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mercoledì 23 dicembre 2009

OLIVIERO DILIBERTO: Ampia mobilitazione per garantire i fondamenti della Repubblica - La Federazione è soltanto la prima tappa



A Berlusconi gliene ho dette e gliene dirò di tutti i colori. Ma io parlo di politica e Berlusconi lo voglio sconfiggere sul piano della politica. L’aggressione di Milano è stata un gesto assolutamente deprecabile, e l’ho detto immediatamente.

Un gesto che paradossalmente rafforza politicamente Silvio Berlusconi. Da parte dell’intero entourage governativo e di tanti sepolcri imbiancati, tuttavia, l’aggressione al premier è stato il segnale per intraprendere una strada estremamente pericolosa che punta dritto alla criminalizzazione del dissenso politico e ad imbavagliare le voci critiche nei confronti di Berlusconi e della sua maggioranza. Gli uomini di Forza Italia si sono scatenati nella ricerca dei mandanti politici e dei cattivi maestri, rievocando, anche nel linguaggio, fantasmi del passato, l’ombra del terrorismo, strategie eversive. Il tutto costruito sul nulla, sul gesto folle di un singolo.

Il Ministro dell’interno ha puntato l’indice dritto alle manifestazioni del pensiero, quelle espressamente previste e difese dall’art. 21 della Costituzione.

L’aggressione al premier è diventata un pretesto per mettere nel mirino la libertà di opinione. Il tentativo di colpire la libertà dei siti web, i social network, la dice lunga sulle intenzioni del governo che ha individuato in uno dei pochi strumenti di informazioni ancora libero una falla della gigantesca macchina mediatica che macina consenso per il cavaliere.

Segue immediatamente la libertà di manifestare in piazza. Nelle tante manifestazioni dei giorni precedenti i fatti di piazza Duomo è stata individuata un’altra falla nel meccanismo di consenso. La grande manifestazione antifascista di Milano nell’anniversario di piazza Fontana, le manifestazioni del mondo della scuola, della funzione pubblica e degli studenti a Roma, l’enorme manifestazione del NoB-Day dove c’erano tantissime bandiere rosse, iniziative tutte assolutamente pacifiche, sono state messe all’indice come portatori di odio e violenza.

Dimenticando le tante, pesanti parole che Berlusconi ha pronunciato nei suoi quindici anni di scena politica, rimuovendo quella ferma e secca condanna del Presidente della Repubblica, che condivido in pieno, che nemmeno pochi giorni prima aveva denunciato la “violenta aggressione” alla Costituzione e alle sue fondamenta democratiche giunta proprio dal premier con il suo discorso all’assemblea del Ppe.

Da quando è stato bocciato il lodo Alfano, da quando si stanno stringendo i processi sul cavaliere, a partire da quelli Mills, è stata una escalation contro ogni organismo di garanzia e riequilibrio dei poteri. Adesso si attaccano diritti fondamentali: quello di espressione e quello di manifestare.

Vedremo quale sarà la via legislativa, ma corre l’obbligo di lanciare un “allarme democratico” come, nella migliore storia dei comunisti italiani (con grande senso delle proporzioni da parte nostra), veniva fatto da quei grandi dirigenti quando, nella stagione delle trame oscure e dei servizi deviati, cercavano di mobilitare non solo quel grande partito che era il Pci, ma anche tutte le forze sinceramente democratiche che si riconoscevano nei valori fondativi della Repubblica nata dalla resistenza antifascista.

Ebbene, oggi siamo in quella esatta situazione. Siamo alla vigilia di una fase in cui potrebbe esserci un ulteriore giro di vite in senso autoritario.

Il cavaliere intende aumentare ulteriormente i poteri del premier, concentrandoli sulla sua persona. E’ questo il suo obiettivo quando parla di riforma della Costituzione.

Il tutto in un quadro che vede l’espulsione del conflitto sociale dall’agenda politica, che vede la totale assenza di qualunque politica a favore dei lavoratori, dei cassintegrati e dei disoccupati che aumentano in modo esponenziale in una Italia stretta nella tenaglia della peggiore crisi economica dal dopoguerra ad oggi.

E in un contesto in cui l’opposizione parlamentare oscilla pericolosamente fra un populismo spicciolo e la voglia di riallacciare al più presto un dialogo dal sapore inciucista con il centrodestra.

La strada da proseguire è una sola: mantenere alta la mobilitazione e l’attenzione politica, di tutti i democratici. Serve una sorta di Cln, un comitato di liberazione nazionale, un ampio schieramento democratico che consenta di sconfiggere politicamente questo centrodestra e il suo leader assoluto.

Occorre, inoltre, la presenza decisa dei comunisti sulla scena politica. La costruzione della federazione della sinistra è una tappa importante nella battaglia per la difesa della democrazia e per tenere alti i temi del conflitto fra capitale e lavoro.

Il Partito dei Comunisti Italiani, il nostro partito, prosegue, con la sua organizzazione e le sue proposte politiche, la sua battaglia per la costruzione della federazione e, allo stesso tempo, per l’agibilità democratica, affinché l’involuzione autoritaria nel Paese non prenda una piega pericolosa e affinché i temi del lavoro e dei diritti sociali non cadano nel dimenticatoio travolti dagli interessi personali del premier che ormai offuscano tutto e tutti.

