il governo Berlusconi ha deciso di togliere ogni limite all'uso delle armi, trasformando definitivamente le truppe presenti in Afghanistan in strumenti dei comandi Usa. Siamo ormai niente di meno che un esercito di occupazione impegnato a proteggere il governo fantoccio che ha insediato. Tutto ciò in costante violazione della nostra Costituzione come dovrebbe ben sapere il presidente Napolitano". E' quanto afferma Iacopo Venier, dell'ufficio di segreteria dei Comunisti Italiani.

sabato 21 marzo 2009

"Così a Gaza abbiamo ucciso civili"


Pubblicati su Haaretz. Disprezzo per i palestinesi, culto dellaforza fisica, regole d'ingaggio super-elastiche, "piombo fuso"
Racconti shock dei soldati israeliani"Così a Gaza abbiamo ucciso civili"
E il ministero della Difesa apre un'inchiesta.

GERUSALEMME - Eccoli i racconti di guerra, l'ultima, combattuta per tre settimane nella Striscia di Gaza. Racconti che non si vorrebbero mai sentire. Perché non soltanto non c'è niente di eroico, ma c'è molto di raccapricciante e di moralmente rivoltante, in un tiratore scelto che spara su una madre e i suoi due bambini che hanno sbagliato strada, perché così vogliono le regole d'ingaggio, o in un soldato che fa fuoco su una vecchia che cammina smarrita, o su altri giovani in divisa che abusano della loro forza per danneggiare, deturpare, offendere una popolazione civile palestinese che, in fin dei conti, viene considerata tutt'uno con il nemico combattente. Questo e molto altro ancora lo si è appreso non dalla propaganda palestinese, ma dai racconti dei diretti interessati, decine di allievi dell'accademia Yitzhak Rabin, convenuti lo scorso 13 febbraio per discutere le loro esperienze nell'ambito dell'Operazione "Piombo fuso". Racconti duri, pesanti come macigni, capaci creare molto imbarazzo ai vertici delle forze armate. Al punto che il procuratore militare, quasi a voler bilanciare l'inevitabile scalpore con un gesto rassicurante, ha deciso di rendere pubblica la decisione di aprire un'inchiesta. È stato Haaretz a svelare i contenuti di quella riunione. Ma il merito di aver fatto scattare l'allarme su tutto ciò che queste testimonianze implicano, va al direttore del programma pre-militare dell'accademia, Danny Zamir, che, sentiti i resoconti fatti dai giovani ma già esperti allievi, s'è rivolto direttamente al Capo di Stato maggiore, Gaby Ashkenazy.
"C'era un casa con dentro una famiglia - ricorda il comandante di una piccola unità di fanteria - . Ordinammo alla famiglia di stare tutti in una stanza. Poi ce ne andammo e arrivò un nuovo plotone. Dopo alcuni giorni venne l'ordine di rilasciare la famiglia. Avevamo messo un tiratore scelto sul tetto. Il comandante rilasciò la famiglia, dicendo loro di andare verso destra, ma dimenticò di avvertire il tiratore scelto che quella gente veniva liberata e che era tutto ok, e non avrebbe dovuto sparare". Anziché a destra, la madre coi due figli prende a sinistra. Il cecchino li vede avvicinarsi alla linea che, secondo quanto gli era stato detto, nessuno avrebbe dovuto oltrepassare. Così "ha sparato subito, uccidendoli".
"Non credo - continua la testimonianza - che si sia sentito troppo male. L'atmosfera generale, da quello che ho capito parlando coi miei uomini, era, come dire, che le vite dei palestinesi sono molto, molto meno importanti delle vite dei nostri soldati". Regole d'ingaggio assai elastiche, "disprezzo sfrenato", culto della forza fisica, il pregiudizio che "i palestinesi sono tutti terroristi", questa la miscela esplosiva che ha portato agli eccessi che le organizzazioni umanitarie hanno denunciato come crimini di guerra. Un'accusa che Israele ha respinto, ribattendo che le perdite tra i civili palestinesi sono state causate dal fatto che i miliziani di Hamas si facevano scudo della popolazione che affolla i centri abitati, nel cuore dei quali, però, l'esercito israeliano non ha esitato ad adoperare una potenza devastante.
Qui tuttavia non si parla né di bombe al fosforo né di altri micidiali ordigni sconosciuti. Si parla, per quanto possa sembrare fuori logo trattandosi di una guerra, di morale. Non è un caso che il ministro della Difesa, Ehud Barak, si sia precipitato a ribadire che l'esercito israeliano "è la forza armata più morale che esista al mondo". Aggiungendo che, al massimo, quelli da chiarire sono "episodi individuali".
Non la pensano così, invece, i protagonisti dei racconti. A parte alcuni casi di fuoco senza avvertimento contro civili, un comandante descrive alcuni episodi di vandalismo. "Scrivere "morte agli arabi" sui muri (delle case occupate), prendere le foto di famiglia e sputare su di esse soltanto perché lo puoi fare, credo che questa sia la cosa più importante per capire quanto le forze armate israeliane siano precipitate sul piano della morale".
(20 marzo 2009)