Serve una mobilitazione permanente per non abbassare la guardia, serve una grande vigilanza democratica.


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Lo dice a chiare lettere il segretario dei Comunisti italiani «la federazione per noi è una tappa, non un punto di arrivo, una tappa verso un percorso che ci conduca alla costruzione di un nuovo partito comunista, grande e forte».

E’ un passaggio chiave dell’intervento di Oliviero Diliberto all’assemblea del teatro Brancaccio di Roma che lancia la federazione della sinistra. Un intervento “irrituale”, come lo definisce lo stesso Diliberto.

«Oggi questo è il livello dell’unità possibile, non è un approdo salvifico ma un passaggio nella costruzione di uno strumento utile per stare nelle lotte e nei conflitti». E poi rimarca come il Pdci vede la nascente federazione: «Questa è una scelta indispensabile e, da oggi, irreversibile. Dobbiamo essere in grado di compiere un salto di qualità per vincere le sfide che ci aspettano fuori da questa sala». Non manca una riflessione critica sul percorso sin qui compiuto «le discussioni sulla nascita della federazione sono esasperatamente lente. Le liturgie interne rischiano di diventare un impaccio per la costruzione di un cammino unitario. Questo mentre la società non attende i nostri tempi, serve più determinazione, serve più coraggio, altrimenti rischiamo di diventare autoreferenziali».

Poi Diliberto si proietta in avanti: «Dobbiamo avere il coraggio di coniugare l’innovazione e la tradizione, di cambiare senza rinunciare alla nostra identità. Io sono comunista ed intendo restare tale, ma non voglio che per qualcuno l’essere comunista sia d’intralcio per una ricerca sui nuovi conflitti, per un nuovo anticapitalismo; sono ben lieto di fare questo percorso con soggetti e persone che non si definiscono tali. La parola comunista, tuttavia, non deve essere una gabbia, ma deve essere sinonimo di libertà, nel suo significato originario».

Diliberto si sofferma anche sul modo del fare politica: «Oggi serve rigore, dobbiamo tornare a studiare, a capire le trasformazioni del mondo contemporaneo mettendo al bando sciatteria e vecchie formule. Serve una nuova analisi sul welfare, sulla fiscalità nazionale e globale, sul possibile nuovo ruolo del pubblico per lo sviluppo, sulla crescente finanziarizzazione dell’economia e, nella specificità

tutta italiana, bisogna andare a fondo nell’analisi del rapporto fra economia e malavita organizzata. Queste

sono alcune delle grandi sfide che ci permettono di affrontare concretamente i temi del lavoro in tutte le sue declinazioni». E sull’idea di società aggiunge: «Oggi occorre mettere in campo un’idea di società che parta dal sapere e dalla conoscenza, una strada obbligata per innovare anche le forme della politica».

Diliberto non lascia fuori il tema cruciale delle istituzioni «troppe volte abbiamo dimenticato i conflitti sociali quando siamo entrati nelle istituzioni, per questo serve cambiare anche il nostro modo di operare. E ciò può avvenire solo adeguando analisi e proposte alla realtà» E poi ritorna sulla federazione: «dobbiamo imparare a far convivere culture politiche diverse ma non possiamo ridurci alla sommatoria dei reduci, rischiamo di scaricare sui giovani, e sono tanti quelli che ci stanno seguendo, i nostri vizi e i nostri difetti».

Il segretario del Pdci riprende il tema dell’identità comunista come elemento fondante della federazione: «non nascondiamo che la stragrande maggioranza dei componenti della federazione sono uomini, donne e giovani che si chiamano e si vogliono chiamare comunisti, con tutto il rispetto dei socialisti di sinistra e dei neo laburisti che sono i benvenuti fra di noi. Non possiamo avere un futuro se non avremo un solido ancoraggio nelle nostre radici. Innovare è l’esatto contrario del nuovismo. La tradizione non deve essere uno sterile feticcio, ma nemmeno va rimossa; occorre partire da essa per un rinnovamento politico che coinvolga anche i gruppi dirigenti. Servono volti e nomi nuovi che guardino al futuro e non solo agli errori del passato».

Diliberto conclude il suo intervento guadando in prospettiva «io voglio continuare a pensare e a lavorare in grande. Non voglio una piccola nicchia residuale, ma un grande partito, per questo serve rigore, tenacia e impegno. Cominciamo da questo primo importante passo in avanti».

mercoledì 16 dicembre 2009

BERLUSCONI - DILIBERTO: "SCONFIGGERLO CON LA POLITICA NON LANCIANDO STATUETTE"

"A Berlusconi gliene ho dette e gliene dirò di tutti i colori. Ma io parlo di politica e Berlusconi lo voglio sconfiggere sul piano della politica non lanciando statuette". Lo ha detto Oliviero Diliberto, segretario del PdCI, commentando l'aggressione subita dal premier. "Solidarietà ovvia, ma sento in queste ore - afferma Diliberto - anche tanti sepolcri imbiancati".

giovedì 3 dicembre 2009

Intervista Oliviero Diliberto (Comunisti Italiani) a “Il Fatto Quotidiano”


Diliberto: Ci sono pericoli molti seri per la nostra democrazia. Mentre vedo peggiorare le condizioni di vita di milioni di donne e uomini e un continuo attacco alla scuola e alla università pubblica. Si tratta di un quadro abbastanza pesante. Per questo noi saremo in piazza sabato (5 dicembre 2009 ndr). Non vedo e, non comprendo le titubanze di quel tipo di opposizione che ha deciso di non partecipare.

(Olivero Diliberto segretario nazionale dei Comunisti Italiani spiega così la sua adesione al No B-Day spiega.)

Il Fatto: Perché sarete in piazza sabato?

Diliberto: Io ci sarò soprattutto come cittadino, in difesa dei valori fondante della nostra Costituzione. E poi come dirigente di una sinistra che deve riprendere a pieno titolo il scomposto all’interno della vita politica italiana. Non a casa sabato mattina (5 dicembre 2009 ndr) noi Comunisti Italiani, Rifondazione Comunista e altre sigle della sinistra alternativa daremo vita alla Federazione della Sinistra.



Il Fatto: Voi avete aderito subito?

Diliberto: Ferrero andò alla conferenza stampa con l’IDV in cui si annunciava la manifestazione a nome della Federazione della Sinistra. Io ero in Cina, se no ci saremo stati anche noi. LA manifestazione è importante per dare un segnale a tutta la popolazione italiana. Non era mai accaduto che si chiudesse la Camera per una settimana. E va sottolineato che è a farlo è stato Fini.



Il Fatto: A proposito di Fini. Come giudica il video con il fuorionda?

Diliberto: In realtà Fini ha sempre detto cose analoghe, anche pubblicamente. Il PdL fa due parti in commedia: il governo e l’opposizione insieme. Il rischio di implosione è molto alto.



Il Fatto: Se così fosse, chi all’opposizione ci guadagnerebbe?

Diliberto: Ne guadagnerebbe il paese, perché loro divisi non vincerebbero le prossime elezioni.



Il Fatto: Che ne pensa del PD di Bersani?

Diliberto: La fisionomia del PD con la nuova segreteria di Bersani non è ancora chiarissima. Ho letto con qualche sgomento le dichiarazioni di Letta sulla giustizia. Allo stesso modo, non sono chiare le posizioni in politica economica.



Il Fatto: Pensa che sarà mai possibile una alleanza della sinistra radicale con questo PD?

Diliberto: Sicuramente, l’aggregazione ci da più forza, perché mettendoci insieme noi, le forze a sinistra del PD, si crea un raggruppamento con cui non si può non fare i conti.



Il Fatto: Non avete qualche imbarazzo a manifestare con Di Pietro?

Diliberto: L’abbiamo fatto decine di volte. Sono stato quello che si è battuto più di tutti per far tornare Di Pietro nel centrosinistra, dopo che nel 2001 era andato da solo alle elezioni.



Il Fatto: Però le sue tematiche di riferimento – a partire dalla sicurezza – non sono certo quelle della sinistra radicale….

Diliberto: Non c’è dubbio, se no saremo nello stesso partito. Condividiamo il peso della legalità e della democrazia.



Il Fatto: Ma non le sembra un po’ poco che la sinistra radicale si ricombatti solo contro Berlusconi?

Diliberto: Io ero in piazza anche con i lavoratori che sono sfilati nei giorni scorsi. MA la prima cosa è la democrazia, che è il presupposto per condurre le lotte sociali.



Il Fatto: Ma come sinistra radicale da che parte intendete ripartire?

Diliberto: Noi stiamo con molta umiltà ricominciando dai luoghi di lavoro. E dalla riaggregazione. Sabato (5 dicembre ndr) sfileremo sotto la stessa bandiera. Da tanti anni non aveva più senso quella divisione.

martedì 1 dicembre 2009

Oliviero Diliberto (Comunisti Italiani), Lettera aperta a Marchionne (FIAT)



Gentile Dr. Marchionne,
sono giorni di febbrili e intense trattative tra Fiat, Governo e Sindacati con al centro il piano industriale dell’azienda e i tagli di lavoratori e stabilimenti o la riconversione degli stessi verso non meglio precisati obiettivi, Termini Imerese in primis.

Tagli e riconversioni che rischiano di mettere sul lastrico migliaia di lavoratori, che con le loro famiglie, per lo più monoreddito, non avranno così più il salario necessario per vivere. Il tutto avviene nonostante la montagna di finanziamenti pubblici ricevuti da Fiat in questi anni, non concessi certo né per licenziare, né per chiudere fabbriche, ma per creare lavoro, innovazione e sviluppo.

Contestualmente a tale piano, Fiat continua ad avviare - noi comunisti ci ostiniamo a chiamarla ‘delocalizzazione’ - attività produttive in altri Paesi.

Non le sembra irriguardoso tutto ciò nei confronti dello Stato, che tanto ha dato a Fiat? Non le sembra immorale nei confronti della dignità e della professionalità dei lavoratori? Non le sembra irrispettoso nei confronti dei territori in cui i tagli di personale e di fabbriche insistono?

Se gli intendimenti dell’azienda andranno avanti, in diverse aree del nostro Paese, purtroppo, si produrranno emorragie occupazionali vere e proprie, con ricadute pesantissime sulla vita quotidiana delle persone e sul tessuto sociale di quelle realtà, tenuto conto del fatto che parliamo di lavoratori che hanno un’età anagrafica non certo favorevole ad una loro nuova ricollocazione occupazionale.

Fiat, per gli italiani, è un marchio di fedeltà. Da tutta questa vicenda anche tale prestigioso simbolo rischia di pagare un altissimo pegno, in termini di popolarità, sull’altare del profitto e del capitalismo senza scrupoli. Non le pare?

In attesa di un suo cenno di riscontro, invio distinti saluti.

Oliviero Diliberto

Roma, 1 dicembre 2009

mercoledì 25 novembre 2009

“eppur si muove”

Intervista al segretario dei Comunisti Italiani. Oliviero Diliberto


pubblicata sulla " Rinascita della Sinistra"




Leggi ad personam che paralizzano la vita di un paese affogato in una crisi istituzionale senza precedenti, scontro nella maggioranza di centrodestra, la fine della separazione dei poteri con i continui tentativi di mettere la giustizia sotto controllo dell’esecutivo per garantire l’impunità a Berlusconi. Il tutto in una crisi economica gigantesca, con un precariato dilagante e l’inerzia del governo che taglia i fondi alla ricerca. Il segretario del Pdci Oliviero Diliberto parla a tutto campo, anche di Bersani, PD ed elezioni regionali. Scandisce bene le parole, pondera le frasi come si usa fare nei momenti difficili. Ed è un momento difficile per l’Italia, per l’opposizione e per i comunisti. “Serve una grande mobilitazione” sottolinea Diliberto. “Ben venga la manifestazione del 5 dicembre, noi saremo in piazza, come lo siamo stati con i lavoratori e con il mondo della scuola; ma occorre andare avanti con la costruzione della federazione della sinistra”. Il concetto è chiaro: serve più forza a sinistra, per riportare il conflitto nelle istituzioni e per mantenere aperta in Italia, in modo aperto e proiettata verso il futuro, la questione comunista.

D - Partiamo dalla giustizia, ancora una volta i problemi personali del premier si scaricano sul Paese e trascinano l’agenda politica.
Diliberto - a me sembra evidente che l’Italia è ormai piombata in una crisi che ha tanti aspetti, due in particolare: quella economica e quella istituzionale che è gravissima. Il Parlamento è stato privato dei suoi poteri. Il presidente della Camera Fini ha chiuso Montecitorio per una settimana in polemica contro il governo. Non era mai accaduta una cosa del genere, un segno chiaro di protesta verso Il ministro dell’economia che non dava copertura ai progetti di legge parlamentari. Vi è uno scontro senza fine nel centrodestra, che dovrebbe smetterla di occuparsi dei problemi giudiziari di Berlusconi e occuparsi del Paese, della crisi economica e dei problemi di tutti i cittadini. Se questa maggioranza non è in grado di governare (male), vada a casa e si torni a votare. Subito. Noi siamo pronti.
Vi è, invece, un attacco continuo alla Costituzione. È saltata la divisione tradizionale dei poteri. Questa crisi istituzionale si accompagna ad una evidente questione di carattere morale clamorosa. Veniamo tutti chiamati, sia fuori che dentro il Parlamento, ad occuparci delle questioni giudiziarie del premier. Quello che abbiamo davanti è un quadro desolante dove si è smarrito il senso della politica intesa con la P maiuscola. La politica in Italia ormai coincide con le vicende personali di Berlusconi. Assistiamo al tentativo continuo di varare delle leggi che impediscono che il premier venga processato, leggi incostituzionali, come si è visto con il lodo Alfano e come chiaramente si vede per il cosiddetto “processo breve” anch’esso palesemente al di fuori della carta fondamentale.
In questo modo rischiamo tutti di diventare incapaci ad affrontare la vera crisi che esiste in Italia: la crisi economica. Il governo prima ha detto che non esisteva, poi ha detto che è stata superata. In realtà basta chiedere ad un normale cittadino per rendersi conto che la crisi c’è ed è devastante. Si sono persi un milione e mezzo di posti di lavoro e questo dato riguarda solo i contratti a tempo indeterminato perché i precari non rientrano nel calcolo. Per loro basta non rinnovare il contratto e così diventano invisibili.
Di fronte a questa crisi il governo non ha praticato alcuna misura proprio perché impegnato a fare tutt’altro.

D - Con questa ennesima legge “taglia processi” si manifesta il paradosso fra la propaganda del governo sui temi della sicurezza e scelte legislative che vanno in direzione opposta, Il tutto mentre lo stato della giustizia penale e civile, per i normali cittadini di cui parlavi prima, è disastroso.
Diliberto – E’ una delle tante contraddizioni di questo governo che ha vinto agitando il tema della sicurezza dopodichè un po’ di giorni fa i poliziotti di tutta Italia si sono dati appuntamento a Roma. Erano in venticinquemila, una manifestazione enorme, per protestare contro i tagli del governo al loro comparto. Addirittura lo stesso ministro dell’Interno è stato costretto a protestare contro le sforbiciate al suo dicastero.
Con questo nuovo provvedimento ad personam semplicemente non si faranno più i processi. Far arrivare un qualunque criminale a sentenza diventa una specie di corsa ad ostacoli, con l’aggravante che se sei uno sfigato, un tossicodipendente o un extracomunitario, ti si può fare qualunque cosa, mentre i reati dei cosiddetti colletti bianchi vengono derubricati; ormai non sono nemmeno più reati. Una cosa che grida vendetta. Di fronte a questo sfacelo la visibilità dell'Italia ha raggiunto il punto più basso mai visto prima, basta guardare come i governanti degli altri paesi industrializzati si vergognano a stare vicino a Berlusconi. Per questo serve una grande mobilitazione.

D - La CGIL ha promosso iniziative in tutto il paese sulla crisi economica conclusesi con un grande corteo a Roma. L’esecutivo, invece, sembra fare il gioco delle tre carte per nascondere i fatti.
Diliberto - Alla manifestazione della Cgil noi c’eravamo. I numeri affermano che fra poco finiranno i soldi per la cassa integrazione. E, tuttavia, per avere un’idea del modo inconcludente con cui il governo affronta la situazione basti pensare all’ennesimo pesante taglio ai fondi per l’università e la ricerca. Un paese che non investe sulla ricerca è un paese che non ha futuro. Sono molto preoccupato, e lo dico da dirigente politico ma anche da lavoratore dell’università. Le giovani generazioni in questo modo vengono escluse dall’università. Quelli che se lo possono permettere non andranno all’estero solo per lavorare ma anche per compiere studi universitari, generando così un’ulteriore discriminazione di classe.

D - Possiamo dire che, in tutti i campi, la precarietà è diventata la regola?
Diliberto – Nel campo della scuola abbiamo avuto provvedimenti inutili e iniqui, il taglio dei precari nell’istruzione è solo una delle facce di questa situazione. La precarizzaizone diffusa del mondo del lavoro è diventata la norma in questo quadro politico e sociale che diventa sempre più desolante. Ormai il lavoro precario è la norma mentre ad essere eccezione è il rapporto a tempo indeterminato. Il contrario di come dovrebbe essere.

D – Quando parlavi di mobilitazione ti riferivi anche all’appuntamento del 5 dicembre a Roma per il “no Berlusconi day”?.
Diliberto - questa scadenza del 5 è nata attraverso i tam tam del web, ad essa hanno aderito l’Italia dei Valori e la nascente Federazione della sinistra, sostanzialmente noi Comunisti italiani e Rifondazione. Ritengo importante parteciparvi. Trovo strano e bizzarro che il PD non aderisca. Penso che qualunque iniziativa che miri ad assestare un colpo al governo Berlusconi vada considerata cosa buona e giusta. Noi ci saremo.

D- Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico. Su di lui vi erano aspettative e perplessità. Qual è tua opinione dopo le sue prime mosse?
Diliberto - Bersani ha dato una risposta positiva rispetto al tema della autosufficienza del Partito Democratico, questo è un netto cambiamento di rotta rispetto a Veltroni e lo giudico in modo positivo. Nel merito, tuttavia, Bersani è un liberalizzatore, che da noi significa un privatizzatore. Vedo differenze davvero sensibili, non a caso ha scelto Enrico Letta come suo vice, sul piano delle politiche economiche esprime una visione nettamente neoliberista. In ogni caso distinguerei i due profili, uno è quello che guarda ad una sorta di largo CLN, dove si incontrano tutti quelli che si oppongono alla deriva autoritaria e reazionaria che c’è in Italia e dove il punto di discrimine è quello del rispetto per la Costituzione. L’altro punto riguarda la possibilità di costruire alleanze di governo che al momento vedo molto difficili. Lo verificheremo nel confronto programmatico, naturalmente, ma allo stato dei fatti vedo in salita l’idea di costruire un’alleanza organica che si presenti come un’alternativa di governo che metta tutti insieme. Questi due aspetti vanno tenuti distinti.

D - Il confronto programmatico riguarda anche le prossime elezioni regionali?
R - Direi che certamente vale anche per le regionali. Le elezioni di primavera costituiscono un banco di prova con questo che governo che si trova in piena bufera; il percorso e l’esito delle elezioni regionali non sono affatto neutri rispetto agli scenari della politica. L'idea di sconfiggere la destra nel maggior numero di regioni non è tema secondario. Naturalmente è tutto ancora da stabilire, saranno i nostri gruppi dirigenti territoriali che decideranno se ci sono o meno le condizioni per fare alleanze di governo nelle rispettive regioni.

D – La costruzione della federazione della sinistra non sta procedendo con la velocità che molti si aspettavano, concordi?
R - Io direi che non va avanti con la velocità che sarebbe necessaria. Noi abbiamo proposto a Rifondazione la riunificazione dei due partiti, trovo insensato che in Italia ci siano due partiti comunisti dopo quello che è accaduto dal 2008 ad oggi. Il PRC ha detto no, si sono assunti una responsabilità, ma la loro è una posizione politica legittima.
La federazione è dunque una tappa, non un punto di arrivo. Essa rappresenta la condizione minima necessaria per avere più forza politica, per tornare nelle istituzioni - dove occorre riportare il conflitto - e per mantenere intatta in Italia, in modo vivo ed aperto verso il futuro, la questione comunista.

D – Come valuti la presenza nella federazione di pezzi di mondo sindacale e un eventuale dialogo con settori di Sinistra e Libertà che non sembrano voler seguire quella esperienza?.
R - Sinceramente non vedo molto la possibilità di incontrare Sinistra e Libertà per il semplice motivo che dovrebbero accettare di tornare sotto la falce e martello che è, e sarà, il simbolo della federazione. Tutti coloro che, invece, vorranno unirsi sotto quel simbolo sono benvenuti, noi dobbiamo essere inclusivi non esclusivi. L’idea di mettersi a fare l’esame del sangue è quantomeno stravagante in un momento in cui serve assolutamente ricomporre le forze.
Se dovessi descrivere la federazione in questo momento userei le parole di un grande del passato: “eppur si muove”.




domenica 18 ottobre 2009

Diliberto a De Magistris: Noi siamo pronti.


“L’appello di De Magistris? Noi siamo pronti. Ricominciamo da una mobilitazione di piazza forte e determinata nel chiedere le dimissioni del premier e l’indizione di nuove elezioni. Rimettiamo in moto il cammino unitario tra le forze democratiche del Paese. Il regime è in atto e senza l’unità fra tutte le forze politiche di diretta matrice repubblicana sarà difficile buttarlo giù: la stella polare del nostro agire politico deve essere la Costituzione, il rispetto dei suoi principi e dei suoi valori”. Risponde così Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI - FDS, all’appello lanciato oggi da Luigi De Magistris, europarlamentare dell’IdV, dalle pagine de ‘l’Unità’.


GOVERNO: DE MAGISTRIS, ALTERNATIVA AL REGIME CON PD E SINISTRA

(AGI) - Roma, 14 ott. - “E’ il momento che coloro che hanno a cuore la democrazia e vogliono un’altra Italia costruiscano, in temi rapidi, l’alternativa al berlusconismo” perche’ il “Presidente del Consiglio si sta preparando al colpo di coda piu’ duro del suo regime”. Lo scrive su L’Unita’ di oggi Luigi de Magistris, aggiungendo che “Italia dei Valori e’ divenuta l’avamposto della difesa della Costituzione” tuttavia “non abbiamo mai pensato di possedere il dogma della verita’”.

Per questo, sostiene l’eurodeputato dipietrista, “non puo’ esserci l’alternativa senza il Pd, il principale partito di opposizione, al quale portiamo sincero rispetto e dal quale ci aspettiamo tanto”. Cosi’ come, aggiunge, “non puo’ esserci alternativa senza il contributo della sinistra e del mondo radicale rimasti fuori anche dal Parlamento Europeo nonostante una forte ramificazione nel nostro Paese”. Allora, e’ l’appello dell’ex pm, “costruiamo subito questa alternativa di governo nei luoghi istituzionali e nelle strade prima che sia troppo tardi” perche’ “e’ venuto il momento di unire le forze sui valori ed i principi fondanti della democrazia e dello Stato di diritto”. (AGI)

mercoledì 14 ottobre 2009

UNA NUOVA RESISTENZA!

UNA NUOVA RESISTENZA!

“E’ il momento di una nuova Resistenza. Cambiano i tempi ma non il pericolo autoritario che Berlusconi sta facendo correre alla nostra democrazia. Serve una risposta forte e unita: l’opposizione, parlamentare e non, tutta insieme, convochi una manifestazione e blocchi il disegno eversivo del premier. Ce lo chiede la parte sana del Paese”. E’ l’appello che Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI, rivolge a tutte le forze politiche e sociali dell’opposizione democratica presenti nel Paese.






sabato 10 ottobre 2009

Jacopo Venier: Pdl attacca Diliberto: "linguaggio brigatista". Replica la Fgci " I comunisti sempre con la democazia".

Berlusconi, Pasquali (Pdl): Da Diliberto linguaggio brigatista
Roma, 09 OTT (Velino) - "La dichiarazione di Diliberto potrebbe tranquillamente essere trascritta su quei volantini che diffondevano i brigatisti. Come si possono ignorare milioni di cittadini che si sono espressi democraticamente alle urne? Il segretario del Pdci dimentica che gli Italiani sono molto piu' saggi, al punto da mettere forze estremistiche come quella da lui guidata fuori dalle Istituzioni." Dichiara Francesco Pasquali, coordinatore nazionale Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl.

Berlusconi, Messina(Fgci): I comunisti sempre dalla parte della democrazia.
"Il coordinatore nazionale della Giovane Italia, preso dalla furia anticomunista, in linea con il suo premier, dimentica il sangue versato dai comunisti italiani per abbattere il fascismo e difendere la democrazia dall'attacco terroristico. Il segretario del PdCI ha chiamato le opposizioni ad una nuova Resistenza contro un governo, questo sì, che ogni giorno minaccia le alte istituzioni repubblicane, evoca spettri di guerra civile e arma le sue ronde". E' quanto replica Riccardo Messina, coordinatore della Fgci, l'organizzazione giovanile del PdCI, a Francesco Pasquali, coordinatore nazionale Giovane Italia, movimento giovanile del Pdl, che ha detto: "Da Diliberto luinguaggio brigatista".

UNA NUOVA RESISTENZA!
“E’ il momento di una nuova Resistenza. Cambiano i tempi ma non il pericolo autoritario che Berlusconi sta facendo correre alla nostra democrazia. Serve una risposta forte e unita: l’opposizione, parlamentare e non, tutta insieme, convochi una manifestazione e blocchi il disegno eversivo del premier. Ce lo chiede la parte sana del Paese”. E’ l’appello che Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI, rivolge a tutte le forze politiche

venerdì 2 ottobre 2009

SCUDO FISCALE - DILIBERTO: "BERLUSCONI ALTRI CENT'ANNI A GOVERNO CON QUESTA OPPOSIZIONE"

"Lo scudo fiscale passa grazie ai deputati dell'opposizione assenti dall'aula. Dove erano i deputati del Pd assenti? E quelli dell'Udc? A Casini che dice che Berlusconi governerà per altri sessanta anni dico che se non porta i suoi in aula Berlusconi governerà per altri cento". Lo dice conversando con i giornalisti Oliviero Diliberto, segretario del Pdci.


giovedì 1 ottobre 2009

AFGHANISTAN, DILIBERTO: "VIA SUBITO, LI' SIAMO INUTILI"



Afghanistan. Sei italiani morti, quattro feriti. "Un eccidio atroce che ci dovrebbe indurre a riflettere sulla totale inutilità della nostra presenza in Afghanistan".

"Un eccidio atroce che ci dovrebbe indurre a riflettere sulla totale inutilità della nostra presenza in Afghanistan". Oliviero Diliberto esprime il "cordoglio autentico del Pdci" alle famiglie dei militari morti nell'attentato di Kabul e punta il dito contro la politica delle missioni italiane. "In Afghanistan - dice Diliberto - evidentemente non si è pacificato nulla". Il segretario del Pdci, a margine di un esecutivo del partito, contesta l'informativa al Senato del ministro della difesa.
"L'idea che noi siamo lì a difendere la libertà, come dice La Russa, è ridicola se non fosse tragica. Purtroppo è tragica e dal governo arriva il solito balletto delle menzogne". Duro Diliberto anche nei confronti del ministro degli Esteri Franco Frattini, il quale ha parlato, a questo punto, di una presenza dettata dall'orgoglio nazionale'. "Le vite umane non sono una partita di calcio. Metta da parte questa espressione, glielo chiedo con rispetto ma con fermezza". La presenza italiana, e quella internazionale, "non ha indebolito i talebani, che sono più forti di prima. Del resto - aggiunge Diliberto - non possiamo occupare l'Afghanistan per due millenni. Inoltre, osserva ancora, le nostre città sono inondate dall'eroina prodotte in Afghanistan con un aumento vertiginoso da quando c'è la presenza delle truppe di occupazione. Andiamocene quanto prima" conclude.

martedì 29 settembre 2009

LETTERA DI OLIVIERO DILIBERTO AL PRESIDENTE NAPOLITANO

Al Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano


Sono d’accordo con lei Presidente. E’ vero, agli “episodi di becera e indegna contestazione non può essere attribuito alcun peso e rilievo effettivo”. Noi infatti non scriviamo meno sei. Noi non bruciamo bandiere. Ma noi Presidente, siamo contro. Siamo rimasti gli unici lo so. Ma noi siamo contro la guerra. Si può dire o è vietato? Si può ancora dissentire in questo Paese? O è vietato? Si può ancora non essere d’accordo? Magari in maniera civile e pacata. Ma altrettanto ferma. O è vietato? Presidente, lei è il Presidente di tutti gli italiani. Dunque è anche il nostro Presidente. Ma lei non può’ assegnare ruoli e primazie alle opposizioni. Non può dire chi siano e chi non siano “le forze fondamentali dell’opposizione”. E’ vero noi non siamo più in Parlamento, ma noi siamo opposizione. E siamo opposizione a quel pensiero unico che ormai ci viene propinato quotidianamente. Qui altro che libertà di stampa, nemmeno più la libertà di espressione fra un po’. Siamo contrari Presidente, siamo contrari alla guerra, siamo contrari alla missione in Afghanistan. A quella missione che ci e’ stato detto fosse di pace. E non lo era. E noi eravamo contrari per quello, perchè lo sapevamo. E oggi il Governo dice che e’ missione di guerra. E noi siamo contrari, oggi, come ieri. Siamo contrari perchè siamo rispettosi della Costituzione che all’articolo 11 ripudia la guerra. E lei Presidente, è il custode della Costituzione. Con deferenza.
Oliviero Diliberto

mercoledì 23 settembre 2009

CRISI, DILIBERTO: "BERLUSCONI LEGGA I DATI ISTAT PRIMA DI DI DIRSI SERENO"

"Come fa Berlusconi a dire che i dati Istat sono positivi? Proprio stamattina l'Istituto centrale di statistica ha segnalato la perdita di 400mila posti di lavoro. Noi non siamo assolutamente antiitaliani come crede Berlusconi ma i dati bisogna saperli leggere. Noi siamo realisti, perchè stando fra la gente verifichiamo quotidianamente le difficoltà di chi fa fatica a tirare avanti. Beato lui che è sereno. Gli italiani invece sono molto preoccupati di questa sua serenità". E' quanto afferma Oliviero Diliberto, segretario del Partito dei Comunisti Italiani.

martedì 14 luglio 2009

AFGHANISTAN - DILIBERTO: "VIA LE TRUPPE DA MISSIONE DI GUERRA"


"Ai familiari del militare ucciso in Afghanistan il cordoglio del Partito dei Comunisti Italiani e mio personale. Ma il dolore non ci deve far dimenticare che la Costituzione dice che l'Italia ripudia la guerra. E quella in Afghanistan è una missione di guerra non di pace come ci si vuol far credere. Lo chiediamo da sempre: via le truppe dall'Afghanistan". Lo dice il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto.

domenica 17 maggio 2009

FIAT - DILIBERTO: "SE FOSSI LO STATO ENTREREI NELL'AZIONARIATO"


"Se fossi nello Stato entrerei nell'azionariato della Fiat". Lo ha detto il segretario del PdCI, Oliviero Diliberto, rispondendo alle domande dei giornalisti in un incontro a Milano. "Negli Stati Uniti nel Consiglio di amministrazione della consociata Chrysler-Fiat ci sono quattro membri del Governo americano su nove - ha sottolineato il segretario - e quindi c'e' gia' una presenza dello Stato perfino in America". "Per cui - ha concluso Diliberto - se fossi io al Governo chiederei che lo Stato entri nell'azionariato Fiat con azioni ordinarie, con una quota di proprietà. Non credo sia all'ordine del giorno con questo governo, tuttavia il tema più grande dei prossimi anni è più Stato e meno mercato".

martedì 21 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo: SULLA RICOSTRUZIONE NON SI SCHERZA!

Sulla ricostruzione non si scherza! Le valutazioni liquidatorie sul lavoro della magistratura, chiamata a fare luce sulle responsabilità dei crolli di immobili che avrebbero dovuto resistere al sisma, sono inquietanti ed autorizzano allarmi e preoccupazioni sulle modalità della ricostruzione, sulla loro arbitrarietà.
Nuovi alloggi saranno necessari perché tutti i cittadini colpiti dal terremoto possano avere tetti sicuri e stabili in vista dell’inverno. Nuovi alloggi e nel numero che sarà sufficiente a dare risposte a tutti coloro che ne avranno bisogno. Sembra, invece, che già si sia aperta la corsa ad una gestione quanto meno preoccupante del dopo terremoto. Pare, infatti, che si voglia firmare già nei prossimi giorni un accordo con una ditta di Brescia per realizzare 5000 alloggi. Di per sé una notizia positiva, ma servono davvero 5000 nuovi alloggi?
E’ un interrogativo che si pone se si fa riferimento alla ricognizione tecnica sul grado di stabilità di tutti gli immobili della città de L’Aquila che si sta effettuando con accuratezza in questi giorni. Da un primo bilancio sembra che il 60% degli immobili possano essere resi agibili con interventi di modesta entità.
Il restante 40%, quasi tutto concentrato nel centro della città, ha bisogno di interventi più consistenti, la metà di questi immobili sono irrecuperabili e vanno abbattuti, l’altra metà potrà essere recuperata con imponenti interventi strutturali. Il quadro descritto consente una riflessione: se il 60% degli immobili può essere agevolmente recuperato, si può affermare che in breve tempo (entro l’estate?) quasi 60.000 sfollati potrebbero rientrare nelle loro abitazioni. In questo scenario, che, nella tragicità della situazione, consentirebbe qualche cauto ottimismo, si inserisce la notizia dei nuovi alloggi da costruire.
Hanno senso queste nuove realizzazioni nel numero previsto? Se si, si proceda pure, ma se si sovrappongono alle abitazioni recuperabli con interventi di modesta entità, questi nuovi insediamenti rischiano di dar vita ad uno sperpero di denaro pubblico che, soprattutto in questa drammatica fase, avrebbe il sapore di una atroce beffa, oltre che dell’avvio di un modo di gestire il dopo terremoto che questo Paese ha già conosciuto e per il quale ha subito ferite profonde almeno quanto quelle lasciate dal sisma.



Il Segretario nazionale
Oliviero Diliberto


Il Segretario regionale
Antonio Macera
Il capogruppo al Consiglio Regionale
Antonio Saia

lunedì 20 aprile 2009

EUROPEE - DILIBERTO: "COMUNISTI UNITI E' SOGNO REALIZZATO"


"E' un sogno realizzato per il quale siamo felicissimi perchè ci abbiamo creduto e lo abbiamo fortemente coltivato". E' quanto ha affermato Oliviero Diliberto a commentato della manifestazione di piazza Navona, a Roma, per la presentazione della lista anticapitalista per le europee.
"E' un sogno che si realizza - ha aggiunto il segretario del Pdci - dopo il disastro dell'anno scorso. Per la prima volta dopo tanti anni ci sarà solo una falce e martello sulla candidatura alle europee. Spero che dopo le elezioni lavoreremo per una riunificazione più ampia della sinistra, a partire dall'idea della difesa del mondo del lavoro".
Diliberto si è detto ottimista sul raggiungimento del quorum del 4%: "Non guardo più i sondaggi dal 13 aprile 2008. In ogni caso sono buoni. Ma più dei sondaggi mi fido di quello che vedo tutti i giorni intorno a noi".

mercoledì 1 aprile 2009

CRISI, PINAULT - DILIBERTO: "COMPRENDERE GESTO DEI LAVORATORI"


Il 'sequestro' di Francois Pinault da parte dei lavoratori licenziati delle sue aziende? "Non c'è né da condividere né da condannare, qui c'è da comprendere". Lo ha detto il segretario del Pdci Oliviero Diliberto, intervistato a Nightline, la trasmissione di Sky tg24 condotta da Maria Latella. "Pinault - ha sottolineato il leader dei Comunisti Italiani - ha un patrimonio di 14 miliardi, e con questo patrimonio licenzia 1400- 1600 operai, che lui neanche conosce, che per lui sono numeri e non persone. Questi licenziati diventano visibili solo quando sono costretti a produrre azioni eclatanti . Se non fossero stati licenziati non sarebbero stati costretti a quell'azione eclatante. Del resto, la crisi è stata creata da coloro che licenziano, e le conseguenze le pagano i lavoratori".